I «Mondi» interiori in 3D di Gaia Radić

La prima mostra individuale della giovane artista multimediale è stata inaugurata nella galleria SKC

È stata inaugurata nella galleria SKC di Fiume, la mostra intitolata “Svjetovi”, firmata dalla giovane artista istriana Gaia Radić. Si tratta della prima mostra individuale della 19.enne artista emergente nata a Pola. I lavori esposti alla galleria SKC, all’interno del celebre locale Palach, si presentano come visualizzazioni 3D degli spazi progettati a partire dall’interiorità delle persone. Grazie alle nuove tecniche multimediali, Gaia ha potuto dare forma fisica agli spazi immaginari delle persone coinvolte in una ricerca svolta da lei stessa. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Gaia e di scoprire l’origine del progetto multimediale “Svjetovi”, oltre al percorso formativo della giovane artista.

L’artista multimediale Gaia Radić

Parlaci di te. Qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare artista multimediale?
“Il mio primo contatto con l’arte è avvenuto attraverso il teatro. Durante le elementari, frequentavo corsi di teatro tramite i quali mi sono avvicinata alla drammaturgia, alla scenografia e all’ideazione di costumi. È così che è nato il mio interesse per l’arte che, successivamente, si è esteso alla fotografia e al cinema. Durante il periodo di studi di scuola media superiore, ho fatto le mie prime esperienze con la fotografia digitale, tutto però a livello amatoriale. Dopo essermi diplomata al liceo generale, mi sono iscritta all’Accademia di Belle arti di Fiume. In realtà è stata una decisione all’ultimo minuto perché non sapevo bene quale strada prendere, poi però ho scelto di seguire la mia passione, ovvero l’arte”.

Uno dei lavori esposti nella mostra “Svjetovi”

Come sono nati i lavori esposti nella mostra?
“Si tratta di un progetto che avevo iniziato durante il primo anno di studi all’Accademia di Fiume per una mostra studentesca curata dalla fotografa Petra Mrša. La mostra era incentrata sul rapporto che l’uomo intrattiene con sé stesso. In quell’occasione avevo progettato e costruito cinque spazi in modelli di cartone e altri materiali analoghi, che rappresentavano l’interiorità delle persone che precedentemente avevo intervistato: si trattava di una serie di questionari tramite i quali ho voluto scoprire il modo di concepire lo spazio delle persone. In base ai risultati costruivo poi lo spazio che ciascuna persona aveva descritto. Il titolo del mio lavoro era, infatti, ‘Il soggiorno interno’. A febbraio dell’anno scorso ho avuto l’opportunità di sviluppare ancora il progetto, grazie al concorso bandito dal Centro culturale studentesco di Fiume per il finanziamento di progetti studenteschi. In quell’occasione avevo presentato la proposta per il lavoro che poi è confluito nella mostra “Svjetovi”. L’idea iniziale era di creare un’esposizione utilizzando i nuovi media, in particolare la fotografia e i software 3D. Durante il lockdown della prima ondata del Covid ho utilizzato il tempo libero che avevo a disposizione per imparare nuove tecniche di progettazione e di lavorazione in 3D. Molto presto mi sono resa conto che l’utilizzo di strumenti del genere poteva essere unito al lavoro sviluppato ne ‘Il soggiorno interno’”.
Questo tipo di tecniche decisamente si discosta dalle tradizionali forme d’arte. Pensi che una mostra come “Svjetovi” ponga dei problemi alla percezione visiva dei lavori da parte del pubblico?
“Questa è senza dubbio una questione molto interessante. Credo che questo tipo di lavori rifletta un argomento presente nella mente delle persone, ma che raramente viene ‘verbalizzato’ e difficilmente può prendere forma fisica. Attualmente ci troviamo in una situazione dove le nuove tecniche artistiche, come quelle multimediali, coesistono con le tradizionali forme d’arte. Tuttavia, la percezione visiva delle persone è ancora profondamente legata a un modo di intendere l’arte che molto spesso non può essere applicato alle nuove tecnologie e alle nuove discipline artistiche. Dall’altro lato, è chiaro che un lavoro come quelli esposti in ‘Svjetovi’ non può essere esposto accanto, ad esempio, a un dipinto di olio su tela. Per tutti questi motivi, penso che esporre dei lavori del genere può risultare molto problematico. Le mie opere non sono rivoluzionarie. In molti Paesi europei il settore artistico ora comprende anche generi e discipline basate sul digitale. Credo sia una naturale evoluzione dell’arte in generale. In Croazia sono tuttora pochi i progetti di questo tipo, per cui il pubblico, in un certo senso, non è stato formato e non si è abituato ancora ad assistere a mostre multimediali. Per me, la cosa più importante è che, attraverso i miei lavori, le persone possano percepire il concetto che le ha generate, andando cioè oltre alla forma in cui viene presentato. Forse per molti è difficile instaurare un rapporto con questi lavori, tuttavia credo che il pubblico potrà riconoscere e capire l’essenza del progetto”.
Credi che nel mondo in cui viviamo le due categorie di discipline artistiche (quelle tradizionali e quelle digitali) possano coesistere oppure le une verranno soppiantate dalle altre?
“Personalmente credo che le nuove arti un giorno sostituiranno quelle tradizionali, come la pittura a olio e la scultura. Viviamo in un’epoca digitale nel vero senso della parola. La tecnologia è diventata ormai parte integrante della nostra quotidianità. Anche in ambito artistico le cose stanno cambiando, per cui penso che in futuro le tradizionali forme d’arte semplicemente non saranno più adatte a esprimere la contemporaneità. I software 3D offrono infinite possibilità di espressione e credo che l’arte possa evolvere arrivando ad abbracciare anche il digitale”.
Possiamo aspettarci una continuazione di “Svjetovi” anche in futuro?
“Assolutamente. ‘Svjetovi’ è inteso come un grande progetto d’autore, come una sorta di brand che vorrei costruire. È un’opera più ampia che, senza dubbio, in futuro verrà ampliata e arricchita di nuove esperienze e di nuove tecniche digitali che potenzieranno non solo l’aspetto audiovisivo dei lavori”.
La mostra “Svjetovi” rimarrà aperta fino a venerdì, 22 gennaio. L’ingresso è gratuito.

Uno dei lavori esposti nella mostra “Svjetovi”

Facebook Commenti