Gli antichi sepolcri di Zara si raccontano

Al Museo di Marineria e Storia del Litorale croato di Fiume è stata inaugurata ieri la mostra del Museo archeologico della città dalmata

Il percorso espositivo presenta le tradizioni funebri dell’antichità

Nell’atrio del Museo di Marineria e Storia del Litorale croato di Fiume è stata inaugurata ieri la mostra “Ispričat ću ti priču” (Ti racconterò una storia) del Museo archeologico di Zara. L’esposizione è incentrata sui riti funebri nell’antichità e sui sepolcri scoperti nella necropoli rinvenuta trent’anni fa nel rione di Relja a Zara. In base agli esami antropologici dei resti umani rinvenuti nei vari sepolcri, come pure degli oggetti recuperati, l’autrice della mostra Timka Alihodžić ha cercato di ricostruire lo stile di vita delle persone vissute nell’antica Iadera più di 1.800 anni fa e rendere loro omaggio.

 

Ingresso libero il giovedì

La direttrice del Museo di Marineria e Storia del Litorale croato, Nikolina Radić Štivić, ha dichiarato nell’occasione che la collaborazione tra l’Ente museale fiumano e il Museo archeologico di Zara è iniziata nel 2019 con la mostra “L’uomo e il mare: la pesca nell’antichità”. “La mostra che presentiamo oggi testimonia della ricchezza del fondo museale dell’ente zaratino e ci presenta i riti funebri praticati nell’antichità in tutto il territorio dell’Impero romano e di conseguenza anche a Zara”, ha precisato la direttrice, aggiungendo che al fine di permettere a tutti gli interessati di visitare gratuitamente la mostra, in quanto ieri il numero di persone che potevano essere ammesse contemporaneamente all’interno del Museo era limitato in seguito alle restrizioni antipandemiche, ogni giovedì l’ingresso al Museo sarà libero.

Foto: RONI BRMALJ

L’idea della morte

L’autrice della mostra, Timka Alihodžić, ha spiegato che l’allestimento racconta quattro storie di sepolcri, selezionate tra più di duemila tumuli rinvenuti durante gli scavi archeologici nella zona di Relja. “Il percorso espositivo presenta le tradizioni funebri dell’antichità, ma anche il modo in cui duemila anni fa veniva percepita e affrontata l’idea della morte – ha puntualizzato l’autrice –. Oltre alle quattro storie, la mostra propone anche una selezione di preziosi oggetti che venivano tradizionalmente seppelliti assieme al defunto, nella speranza che questi continuerà a utilizzarli anche nell’Oltretomba”, ha rilevato Timka Alihodžić, la quale ha in seguito offerto una breve visita guidata dell’allestimento.

La capodipartimento per la Cultura, lo Sport e la Cultura tecnica della Regione litoraneo-montana, Sonja Šišić, ha osservato che Zara è senza dubbio una delle località più importanti nel Mediterraneo per quanto riguarda la storia antica e si è detta compiaciuta per il fatto che l’allestimento sia stato adeguato alle persone non vedenti.

La mostra propone una serie di oggetti preziosi

Enorme quantità di oggetti

Nel corso della visita guidata, Timka Alihodžić ha spiegato che la mostra “Ti racconterò una storia” è frutto di tanti anni di ricerche nel sito archeologico di Relja, dove trent’anni fa, durante alcuni scavi edilizi, sono stati rinvenuti numerosi sepolcri. “Durante le ricerche archeologiche sul sito, è stata scoperta un’enorme quantità di oggetti ed è stato un lavoro molto complesso selezionarli e classificarli – ha osservato l’autrice –. Dal momento che durante le ricerche archeologiche noi svuotiamo i sepolcri ed estraiamo i resti delle persone che vi giacevano in pace per secoli, ho pensato di rimetterli insieme almeno digitalmente”, ha rilevato Timka Alihodžić. Nella prima parte della mostra, l’autrice spiega i particolari dei riti funebri dell’Impero romano, come questi sono stati descritti nelle fonti storiche, e ricorda che nel corso della storia l’umanità ha cercato di superare in vari modi la paura della morte, parte indissolubile anche dell’uomo contemporaneo.

Timka Alihodžić durante la visita guidata

Uno strano caso di sifilide

Ha quindi presentato il primo tumulo, nel quale sono stati rinvenuti oggetti personali che a prima vista sembrano indicare che fossero appartenuti a una donna, anche se l’analisi antropologica ha dimostrato che vi era sepolto un ragazzino. La seconda storia parla di una tomba nella quale sono stati trovati i resti di una donna, morta all’età dai 26 ai 30 anni nel II secolo d.C., che non sembra abbia sofferto di malattie gravi. Il suo corpo venne adagiato su alcune tavole di ceramica risalenti al I secolo, il che vuol dire che prima della sua sepoltura venne distrutta una tomba più antica che fornì il materiale necessario per rinforzare il tumulo. La terza storia è la più intrigante perché parla del sepolcro in cui sono stati scoperti i resti di un uomo, morto all’età dai 40 ai 45 anni, le cui ossa presentano tutti i segni della sifilide, anche se è comunemente accettata l’idea che questa grave malattia venerea fosse stata portata in Europa da Cristoforo Colombo dopo la scoperta delle Americhe. La quarta tomba è quella della “Signora di Relja”, nella quale sono stati rinvenuti ricchi ornamenti e preziosi oggetti, ma anche giocattoli che, nel momento in cui una donna raggiungeva l’età in cui poteva sposarsi, deponeva su un altare.

La mostra rimarrà aperta fino al 13 settembre.

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