«Favelà». Avanti tutta nonostante il Covid-19

Palazzo Bradamante ha ospitato la 18.esima edizione del Premio letterario dedicato all’antica parlata romanza di Dignano. Al concorso hanno preso parte soltanto due partecipanti

I rappresentanti della CI di Dignano, della Famiglia dignanese e della Città di Dignano assieme ai premiati

Nonostante la ben nota situazione sanitaria, che ha visto rimandate (o addirittura cancellate) le più varie manifestazioni, a Dignano non ci si arrende. E si continua a… favelà. Palazzo Bradamante ha ospitato domenica scorsa la serata conclusiva della 18.esima edizione del Premio letterario per opere inedite in dialetto istrioto dignanese “Favelà”. Un’occasione, per i padroni di casa, la locale Comunità degli Italiani, per ricordare come si è da sempre impegnati, assieme alla Famiglia Dignanese di Torino, “nella tutela e nella valorizzazione del nostro antico dialetto”. Purtroppo, la pandemia da coronavirus ha influito anche sulla creatività dei partecipanti e quindi anche l’adesione è stata bassa (due gli autori in tutto). Sono mancati anche i tanto attesi giovani, che a causa della didattica a distanza, che ha limitato molte attività scolastiche, non hanno potuto portare a termine i loro progetti.
La parlata dalla musicalità sinuosa

Il presidente della Comunità degli Italiani di Dignano, Livio Belci

Un saluto, a inizio serata ad Anita Forlani, ideatrice del concorso e un caro ricordo per Anita Cergna, sempre presente al “Favelà”, che purtroppo non è più tra noi. Ad aprire la serata conclusiva del Premio letterario il presidente del sodalizio dignanese, Livio Belci, che non ha mancato di ricordare come “si tratti di una manifestazione culturale molto importante per tutti i dignanesi residenti a Dignano, in Italia e nel mondo. Ciò che ci accomuna, ciò che ci fa sentire parte di un’unica comunità, ciò che determina la nostra identità, sono le nostre radici bimillenarie, le nostre tradizioni, la nostra cultura, il nostro folklore, il nostro dialetto”. Questa sera, ha sottolineato, “ci sentiamo idealmente tutti uniti, anche con i dignanesi che non possono essere qui e con gli avi che nei secoli passati hanno fatto echeggiare questa parlata dalla musicalità sinuosa per le nostre contrade, calli, campielli e campagne”. Un grazie, infine, a chi si è prodigato per la realizzazione della manifestazione, ai membri della commissione giudicatrice e agli autori.
Un’edizione specifica

Il presidente della Famiglia Dignanese di Torino, Luigi Donorà

A rivolgersi ai presenti è stato poi il presidente della Famiglia Dignanese, Luigi Donorà, che ha voluto ringraziare la locale Comunità degli Italiani per l’impegno nell’organizzare del concorso in questi tempi difficili e per aver garantito la continuità del “Favelà”, nonché i due partecipanti al concorso, auspicando che l’anno prossimo possa portare risultati migliori.
La vicensindaco della Città di Dignano, Diriana Delcaro, ha portato invece i saluti della Città, congratulandosi con gli enti organizzatori, sottolineando l’importanza, nella salvaguardia delle lingue, parlate e dialetti, della traccia scritta, della testimonianza scritta: “Il sostegno della Città c’è sempre stato e ci sarà, complimenti per il grande impegno in un anno difficile”.
I membri della giuria

La vicesindaco della Città di Dignano, Diriana Delcaro

Come detto, la 18.esima edizione del Premio letterario “Favelà” è stata caratterizzata dalla partecipazione di soltanto due autori, che si sono prodigati entrambi nella sezione Poesia della categoria Letteratura. Si tratta di Gianna Belci ed Ernesto Chiavalon, che si sono meritati i diplomi di partecipazione e degli omaggi. La commissione giudicatrice che quest’anno è stata coinvolta nella valutazione dei lavori ha visto la partecipazione di Marta Banco, Paola Delton e Sandro Manzin, per la Comunità degli Italiani di Dignano e Luigi Donorà, Giuliana Donorà e Maria Toffetti, per la Famiglia Dignanese.
Due partecipanti – due premiati
È stata poi la volta dei partecipanti, che hanno recitato al pubblico le proprie poesie. Gianna Belci si è presentata con “Salvadeiga”, “E coussei…” e “Zuta ‘l morer”, mentre Ernesto Chiavalon ha interpretato “Saento”, “Tera calco de Deio” e “Esilio”, meritandosi un applauso.
Ad entrambi i partecipanti è stato assegnato il secondo premio: un ex aequo per i lavori presentati nella sezione Poesia della categoria Letteratura, quindi. A consegnare il premio a Gianna Belci, Diriana Delcaro. La Belci è stata premiata per “la lirica sintetica che esprime attraverso gli occhi di una giovane donna, emozioni, pensieri ed uno sguardo al futuro privo di timori; e la sicurezza che deriva anche dalle solide radici di ricordi d’infanzia ed immagini bucoliche, resi con una buona conoscenza del dialetto bumbaro”. A Luigi Donorà è spettata invece la consegna del premio ad Ernesto Chiavalon. “L’autore esprime un forte attaccamento al luogo natio elaborando in versi il ricordo dei propri avi, l’antico idioma di Dignano, la memoria storica. Le sue poesie evocano, con diffusa nostalgia, un mondo che non c’è più e che per un momento riappare, consolando. Buona conoscenza del dialetto”, così la giuria sulle liriche di Chiavalon.
Appello ai giovani connazionali
In conclusione della serata, un auspicio di riuscire a far sopravvivere il concorso letterario e a dar nuova linfa alla “nostra antica parlata romanza, al favelà, coinvolgendo i giovani anche attraverso la scuola” e un invito ai connazionali a prender parte al concorso, “scrivendo due righe nel nostro bel dialetto, contribuendo così attivamente alla salvaguardia di questo antico idioma”.
Un “Favelà” in tono ridotto, più intimo, ma ugualmente importante. Una piacevole serata, moderata da Manuela Geissa, in compagnia di dignanesi, tra cultura, poesia e ricordi.

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