Costruire il futuro

Etnobusiness, un concetto introdotto anni fa nel discorso politico croato dall’allora Capo dello Stato Ivo Josipović e ripreso dall’ex ministro della Cultura e ora deputato del Movimento patriottico, Zlatko Hasanbegović, ma anche da altri politici di vari schieramenti che invitano ripetutamente a rivedere e ridurre i diritti riconosciuti alle minoranze nazionali, italiana inclusa, a cominciare da quello alla rappresentanza al Sabor. Di recente il termine è stato rilanciato in un articolo pubblicato sull’edizione online del quotidiano la Repubblica, che qualcuno ancora collega con il suo fondatore Eugenio Scalfari.
“L’italianità che si trasforma in etnobusiness…”, si legge nell’articolo di Floriana Bulfon intitolato “Milioni di euro erogati ogni anno in sostegno dell’identità italiana nell’ex Yugoslavia. Ma nessuno controlla”, che propone ai lettori alcune opinioni critiche di Maria Cristina Antonelli, Console generale d’Italia a Capodistria fino al 2014 e del connazionale Silvano Zilli di Rovigno. Critiche che riguardano la gestione dei finanziamenti – assicurati dall’Italia alla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia a conclusione di una procedura che coinvolge diverse istituzioni, enti e associazioni e a fronte di una convenzione annuale registrata dalla Corte dei Conti –, le dinamiche elettorali e le ricadute sul legame culturale e identitario dei connazionali con l’Italia.
La Voce del popolo dedica da lunghi decenni ampio spazio a tutti gli argomenti che riguardano la CNI, attuando giorno per giorno, in modo professionale, un diritto dei connazionali sancito dalla Costituzione, quello all’informazione nella lingua materna, l’italiano. Lo fa contestualizzando il tema trattato e nella consapevolezza di essere uno dei pochi quotidiani in italiano all’estero e orgoglioso di essere non soltanto l’unico di una minoranza in Croazia, ma anche quello con la più lunga tradizione nel Paese.
La Voce è stata tra i primi a portare all’attenzione dell’opinione pubblica i possibili effetti delle tesi poggianti sul concetto di etnobusiness. Lo ha fatto raccontando il rischio di chiusura della Casa editrice Edit e della conseguente cancellazione della nostra testata quando, muovendo appunto da queste tesi, l’allora ministro della Cultura Hasanbegović annunciava l’intenzione di arrivare a una progressiva cancellazione dei finanziamenti pubblici croati. Lo fa anche tutte le volte in cui il dibattito sulla riforma elettorale punta a abrogare il diritto riconosciuto alle minoranze, CNI inclusa, alla rappresentanza parlamentare o a svuotarla di contenuto creando dei deputati di serie B, senza diritto di voto per la fiducia al governo e il Bilancio.
Oggi, la redazione è convinta di essersi lasciata alle spalle – non senza aver fatto enormi sacrifici, anche in termini occupazionali e di trattamento economico condivisi con tutti i dipendenti dell’Edit – anni difficilissimi, segnati dagli effetti di decisioni delle quali l’ex direttore ha dovuto rispondere davanti alla Giustizia e continua a garantire un diritto che ritiene fondamentale per il presente e il futuro dei connazionali, appunto quello all’informazione in italiano. Al contempo la Voce assicura ogni giorno la presenza della nostra lingua materna nella dimensione pubblica. Il giornale dà così un contributo fattivo anche alla promozione, sul territorio d’insediamento storico della nostra comunità, del bilinguismo, che può vivere soltanto di fatti concreti, dell’uso effettivo e quotidiano della lingua in cui si esprimono l’identità e la cultura della nostra comunità.
Lo fa proponendo ai lettori un quotidiano pensato da un collegio redazionale significativamente ringiovanito, qualificato e preparato, che nel pieno rispetto della tradizione e dei valori democratici – in sintonia con la linea dell’attenta gestione portata avanti dall’attuale direttore della Casa editrice Edit, Errol Superina – vuole guardare avanti, pianificare e costruire il futuro con una visione europea.
Lo fa aprendo le porte ai giovani che si affacciano al mondo del giornalismo, aggiornando i contenuti e la veste grafica del giornale cartaceo. Lo fa anche arricchendo sempre più l’edizione online del quotidiano che consente anche a chi non ha la possibilità di recarsi all’edicola di beneficiare del diritto a un’informazione professionale e verificata.
Gli attestati di stima giunti alla redazione della Voce in occasione del recente duplice anniversario della nostra testata e le migliaia di utenti unici che il nostro sito registra tutti i giorni ci confermano che questa strada va percorsa.
La Voce pertanto proseguirà lungo il suo percorso costruttivo e aperto al dialogo, fermamente convinta che quando si trattano argomenti che incrociamo lo status delle minoranze sia necessario un surplus di attenzione.

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