Dante 700: l’amore forza motrice

Si è conclusa ieri con una lezione della prof.ssa Morana Čale la prima parte del programma dedicato al Sommo Poeta e promosso dall’Istituto Italiano di Cultura, dalla Società Dante Alighieri e dal Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Zagabria

Morana Čale

Si è conclusa ieri la prima parte del programma Dante 700, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, dalla Società Dante Alighieri e dal Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Zagabria, che verrà ripreso in autunno di quest’anno. L’incontro ha visto la partecipazione di Morana Čale, dantista e docente ordinaria presso il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Zagabria.

 

La canzone prediletta del Sommo Poeta

La lezione, incentrata “sulla canzone prediletta di Dante: ‘Donne ch’avete intelletto d’amore’”, è stata introdotta da una riflessione sul canto XXIV del Purgatorio. Il canto è significativo in quanto contiene la descrizione dell’incontro tra il Sommo Poeta e l’ombra di Bonagiunta Orbicciani da Lucca che, come spiegato dalla studiosa, appartiene alla “generazione dei poeti guittoniani”, ovvero seguaci della sensibilità poetica avanzata da Guittone d’Arezzo: Bonagiunta da Lucca riconosce Dante come l’autore della celebre canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore”. La professoressa Čale ha proseguito con una parafrasi dettagliata dei versi che spiegano la visione del Sommo Poeta dell’ispirazione poetica grazie alla quale compone versi. In questa concezione, l’amore “può equivalere, in parte, al Dio cristiano, poiché il suo amore muove i cieli e le stelle, ma si tratta anche di una forza a parte, impersonale, che si impadronisce di chi scrive”, ha affermato la relatrice. Si tratta, ha aggiunto, di un linguaggio e di un sistema poetico che “travolge lo scrivente, che diventa scrittore seguace di un sistema letterario e non di sentimenti personali”.

Le autocitazioni riferite alla canzone

Il canto XXIV del Purgatorio dimostra, dunque, la predilezione di Dante per la canzone sopracitata che, seppur composta negli anni giovanili, ritorna nella Divina Commedia. In questo modo, il Sommo Poeta fa “un marchio della propria crescita poetica individuale, ma anche di un’intera generazione”. Inoltre, si tratta di una delle tre autocitazioni presenti nel poema, l’unica delle quali riferita alla “Vita nuova”, prima opera attribuita a Dante, in cui è contenuta la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore”. La stessa verrà citata anche nel trattato “De vulgari eloquentia”, in ben due occasioni: prima come “esempio di perfetta costruzione della canzone e, successivamente, come esempio di canzone composta di soli endecasillabi”, come puntualizzato dalla dantista. La particolarità delle autocitazioni riferite alla “canzone prediletta” del Sommo Poeta sta nel fatto che non vengono mai accompagnate da osservazioni critiche a posteriori dell’autore, come avviene nel caso di altri componimenti, tra cui “Amor, che ne la mente mi ragiona”. Infatti, a differenza delle altre, la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore”, non subisce mai revisioni né dal punto di vista formale, né da quello del contenuto.

L’anima razionale e gli affetti

Il significato del titolo (e del primo verso), come spiegato da Morana Čale, è stato interpretato nel corso del tempo come “donne che conoscete l’amore, che siete capaci d’intendere l’amore per esperienza”. Si tratta di un’espressione che “dimostra un’unione particolare tra l’anima razionale e gli affetti”, diffusa nella letteratura, soprattutto nella lirica trobadorica. La relatrice è passata poi alla parafrasi della canzone, analizzando approfonditamente ciascun verso. Nei versi si può osservare, ha spiegato, “una circolarità fra l’amore e il dire, ovvero l’amore si trasforma in parola, che a sua volta è in grado di moltiplicare l’amore”. Dall’altro lato, l’elogio della bellezza corporea contenuto nella canzone è giustificato da Dante in quanto “chiaro segno della purezza della persona”, come affermato dalla studiosa.

Un’antologia amorosa

L’intera storia narrata nella “Vita nuova” può essere vista come un’antologia amorosa di Dante, ha spiegato la professoressa Čale. La struttura dell’opera viene costruita “a partire dalla scelta e dall’ordinamento speciale dei componimenti previamente scritti e ordinati in modo da formare uno sviluppo narrativo che finirà, come sappiamo, con la morte di Beatrice”, ha puntualizzato la relatrice.

Al termine della lezione, è stato dato spazio agli interventi degli studenti di Italianistica, che hanno fornito i loro punti di vista sui temi trattati. L’incontro è stato moderato dalla prof.ssa Katja Radoš-Perković, responsabile del Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Zagabria, la quale ha ricordato che il programma Dante 700 riprenderà in autunno di quest’anno.

Facebook Commenti