Curiosità da scoprire tra i vicoli di Pirano

Notes turistico-culturale a cura di Daniela Paliaga Janković

I pili portabandiera in piazza Tartini

Non è piranese di nascita, eppure l’affetto che Daniela Paliaga Janković dimostra alla cittadina è straordinario. L’ultima “prova d’amore” s’intitola “Pirano in tasca”, un notes che svela una trentina delle numerose curiosità che la località istriana nasconde tra i suoi vicoli che raccontano una storia millenaria. Documenti, opere d’arte, dettagli degli edifici e delle vie che echeggiano di venezianità, nonostante troppo spesso allo stato attuale rappresentino a volte una triste testimonianza del degrado cittadino. La monografia si propone, appunto, di far conoscere meglio Pirano, per riuscire ad apprezzare e tutelare, anziché annientare. La pubblicazione è stata presentata martedì sera nell’evento virtuale organizzato dalla Comunità autogestita della nazionalità italiana di Pirano in collaborazione con la Comunità degli Italiani “Giuseppe Tartini”. “Si tratta della terza pubblicazione che Daniela, che qui ha messo radici, ha voluto regalare a chi ama Pirano e nel caso concreto per scoprire dei dettagli che si possono osservare ancora meglio proprio ora che le vie sono vuote”, è stata l’introduzione della vicesindaco e presidente della CI, Manuela Rojec, che ha curato la traduzione in sloveno. La pubblicazione prende forma dalle pillole di curiosità che Daniela Ipsa pubblicava sulla piattaforma social Facebook, spiega l’autrice.

La volta della prima Porta di Raspo

Alcune, invece di cadere nel dimenticatoio della rete, sono state raccolte nel notes corredato dalla pianta della città con i luoghi in questione e nozioni di storia, il tutto arricchito con gli scatti del fotografo Peter Litavsky. Sfogliando la pubblicazione e intraprendendo uno dei tre percorsi riscopriamo i rioni di Pirano, partendo da quello più antico, Porta Domo (oggi Primo maggio), con la numerazione delle case secondo il sistema veneziano, del quale rimangono poche testimonianze, le porte intagliate, le finestre murate, quelle “a sburto” e tanto altro. “Ho voluto sottolineare anche la varietà di odonimi. Molti hanno un significato, descrivono com’era la porzione del territorio al tempo”, precisa Daniela Paliaga Janković. Non potevano mancare le volte, che a Pirano prendono il nome di “soleri” e sono numerosissime, visto che gli spazi ridotti portavano a “cavalcare le vie” per ottenere qualche metro quadrato in più di superficie utilizzabile. Nella carrellata di curiosità, forse è stata fatta luce anche sulla disputa storica tra le cittadine di Isola e Pirano. Nello Statuto di Isola, infatti, era segnato di non fare affari con i piranesi perché ingannavano con le misure, ma queste, fino all’introduzione del sistema metrico da parte dell’Austria nel 1873, variavano da Comune a Comune. Ne sono testimoni i pili portabandiera situati all’entrata di piazza Tartini dedicati a San Giorgio e San Marco, con la famiglia Malipiero portatrice dello stemma del gallo e il patriarca Ludovico Sagredo, riuscito a mettere pace tra le famiglie notabili piranesi. Uno dei due presenta le misure di lunghezza in uso nei territori di dominio veneziano che variavano, appunto, da località a località. Prevista anche la presentazione in sloveno a metà aprile in collaborazione con il Centro culturale “Mediadom Pyrhani” di Pirano.

La presentazione virtuale del notes

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