Pola sarà anche cambiata, ma qui il tempo si è fermato

In pieno centro cittadino, tra piazza al Ponte e l’Arena, un quartiere urbano tutto da ripensare e ricostruire

In questo vicolo, a due passi dall’Arena, l’asfalto è un lusso

A momenti sembrano immagini scattate in aperta campagna. La rete di vicoli che si snodano in salita da piazza al Ponte alla baraccopoli di via Emo è una specie di buco nero nell’universo ancora inesplorato della rete stradale polese. Procedendo da via Monte maggiore in salita si scoprono angoli di urbanità talmente precaria che sembra essere nella periferia di località rurali piuttosto che ai bordi del centro storico di Pola. Da qui a poche decine di metri c’è via Flavia, la storica via erede della più celebre via Flavia romana che costeggia (oggi come duemila anni fa) l’anfiteatro augusteo ampliato da Vespasiano. Già la salita intitolata al Monte Maggiore, non è una bellezza per sé stessa, ma almeno è asfaltata.

Che razza di sentieri sono questi: di montagna?

Dietro l’angolo però – apriti cielo. Un vicolo abitato ma non asfaltato che sembra essere stato dimenticato da Dio e dagli uomini. Impossibile anche stabilirne la denominazione: l’insegna stradale è completamente sbiadita e lo stesso vicolo dev’essere talmente insignificante che non ve n’è traccia nemmeno su Google Maps (e generalmente Google Maps registra ogni granello di sabbia del pianeta).

Due demolizioni entro un mese, altre due entro l’anno

Ma c’è di più. Da questo vicolo anonimo si diparte un sentiero che sale ulteriormente la china verso la baraccopoli di via Emo. Sembra di essere in montagna tanto è selvaggio. Nessuna traccia di civiltà: nessuna pavimentazione, nessuna scalinata. Alla destra un cortile che fa da discarica per i contenitori di vernice, alla sinistra, più in alto, un tendone con avanzi di un po’ di tutto (anche pneumatici e indumenti), sia dentro che fuori. E in vetta al “monte” troviamo naturalmente le famose baracche che l’amministrazione cittadina sta cercando di… sbaraccare un passo alla volta, assicurando agli abusivi degli alloggi popolari. Un signore anziano residente del quartiere si lascia sfuggire un commento di quelli spontanei che abbiamo sempre il piacere di sentire: “Sono qui dal 1978: la città sarà anche cambiata, ma in questo posto il tempo si è fermato. Ci hanno detto che due baracche verranno giù entro la fine del mese, e poi altre due entro la fine dell’anno. Voglio proprio vedere.

La baraccopoli è spacciata; e la tendopoli?

A furia di aspettare siamo invecchiati”. È vero. Questi vicoli e queste (chiamiamole) abitazioni sono tali e quali a come si presentavano a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. La baraccopoli sarà anche un problema con una soluzione a portata di mano, ma resta il fatto che c’è un quartiere urbano da ripensare da capo, con cognizione.

Un cortile o una discarica di secchi in plastica per vernici?

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