Castelvenere ha ricordato «l’uomo di rara umanità»

Paldighia. Una serata e un falò dedicati a Marino Vocci

Numerosi i partecipanti alla serata

È stato rinnovato pure quest’anno l’appuntamento in memoria di Marino Vocci, uomo di grandi valori, scomparso dopo un’improvvisa malattia nel dicembre del 2017 e che da sempre si è impegnato nella riscoperta delle tradizioni popolari, come patrimonio insostituibile, ricchezza da non perdere, passato che si fa presente.

Il ritrovo prima del falò

Il suo ricordo si rivive ogni anno nel periodo del solstizio d’estate a Paldighia, piccola frazione di Castelvenere, dove, lunedì sera, il calar del sole ha visto l’accensione di un grande falò, bellissimi canti del gruppo vocale maschile “Castrum Veneris” della Comunità degli Italiani di Castelvenere e un momento conviviale degno di questo periodo dell’anno. È circa una quindicina d’anni che in occasione del solstizio d’estate la coppia di coniugi Danilo e Leni Pistan assieme ad altri amici, accendono un grande fuoco, per fare festa, incontrarsi, stare assieme. Questo è il terzo anno che il falò viene dedicato al compaesano Marino Vocci, in quanto è stato proprio lui a ridare vita a questa tradizione, che nel luogo risale a più di mezzo secolo fa. Un tempo però non veniva acceso un imponente falò, ma tanti piccoli fuochi, a Castelvenere, come pure a San Pietro, a Momiano, a Merischie e in tutti i paesini visibili dalla collina. Immancabile la presenza della moglie di Marino, Liliana, e delle figlie Eva e Martina: “Ricordando chi quel fuoco mi ha insegnato ad accenderlo. Ciao papà!”, ha rilevato dolcemente Martina. A domare il fuoco con maestria è stato il Corpo Volontario dei pompieri di Buie.

Marino Vocci

I suoi ponti tra le nazioni

Marino Vocci viene ricordato sempre come un uomo di rara umiltà e umanità, che attraverso i suoi documentari, scritti, interviste o rubriche sapeva raccontare le tradizioni e i legami degli uomini, parlare di condivisione, di scambio, di superamento di antichi rancori e pacificazioni, di dialogo, di politica, di storia, di paesaggi mozzafiato, di mare, di arte e di buona cucina. Un vero costruttore di ponti tra i territori delle tre nazioni istriane, che con entusiasmo e grande emozione ha contribuito a riscoprire, a far conoscere un’altra Istria, la sua Istria. Lasciò il suo paese natio, Caldania, nel 1954, all’età di quattro anni, con l’ultimo grande flusso dell’esodo verso il campo profughi di Opicina. Una partenza, quella, che ha portato tanti traguardi nell’ambito politico, sociale e culturale. Fu sindaco del comune di Duino Aurisina. Con Fulvio Tomizza, Claudio Magris e Boris Pahor fondò il “Gruppo 85-Skupina 85”, a favore della convivenza tra le diverse realtà culturali ed etniche di Trieste. Aveva curato “Marevivo”, in collaborazione con il “Gruppo 85”, e il quotidiano “Primorski dnevnik”, la serie di appuntamenti “Adriatico, una storia scritta sull’acqua”, dedicata a natura, cultura, economia e paesaggio dell’Adriatico. Si era occupato, come curatore, del Museo del Mare di Trieste, fu tra i primi assessori all’Ambiente in Italia e uno dei fondatori del laboratorio di biologia marina di Trieste. Fu nel 2002 che venne proclamato cittadino onorario della Città di Buie.

Il falò acceso lunedì sera

Giornalista e scrittore, con una grande vocazione ambientalista e amore per la propria terra, condusse per diversi anni, dal novembre del 2003 fino al novembre 2017, “La barca dei sapori”, rubrica di TV Capodistria, all’interno della trasmissione “Istria e dintorni”, con la quale, assieme alla figlia Martina, giornalista, portava i telespettatori alla scoperta delle tradizioni e delle innovazioni di questa terra in cui la multiculturalità e la multietnicità sono diventate delle ricchezze.

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