Vedrana Rudan: «Nonostante tutto, la vita è bella»

La scrittrice fiumana famosa per essere una persona che non usa mezzi termini per dire la propria. Recentemente ha pubblicato l’autobiografia «Ples oko Sunca» (Danza attorno al Sole)

La scrittrice Vedrana Rudan

La fruizione di contenuti in forma cartacea, ovvero la lettura, è una delle poche attività culturali che non sono cambiate durante la pandemia. La creazione letteraria, però, è stata difficile per alcuni scrittori che a causa dell’ansia e della paura hanno fatto fatica a concentrarsi, mentre altri hanno approfittato invece del lockdown e del tempo libero a disposizione per dare sfogo alla propria vena creativa. Abbiamo interpellato la scrittrice Vedrana Rudan, che negli ultimi mesi è stata molto attiva sul suo blog e sulla sua pagina Facebook criticando senza peli sulla lingua (come sempre) i fenomeni che reputava ingiusti durante la quarantena. Visto che pochi mesi fa è uscita la sua autobiografia “Ples oko Sunca” (Danza attorno al Sole) abbiamo pensato che i rivolgimenti dovuti alla pandemia potrebbero essere il tema di un nuovo romanzo.
La pandemia da Covid-19 ci ha colti un po’ tutti alla sprovvista, ma soprattutto gli operatori e le istituzioni culturali che dipendono dagli assembramenti. Come ha influito la quarantena su di lei dal punto di vista creativo e professionale?
“Le giornate trascorse in quarantena con mio marito e con il mio gatto sono senza ombra di dubbio tra le più belle della mia vita. Attorno a casa nostra abbiamo un grande giardino e quindi abbiamo potuto scegliere se stare insieme o non vederci affatto. Finalmente ho capito quello che intuivo ormai da molto tempo: per essere felice non ho bisogno di essere circondata da molta gente, stare nella folla, abbracciare e baciare. Non mi reputo un’operatrice culturale e per fortuna il mio lavoro non dipende dagli incontri di massa, quindi neanche il coronavirus mi ha turbato più di tanto. I miei libri vengono venduti su Amazon e altre librerie online quindi non ho subito nessuna perdita in questo senso. Le giornate in cui seguivamo gli aggiornamenti del Comando della Protezione civile sono alle nostre spalle, come pure il coronavirus e mi auguro che le previsioni si rivelino errate e che gli uccelli del malaugurio dell’HDZ non ci proibiscano nuovamente di andare in gita ad Abbazia“.
Uno dei suoi ultimi incontri con il pubblico è stata la presentazione della sua autobiografia “Ples oko Sunca” (Ballo attorno al Sole) nella sezione di quartiere di Tersatto della Biblioteca civica. Il libro nel quale parla in prima persona ha una punta di autenticità e lo si può interpretare come una sorta di coronamento della sua vita. Gli ultimi due mesi, però, sono stati piuttosto turbolenti e anche lei è stata molto attiva su Facebook. Pensa che presto potrebbe uscire un “sequel” di “Ples oko Sunca”?
“È una domanda molto interessante. Quando uno scrittore o una scrittrice pubblicano la propria autobiografia si potrebbe pensare che sia giunto il momento di smettere di scrivere. ‘Ples oko sunca’ ha ottenuto un grandissimo successo, ha venduto più di 20mila copia in Croazia e in Serbia. Come scrivere la seconda parte di un’autobiografia se nella prima hai già detto tutto? Però ho ancora tutta la vita davanti e forse tra una ventina d’anni potrete leggere il mio romanzo ‘Come ho sopravvissuto all’apocalisse’“.
Nell’autobiografia racconta la sua vita dall’infanzia fino ad oggi, sempre con il suo stile un po’ umoristico e un po’ sarcastico. In tutto il libro, però, si può percepire la paura del passaggio del tempo e della morte, una condizione umana universale. Ha dei rimorsi? Crede di aver potuto prendere delle decisioni migliori in passato?
“Lei è la prima ad affermare che in tutto il libro si percepisce la paura della morte. Se così fosse io non me ne sono accorta. Sono convinta che tutte le persone temano la morte e molti di noi a volte sentono che la lotta quotidiana per la vita è una lotta persa in partenza in quanto ci aspetta sempre e comunque la caduta nella tomba o nel forno. Nonostante tutto ogni tanto la vita sa essere bella. Per me le giornate più belle sono quelle trascorse senza emicrania. Ritorno spesso con i pensieri al passato, ma non rimpiango nulla. Ho vissuto come ho voluto e sono riuscita a venirne fuori. Per me la vecchiaia non è un periodo di rimorsi e ripensamenti, un periodo di disperazione e povertà, né una continua aspettativa di una telefonata dei miei figli. Spero di morire sana e felice“.
Vedrana Rudan non è una persona che lotta solo con la penna. Nel romanzo “Ples oko Sunca” ha raccontato tantissime vicissitudini della sua vita in cui ha dovuto confrontarsi con uomini di potere, in posizioni di rilievo, capi, mariti e altri che hanno voluto manipolarla. Com’è il rapporto tra i sessi al giorno d’oggi?
“Guardo attorno a me donne che sono più giovani di me di una quarantina d’anni. Vivono in tempi difficili. Da loro ci si aspetta di essere delle bambole e di servire gli uomini. La maggior parte delle donne è caduta nel tranello della convinzione che per venire accettate dai capi, dai mariti, dagli uomini, dai loro padroni, devono essere un oggetto impacchettato bene. Nascondono molto bene l’intelligenza e il talento perché sanno che se dovessero mostrarli ciò sarebbe a loro sfavore. Sono vittime di violenze, protestano poco o niente ed educano le loro figlie a essere delle repliche di loro stesse. Molte di loro pensano che non esista la vita senza un uomo, per quanto scadente esso sia. Bugia, bugia, bugia. Se investissero tutto il tempo impiegato nella cura dei loro muscoli e nel trattamento delle rughe nel rafforzamento del loro spirito sarebbero molto più forti e felici. E troverebbero il modo di vincere nell’eterna lotta con il sesso maschile“.

La copertina dell’autobiografia

Nell’autobiografia presenta la sua visione degli eventi, ma anche ciò che molte persone non vedono nelle sue uscite in pubblico (soprattutto alla televisione) o non possono leggere nei suoi commenti. Molti lettori provano avversione verso le bestemmie e il vocabolario usato, il che non permette loro di arrivare al succo del messaggio. “Ples oko sunca” è un libro con poche parole vietate e forse per questo motivo è molto più vicino a un pubblico più vasto. È stata una scelta intenzionale usare un lessico meno aggressivo?
“Continuo ad ascoltare sempre la solita solfa sul fatto che i miei libri hanno ‘troppe bestemmie’. Quello che i critici vogliono dire realmente è che ‘ci sono troppe bestemmie nei libri scritti da una donna’. Se fossi un uomo il lessico da me usato passerebbe inosservato. L’ho detto mille volte e lo ripeto: nella vita privata non bestemmio, odio quando sento bestemmiare persone che mi sono vicine, bestemmiano solo i miei protagonisti e protagoniste. Le ultime più spesso degli uomini perché hanno le palle piene di tutto. Io no invece. ‘Ples oko sunca’ è il libro della mia vita. Per questo motivo non contiene bestemmie. Forse un po’, ma non le ho contate. Non le ho evitate intenzionalmente. Non calcolo, io sono, come ha detto recentemente Madonna, un membro a vita del partito ‘non m’importa cosa pensate di me’”.
Può illustrarci il processo di stesura di un libro? Ha un’idea prima di sedersi al computer? Segue degli orari quotidiani oppure aspetta l’ispirazione?
“Quando ho già un’idea la cosa più facile da fare è sedersi al computer e scrivere un libro. A volte faccio uno schizzo del libro, ma poi seguo tutta un’altra strada. Molto spesso cancello interi romanzi quasi conclusi perché li considero noiosi. Quando si scrive un libro la parte più difficile è prendere un ritmo. Non saprei come spiegare questa espressione. Si tratta di una sensazione strana quando tutto procede senza pause e senza sbalzi su una strada accidentata. Quando trovi il ritmo giusto, il libro si scrive da solo”.
Quali ripercussioni ha avuto il coronavirus sulla vendita di libri? È aumentata la vendita online?
“I miei libri si vendono sempre molto bene. Il corona gli fa un baffo! (risata)”
Nei commenti che pubblica sul suo blog ha scritto di portare sempre la mascherina chirurgica e i guanti quando esce, soprattutto quando va a comprare il pane. È preoccupata della situazione e crede che esista il pericolo di contagio? Ha scritto pure che Facebook ha censurato alcuni suoi commenti. Può rivelarci il motivo? Dopo la “punizione” ha iniziato a moderare i termini o non le importa?
“Facebook mi censura come tutti gli altri. Hanno i loro criteri di valutazione grotteschi, che non meravigliano se pensiamo a chi è il proprietario della piattaforma. Facebook sta dalla parte del grande capitale e se non fosse così non esisterebbe. Se dirotti dalla loro traiettoria vieni cancellato. In ogni Paese esiste una squadra che controlla e misura la quantità di ‘verità’ in ogni testo pubblicato. Ho dimenticato come si chiama, non mi va di cercare su Google come si chiamano i nostri ‘veritometri’. Una volta li ho cercati su Internet e ho scoperto che vengono sponsorizzati dal Ministero degli Affari esteri americano. Quando la ‘verità’ te la misura un qualsiasi organo americano puoi stare sicuro che nel risultato non c’è spazio per la verità”.
Quali sono i suoi piani per il futuro? Ha già un’idea per il prossimo libro o intende prendersi una pausa?
“Ho tantissime idee, ma scrivere un libro è un lavoro molto dispendioso in termini di tempo. Alla mia età devo decidere cosa mi dà più piacere: scrivere romanzi o leggerli, guardare i fiori che ho nel mio giardino, cucinare un buon pranzo con mio marito, fare i grattini alla mia gatta Pepica, ascoltare Mozart, parlare con mia nipote… La vita è bella. Quando di fronte a te hai poco tempo devi essere saggio e cercare di capire: che cos’è la felicità? Il lavoro è la felicità? Oppure il piacere? Che cos’è il lavoro? Che cos’è il piacere? Porca miseria, la testa sta per esplodermi!”

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