Apoteosi con tre grandi compositori

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Apoteosi con tre grandi compositori

FIUME | La stagione concertistica nel Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume continua a sorprendere e a dare tante soddisfazioni con concerti che puntano allo stesso tempo su brani celebri e quelli più raramente presenti nei repertori concertistici, oppure del tutto nuovi, ancora alla ricerca di un proprio posto al sole. Quello dell’altra sera, diretto dal Mº Ville Matvejeff, è stato concepito proprio in questo modo, essendo stato inaugurato dalla celebre suite “Peer Gynt”, n.1, op.46, di Edvard Grieg.

Meraviglioso ciclo

Il meraviglioso ciclo del compositore norvegese, una delle composizioni più popolari e amate della musica colta, è sempre accolto con entusiasmo dal pubblico grazie alla sua incantevole combinazione di emotività, ricchezza armonica tardoromantica e fascino del folclore di questo lontano Paese scandinavo. Composto nel 1876 per l’omonimo dramma teatrale di Henrik Ibsen, il ciclo ha cementato la posizione di Grieg quale maggiore compositore della Norvegia, ma anche decretato il successo del dramma in ambito internazionale.

Particolare riguardo per la dinamica

L’Orchestra dell’Opera, sotto la sempre ispirata bacchetta del Mº Matvejeff, ha reso la suite con un particolare riguardo per la dinamica, cesellata e dosata con minuziosa attenzione, il carattere di ciascun movimento e il “colore” dell’Orchestra.
Ha fatto seguito la Prima sinfonia in Do maggiore, op.21, di Ludwig van Beethoven, un’opera giovanile dedicata al suo mecenate, barone Gottfried Van Swieten, noto per avere appoggiato finanziariamente anche Haydn e Mozart, altri due grandi del classicismo viennese.
La Prima sinfonia ebbe la sua prima esecuzione nel 1800 e fu accolta come un’opera originale, ingegnosa e riconoscibile, che cambia il concetto di sinfonia e tiene testa ai capolavori di Haydn e Mozart.
Anche se a nostro avviso le sinfonie successive di Beethoven risultano più interessanti dal punto di vista melodico e armonico, ma soprattutto da quello drammatico – in seguito molto più accentuato –, anche questa prima prova sinfonica del grande viennese si presenta come un’opera piacevole ed esuberante. Il Mº Matvejeff ha dipinto con l’Orchestra, anche in questo caso, un affresco avvincente e ricco di sfumature.
L’apice della serata è stata senza dubbio la prima esecuzione della sinfonia “Jasan dan” (Giornata chiara) del giovane compositore zagabrese Dubravko Palanović, basata su tre poesie di uno dei più grandi poeti croati, Ivan Goran Kovačić: “Jasan dan” (1942), “Mračno doba“ (1941) e “Smirenje” (1931). La sinfonia, che ha coinvolto pure il Coro dell’Opera e il Coro misto dell’Accademia di musica dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola, nonché il mezzosoprano Ivana Srbljan in veste di solista, è un’opera di grande complessità, che colpisce in modo particolare per la ricchezza del tessuto armonico e la fantasiosa orchestrazione.

Scontro tra la luce e le tenebre

Piena di risvolti drammatici, di contrasti che il critico musicale Davor Merkaš descrive come uno “scontro tra la luce e le tenebre”, la sinfonia di Palanović è una composizione pregna di colori che si susseguono attraverso “intensi cambi di armonie che si svolgono in intervalli brevi e riflettono in tal modo il cambio rapido di atmosfere, immagini, colori e stati d’animo che troviamo nei versi poetici”, per citare ancora Merkaš. Di ampio respiro la linea melodica principale e gli interventi del Coro, istruito in maniera esemplare dal Mº Nicoletta Olivieri, e del mezzosoprano Ivana Srbljan, i quali, assieme all’Orchestra, hanno contribuito a dare vita a un tessuto musicale monumentale, accolto con entusiasmo dal pubblico fiumano.

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