A chi vendere le scorte d’olio extravergine?

Se lo chiedono i produttori dell’Umaghese, colpiti da Covid-19

La qualità c’è, ora serve un mercato

L’olio d’oliva è stato da sempre uno dei grandi protagonisti della tavola. E col passare del tempo è diventato una moda che sta conquistando diverse parti del mondo. L’olio istriano poi è tra i più quotati a livello internazionale. Tuttavia, anche questo prodotto è legato al mercato, fortemente condizionato dalla pandemia.

 

Lo scorso anno, da marzo a luglio, si è venduto poco o niente perché il lockdown aveva impedito qualsiasi spostamento anche fra regioni e città. Solo da luglio ad agosto il volano turistico ha ripreso, molto timidamente, a girare, ma le vendite non sono state molte. Tuttavia, in un modo o nell’altro, ci si è accorti che, almeno in questa zona, gli sloveni erano, e sono rimasti, molto legati al nostro olio. Idem per gli italiani. Tedeschi e austriaci ne acquistano poco o di meno. Qualche litro appena. Ma gli sloveni, il cui potere d’acquisto è superiore a quello dei cittadini della Croazia, vengono in vacanza molto spesso con la classica… damigiana. Dieci litri a 80 kune, fanno 800 kune, che per l’olivicoltore è già qualcosa. Il fatto è che la pandemia non molla e che, anche dopo quasi un anno dall’inizio della crisi sanitaria, si vive nella più completa incertezza. Le cantine sono piene di olio e vino che bisogna in qualche modo vendere. Le previsioni per l’estate 2021 non sono ancora oggi formulabili: certo, si spera molto nella ripresa del turismo, branca importante dell’economia che fa vendere olio, vino, miele, formaggi, pesce, frutti di mare, frutta e verdura, ma le prenotazioni sono, purtroppo, pochissime. Molte persone che si occupano di turismo e che affittano camere e appartamenti ci hanno detto che fino ad oggi hanno ricevuto poche prenotazioni. Il che è normale, in tempi di Covid.

Il colore inconfondibile dell’olio

Andrà tutto bene… forse
Gli operatori turistici, tuttavia, sono convinti, come pure i rappresentanti della Comunità turistica locale, che appena le condizioni miglioreranno, le prenotazioni riprenderanno e che l’estate, tutto sommato, potrebbe andare bene, meglio dell’anno scorso. Ebbene, questo gioverebbe proprio a tutti, perché il nostro olio piace sia a chi viene in Istria per turismo sia a chi dispone della seconda casa. E vendere significa assicurarsi i soldi per l’inverno. A ogni modo, oramai si parla di olio d’oliva come di una vera e propria moda perché la rivalorizzazione dell’olivicoltura ha portato a una rinascita gastronomica di prim’ordine. Tutto è però legato al territorio, alla tradizione, alla terra istriana… La collaborazione proficua tra coloro che producono olio e coloro che lo consumano ha portato a una nuova tendenza, quasi a una nuova moda, irrinunciabile per entrambi. L’olio piace, e molto, e per questo motivo nella zona dell’Umaghese, ma non solo, dell’Istria intera, sono stati piantati migliaia di nuovi oliveti che oggi producono con una crescita esponenziale.

Alla base di un grande olio d’oliva ci stanno sempre la terra, il sole e il lavoro dell’uomo. Un lavoro che è diventato uno stile di vita per migliaia di istriani e centinaia di umaghesi. Ma l’olio, si sa, oltre che a produrlo, bisogna anche venderlo. Si tratta di una cosa estremamente impegnativa, anche se l’Istria è riconosciuta nel mondo per la sua eccellenza. Che non basta. La speranza comunque c’è, per la ripresa del turismo, ma purtroppo, con la primavera, che significa l’inizio della pre-stagione, non siamo messi bene. Idem per Pasqua. Praticamente siamo ancora con le gomme a terra.

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