Pola. La tavola di festa costa un occhio della testa

Il Venerdì santo si trasforma in un assalto ai banchi del macellaio e del pescivendolo, alle bancarelle degli ortaggi e alle casse dei supermercati

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Pola. La tavola di festa costa un occhio della testa
Assalto alle bancarelle per i giorni di festa. Foto: DARIA DEGHENGHI

Un venerdì indaffarato questo Venerdì santo che anticipa la Pasqua cattolica, festa della resurrezione e della fede nella vita eterna, apoteosi del calendario liturgico. Dovrebbe essere un giorno di preparazione spirituale alla santità del momento, e invece finisce per trasformarsi nel solito assalto ai banchi del macellaio e del pescivendolo, alle bancarelle degli ortaggi e alle casse dei supermercati. Ieri mattina, secondo il costume assodato da tempi immemori, si va per botteghe e mercati a comprare come se non ci fosse un domani. Ce ne sarà uno eccome, anzi, i giorni sono tanti e i mesi lunghi, mentre il portafogli ha uno spessore limitato, per cui comprare all’impazzata in occasione delle feste non è mai stato un buon indice di equilibrio psicologico. Ciò detto, vediamo perché si corre ai mercati civici il giorno del Venerdì santo. La scusa è quella che il venerdì si mangia pesce per avere poi la giustificazione di una sana abbuffata d’arrosto dei migliori tagli di carne, quelli che non si usano gli altri giorni della settimana, come l’agnello e il maialino da latte.

Il pesce fresco scarseggia
Il pesce fresco selvatico quest’anno scarseggia per maltempo. Ci si accontenta pertanto dei branzini e delle orate di allevamento che, sia chiaro, non sono da buttare, anzi. E poi è sempre possibile appagare il palato con un buon piatto di calamari, seppie o polipi, i migliori in circolazione, venduti ai soliti prezzi, non un centesimo oltre. Le seppie costano 13 euro, i calamari 21, il pesce rospo si vende a 25 euro. Una spese maggiore è richiesta per il dentice (35 euro) e il pesce San Pietro (40), mentre branzini e orate si comparano generalmente a 10 e a 12 euro il chilogrammo. C’è anche del salmone a 24 euro, e parecchi gamberi di tutte le taglie in vendita dai 21 ai 33 euro il chilogrammo. In vista della Pasqua (ma non anche gli altri giorni dell’anno) in pescheria è possibile acquistare anche del pesce d’acqua dolce, nella fattispecie le carpe. L’ingrediente è tipico della tavola festiva della Croazia orientale, e visto che negli ultimi trent’anni Pola assiste a un lento ma costante insediamento di genti provenienti dalla Slavonia, non stupisce anche la recente presenza di carpe nella pescheria cittadina, se non altro in concomitanza con le maggiori feste del calendario liturgico.

Si mangia quel che si può
E mentre nelle macellerie le code ai banchi della carne s’allungano fino all’entrata, si nota comunque un calo della richiesta per i tagli più pregiati che forse è indice del calo del potere d’acquisto generale innescato dall’inflazione. L’agnello a quarti costa 16,50 euro al chilogrammo e non è esattamente alla portata di tutti neanche il maialino da latte, in vendita a 11,50 euro. Naturalmente l’arrosto fa venire l’acquolina in bocca, ma essendo i prezzi diventati “difficili a digerirsi”, certe spese sono diventate un lusso e non c’è da stupirsene. Tradizioni e usi a parte, gran parte degli acquisti in macelleria riguarda il pollame, le carni del suino maturo (e non le migliori), eventualmente il vitello o il manzo e la storia finisce qui. Si mangia quel che si può. Al mercato esterno le bancarelle sono affollate come se fossimo in estate. Le primizie finiscono quasi sempre nella sporta, benché con qualche riluttanza. Anche le signore benestanti si chiedono quanto sia giustificato spendere 20 euro per un mazzo di asparagi, fosse pure il più grosso della giornata. Dopo tutto, sono solo germogli di prateria costiera… E se le signore benestanti storcono il naso, figuriamoci che cosa dovrebbero fare gli squattrinati. Sono in maggioranza quelli che gli asparagi se li sognano a meno che non vadano a raccoglierli per conto proprio. Con un po’ di fortuna basta un’oretta per fare il pieno.
Altre delizie di stagione: i carciofi belli sodi costano due euro e mezzo se non addirittura 3 euro a gambo (perbacco!), mentre ravanelli e cipolla novella sono in vendita a un euro tondo il mazzetto. Per il radicchio di primo taglio e il lattughino c’è chi domanda anche 2 euro l’etto, che fanno 20 al chilogrammo. Insomma… Sono prezzi da capogiro. Come i tre euro per le patate novelle. Una cosa è certa: la tavola di festa costa un occhio della testa.

Il meglio degli ortaggi della stagione.
Foto: DARIA DEGHENGHI
Asparagi da 6 a 20 euro.
Foto: DARIA DEGHENGHI
Patate novelle a 3 euro.
Foto: DARIA DEGHENGHI
Lunghe code ai banchi dei macellai.
Foto: DARIA DEGHENGHI

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