Pola. La lenta ripresa del terminal bus

In questi giorni, anche a causa dello scarso interesse dei cittadini, le partenze sono ridotte al lumicino

Partenze al contagocce dal terminale degli autobus in Siana. Foto Srecko Niketic/PIXSELL

Gli autobus delle linee interurbane sono tornati a transitare, da lunedì mattina, ma questa volta nel rispetto dei comandamenti della Protezione civile. I limiti alla circolazione sono tuttavia molteplici. Intanto, non sono ancora ammessi i viaggi all’estero. Una delle tratte più popolari di sempre, la Pola-Trieste, resta per ora ancora un oggetto dei desideri. In pratica, sono disponibili soltanto quattro partenze giornaliere della linea Pola-Zagabria via Fiume, una partenza per Varaždin (che passa a sua volta per la capitale) e una per Vukovar. E siamo ancora fermi allo stretto necessario. Nella gran parte dei casi si tratta di autobus della flotta Brioni, le altre società devono ancora decidere se e quando unirsi al rivale nel recupero delle attività sospese.
Come il numero dei passeggeri, le partenze sono dunque ridotte all’osso. Per Zagabria si parte alle 3.45, alle 5.15, alle 7.00 e alle 13.30, mentre per il rientro si può scegliere tra le partenze delle 9.45, delle 11.30, delle 13.30 e delle 16. Alcuni autobus passano per Pisino, altri percorrono la statale costiera e in quel caso si può raggiungere anche Barbana e Albona (oppure Rovigno sulla via del rientro). L’autobus per Varaždin parte alle 16.50, quello per Vukovar alle 21.30. Naturalmente i mezzi non sono pieni fino all’orlo come un tempo. Un autobus da 50 posti, ora parte con soli 15 passeggeri a bordo, vuoi perché lo richiedono le misure di sicurezza (fino a 20 biglietti venduti), vuoi perché gli stessi clienti continuano a rinviare spostamenti che non ritengono più necessari o perlomeno urgenti. In pratica, chi sceglie di mettersi in viaggio lo fa generalmente per motivi di salute (visite mediche e diagnostiche nelle strutture ospedaliere della capitale ecc.). Gli studenti universitari non si spostano ancora, se non in minima parte, proprio come si sceglie di non partire soltanto per visite di cortesia e incontri di famiglia. C’è tuttavia un certo interesse per tornare a viaggiare in direzione dell’Italia e della Germania verso occidente, e della Bosnia ed Erzegovina verso oriente, di solito per lavoro e impegni privati. Una cosa è certa: turisti non se ne vedono proprio, mentre a quest’ora negli anni passati il Terminal sarebbe già un formicaio. Chiaro che di guadagni non si parla neanche per scherzo. Con 15 passeggeri a bordo su 50 possibili, siamo ancora ben al di sotto della soglia di sopravvivenza. Se la vita non tornerà a somigliare a quella di prima, fallimenti e licenziamenti diventeranno la norma e non saranno più l’eccezione.

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