Giovani. Si fuma di meno ma è l’ansia che cresce

Željko Jerneić

Cala la dipendenza “minorile” da fumo; si assesta – su dati già raccolti nelle scuole in passato – quella del consumo di alcolici e di droghe. Crescono, però, i casi di ansia da prestazione, legata a una perdita dell’autostima, e altri disturbi psicosomatici, legati allo stress per lo studio (in special modo tra i ginnasiali), che generano a loro volta, specialmente tra le ragazze, la depressione.

Comportamenti a rischio

È questo il quadro a tinte fosche, e a tratti più chiare, dipinto ieri dal prof. Petar Bezinović, consulente scientifico zagabrese a riposo, alla presentazione dell’inchiesta svolta nelle scuole dell’Istria, che si è tenuta nella Comunità degli Italiani di Pola in occasione del Mese della lotta contro le dipendenze. L’inchiesta, di cui sono ancora autori Helena Mitrović, del Centro per la cura extraospedaliera delle malattie da tossicodipendenza e la salute mentale, e Velimir Todorović, è stata intitolata “Analisi dei comportamenti a rischio e del consumo di sostanze stupefacenti tra gli alunni delle scuole elementari e delle scuole medie superiori”. Il questionario in forma anonima ha avuto luogo online tra 620 ragazzi che frequentano le settime e ottave classi di 33 scuole elementari in penisola, e tra 1.205 studenti di 21 scuole medie superiori sempre in Istria. Il 54 per cento degli intervistati sono ragazze; per il campionamento è stato preso in considerazione il 20 per cento della popolazione scolastica nelle istituzioni interessate dal questionario. Bezinović ha voluto precisare da buon inizio che le percentuali contenute nelle statistiche sono state filtrate, quindi le risposte ottenute sarebbero secondo lui il più possibile vicine alla realtà dei fatti. Numeroso il pubblico, formato da operatori scolastici, tra pedagoghi e psicologi. Presenti le autorità locali e i rappresentanti della Regione istriana, perché è a loro che l’Istituto per la salute pubblica regionale deve queste Giornate. Il sunnominato Centro per la cura extraospedaliera e la prevenzione delle tossicodipendenze, infatti, è uno dei suoi reparti, anche se collocato all’esterno dell’Istituto di via Nazor, in quella che è via Preradović.

Il consumo cresce con l’età

Andiamo così ad affrontare anche noi le percentuali scaturite dall’indagine, lasciando quasi che i numeri parlino da soli. Dalle risposte alle domande sul consumo di fumo, e di bevande alcoliche e superalcoliche, si evince che il consumo aumenta con l’aumentare dell’età. Un tanto vale anche per l’uso di marijuana, basso – da quanto è riportato nell’indagine – tra i ragazzi delle settime e delle ottave (0,6 per cento per le ragazze e 1,7 per I ragazzi), più alto tra chi frequenta le medie superiori (3,7 e rispettivamente 4,5). Ne conviene però che ogni quarto alunno prima o dopo viene in contatto con uno spinello. Per quanto riguarda il fumo, è un uso più comune alle ragazze, che nelle medie superiori sono il 26,4 per cento (tra coloro che fumano regolarmente) in confronto al 19,8 dei ragazzi. Lo stesso concetto, di aumento del consumo in base alla crecita, è quello che attiene alle droghe. L’indagine ha trovato quanto segue: il consumo di sedativi (e sostanze affini) è dell’1,5 e del 3,8 per cento tra le ragazze, e dell’1,7 e dell 1,6 per cento dei ragazzi, di Elementari e, rispettivamente, scuole medie superiori: lo sniffare interesserebbe maggiormente i più giovani (3 e 3,5 per cento in settima e ottava, contro l’1,9 e l’1,2 dei più grandicelli). Anfetamine, THC sintetico, LSD, cocaina e oppiacei hanno dato altrettante percentuali bassissime, al che è stato precisato che il consumo di droghe pesanti ha inizio in età “più adulta”, intorno ai vent’anni.

Soltanto la metà si sente bene

Più commentato il capitolo dedicato alla salute mentale, o salute emotiva: “Quanti problemi in meno ci sarebbero stati da adulti, se a scuola avessero riconosciuto per tempo determinati disturbi dell’età adolescenziale?” è in sintesi la domanda che si è posto il prof. Bezinović, chiamando in causa gli insegnanti e quanti trascorrono giornalmente parte del loro tempo con i giovanissimi. Solamente il 50 per cento degli intervistati ha risposto di sentirsi bene; e anche in questo caso, rispondendo cioè alla domanda “come vi sentite di salute?”, risposte negative sono giunte da una fascia d’età più alta e soprattutto dalle ragazze. Infatti, tra le giovani preoccupano i dati emersi sui vari sintomi della depressione: stanco ed esaurito il 43 e il 63,4 per cento delle ragazze di, rispettivamente, scuola elementare e scuola media superiore; i ragazzi lo sono nelle percentuali del 26 e del 36 per cento. Anche sui sintomi di nervosismo e ansia c’è una sofferenza che è in maggioranza femminile (26,3 e 40 per cento); più apatiche e rallentate (così dicono) ancora le ragazze (19 e 33 per cento). Addirittura il 33,5 per cento delle ragazze di settima e ottava classe, e il 36 per cento delle studentesse, ha sintomi psicosomatici come dolori al collo e alle spalle, nonché raffreddori di origini atipiche e inspiegabili mal di testa. Molti di meno i ragazzi, ma la cosa è spiegata in parte con i modi di esternare dei maschi, che riuscirebbero a tirare fuori di più quello che covano dentro.

Le paure da prestazione

Anche se non è propriamente una categoria scientifica, un capitolo significativo è quello dedicato dagli autori dell’indagine alle paure da prestazione, comuni in coloro che legano l’autostima a riconoscimenti esterni.
“L’ansia sociale, le paure apprese – così l’esperto –, sono parte della nostra mentalità. Siamo noi adulti che indirizziamo i ragazzi ad apprenderle, senza però riconoscere il problema quando questo dovrebbe essere fermato. Sono parte di un’educazione sbagliata”.
Ha “paura di fare cose sbagliate” – è emerso sempre dall’indagine – il 48, rispettivamente il 52,5 per cento delle ragazze di scuola elementare e media-superiore; molti di meno i ragazzi (23 e 25 per cento), mentre il 30 per cento delle ragazze in generale hanno il timore di non essere accettate per quello che sono.
Infine, un capitolo a parte è stato dedicato all’uso proprio, e inappropriato, della tecnologia in questa che è una generazione nata con lo smartphone in tasca.

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