Zorko Ziraldo, il poeta del legno

A colloquio con l’autore della famosa scultura del cervo di due metri, attivista di lunga data della Comunità degli Italiani di Buie e grande appassionato dell’arte e della natura in tutte le sue forme

Zorko Ziraldo

BUIE | Si può definire “il poeta del legno”, Zorko Ziraldo, una vita dedicata all’arte, scultore, scrittore, poeta, cacciatore e amante della musica. Nato nel 1933 a Pogacce, piccola frazione del Comune di Lanischie, situato in Cicceria, da decenni attivista corale della CI di Buie, la maggior parte del tempo lo dedica alle sue numerose passioni, esternate solamente dopo il pensionamento. La leggendaria terrazza dell’ex hotel Zora di Buie, è una delle sue creazioni. Ha preparato tutta la documentazione per la costruzione dell’ala della Feroplast, come anche di altre famose costruzioni. Ha fatto pure da amministratore presso la Comunità d’Interesse Autogestita del lavoro per il Buiese e la sua carriera è terminata come dirigente presso l’Acquedotto istriano di Buie, periodo nel quale ha costruito la sua casa di famiglia a Buie. Non ha mai dimenticato il suo luogo di origine, dove ritorna appena gli è possibile, ricordandosi della sua infanzia, dei giorni passati nei pascoli e il “Bugarenje”, canto tipico della Cicceria e che oggi pochi ancora conoscono.
Ultimamente, di Zorko Ziraldo si parla molto per la splendida scultura in legno del cervo alto due metri, che tutti si fermano a osservare, oggi posto davanti all’ex Casa del cacciatore di Buie.

Zorko, ci racconti il suo arrivo a Buie.

Avevo appena tre anni quando è venuta a mancare mia madre, all’età di 22 anni. Alcuni anni dopo ho perso pure una sorellina, cosicché sono rimasto sotto le cure attente e amorevoli di mia nonna. Mio padre, italiano di origine, è andato a lavorare in Africa per la costruzione della strada che attraversa l’Eritrea. In quegli anni è scoppiata la guerra ed è finito prigioniero nelle carceri inglesi, dopodiché non abbiamo avuto più sue notizie. Io, in quanto avevo un grande desiderio di frequentare la scuola media, ho iniziato a sentire il peso della vita di paese e della mancanza dei genitori. Per mia nonna è stato difficile accettare questa mia decisione, ma sono partito ugualmente. Non c’erano autobus e così, grazie al passaggio del camioncino del latte, sono riuscito a passare attraverso i paesi per arrivare fino a Fiume. Arrivando sul Monte Maggiore ho dovuto fermarmi un attimo perché non capivo cos’era quella strana pianura azzurra che vedevo in lontananza per la prima volta in vita mia e che alla fine mi spiegarono si trattava del mare. Gli anni della giovinezza sono passati in fretta ma hanno lasciato i segni. Dopo aver concluso la Scuola Edile ho trovato subito lavoro ad Albona, per trasferirmi più tardi a Pola e poi a Pinguente, dove ho trovato un appartamento. Ma nel 1972 la strada della vita mi ha portato a Buie, dove ho continuato con successo la mia carriera, in particolare nella ditta di costruzioni Polet, una delle aziende più rinomate e della quale sono stato alla dirigenza. Ho continuato con gli studi conseguendo la laurea in Pianificazione di costruzione edile.

Il legno è uno dei materiali che l’uomo utilizza sin dall’antichità per realizzare delle sculture. La creatività umana ha prodotto opere fantastiche partendo da un semplice blocco di legno. Quali sono i primi passi, le prime scelte da fare per iniziare una scultura lignea?

Innanzitutto devo sentire in modo simbiotico il rapporto tra la mia anima e quella della natura. Ogni albero ha un carattere, come noi uomini. Gli alberi possiedono un linguaggio, una personalità e ognuno di noi può provare simpatia ed essere affascinato da uno di essi, per motivi personali o riconducibili ad affinità caratteriali con la pianta. Ogni tronco d’albero viene utilizzato in base alle peculiarità che l’uomo vede e riconosce in essi. Prima di iniziare un’opera scultorea, infatti, mi preoccupo di scegliere il legno adatto. Le betulle, alte e snelle, vanno bene per raffigurare corpi eterei e levigati. La scultura esiste già nel legno, io devo solo trovare il tronco giusto ed estrarre la sua “anima”. Considero le trasformazioni naturali del legno una parte attiva delle mie opere, un intervento che le modifica aggiungendo suggestione e valore e che, in qualche modo, determina anche la fine del mio mandato di artista. Ciò che mi interessa non è l’opera, o il prodotto in sé, ma l’atto, l’energia e la forza che ha portato alla luce volumi e idee. Tento di dar vita al legno facendomi ispirare dalla sua forma naturale, radici, nervature, ripiegature.

Com’è nato il famoso cervo, animale dalle linee morbide ed armoniose che cattura lo sguardo dello spettatore come se da un momento all’altro dovessero prendere vita?

Quest’opera l’ho denominata “Cornuto”, dedicandole pure un racconto. Tutto è iniziato alcuni anni fa quando con la mia consorte, Marija, passeggiando per i boschi presso il mio paese natio, abbiamo notato un vecchio salice adagiato al suolo. Il mio occhio fantasioso ha subito notato l’anima del legno, un’animale con le corna, anche se ciò non era visibile ad occhio nudo. Così è nata l’ispirazione per la mia nuova opera, ma bisognava in qualche modo portarlo a casa. Gli amici mi hanno aiutato a portarlo fino alla mia vecchia casa, dove è rimasto per un anno durante il quale ho completato una parte del cervo. Se la scultura è di grandi dimensioni, la sbozzatura viene fatta con l’ausilio della motosega, altrimenti tutto viene sgrossato con le sgorbie. Si procede poi con la finitura usando sgorbie sempre più piccole per poi terminare con la levigatura tramite raspe e carta vetrata. Il legno non perdona gli errori, se si sbaglia un colpo di scalpello, magari all’ultimo minuto, si rischia di rovinare il lavoro di lungo tempo. I ferri da taglio necessitano una continua affilatura, specie se usati su legni duri, perché si smussano rapidamente e rendono più faticoso ed impreciso il lavoro. Per questi motivi la scultura in via di creazione è stata portata a Buie, presso l’ex casa del cacciatore. Ciò mi ha facilitato il lavoro in quanto non necessitavo di viaggiare molto per lavorare nei momenti di ispirazione e nel mio laboratorio, che si trova vicino alla mia casa a Buie, ho dato vita all’orecchio e alle corna. Per riuscire a ripulire il tronco all’interno ho dovuto persino creare, con l’aiuto di mio figlio, un attrezzo particolare. Ho creato inoltre tantissimi oggetti, pure in pietra, che sono stati esposti a livello regionale in ben tre mostre personali e una collettiva.

Preferisce scolpire la pietra o il legno?

Lavorare la pietra mi ha coinvolto pure tantissimo, forse anche più che il legno in quanto riuscivo a trovare meglio me stesso, ad avere una maggiore affinità, ma purtroppo la grande difficoltà nel trovare, trasportare e lavorare pesi e ammassi così grandi mi ha fatto rinunciare a questa passione. Momentaneamente ho lasciato la scultura per dedicarmi ad un’opera scritta, “Ricordi d’infanzia”, giunta quasi a termine e che raccoglie numerose delle mie avventure e ricordi di vita.

Il grande amore per la natura

Zorko e la consorte, fanno parte pure dell’associazione micologica, grandi amanti della natura, spesso vi si inoltrano per raccogliere erbe medicinali con le quali, il più delle volte, aiutano anche amici e parenti. E come si conclude il suo racconto, ispirato dalla natura e dedicato alla sua ultima e importante opera: ”Una nuova alba della vita è spuntata per il Cervo cornuto, perché l’uomo ha trasformato in scultura la sua testa e il suo corpo. Come Pinocchio, il cervo di legno vivrà in eterno, e col suo verso silenzioso cerca e chiama la sua Cerva Violetta. La sua energia vitale vaga sempre per i verdi pascoli, prati e boschi della sua bellissima Cicceria”.

Facebook Commenti