Effetto Covid su bambini e adolescenti: ansia, timore, depressione, chiusura…

Ne parliamo con Sara Bradić Božić, psicologa della Scuola elementare italiana «Galileo Galilei»

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Effetto Covid su bambini e adolescenti: ansia, timore, depressione, chiusura…

Data la pandemia, è di vitale importanza non sottovalutare l’aspetto psichico della nostra salute e di quella dei nostri figli. Oltre al timore di essere contagiati o di contagiare i nostri prossimi, sono tanti i motivi di sconforto, tra cui i problemi che affliggono le menti dei bambini e degli adolescenti.

 

A tale proposito abbiamo intervistato Sara Bradić Božić, psicologa della Scuola elementare italiana “Galileo Galilei” di Umago, con la quale abbiamo parlato dell’impatto psichico ed emotivo del Covid-19 sui più giovani.

Sara Bradić Božić si è laureata a Padova nel 2003 in Psicologia dell’età evolutiva. Da allora ha seguito diversi corsi d’aggiornamento, tra cui il percorso di studi con il professore danese Jesper Juul, fondatore del progetto di consulenza familiare europeo “’Familylab”, che pone un forte accento sull’educazione non autoritaria.

Secondo lei quale impatto ha avuto la pandemia sui bambini e sugli adolescenti?

”Questo clima di pandemia ha portato a una condizione di forte stress. Le ricerche mostrano un aumento di disturbi del sonno e dell’ansia nei bambini fino ai 12 anni. I bambini sono più irritabili, dormono di meno e mostrano una forte preoccupazione per la propria salute, per quella dei propri genitori, dei nonni e degli altri membri della famiglia. Negli adolescenti, oltre a un aumento dei disturbi del sonno, si registrano episodi d’ansia, di depressione e di forte chiusura. Questi ragazzi, proprio come conseguenza della pandemia, non vogliono più neanche uscire di casa. Le situazioni più drammatiche purtroppo non sono queste: esistono anche casi di suicidio e di autolesionismo”.

Come hanno reagito i bambini per quanto riguarda il lockdown e la didattica a distanza?

”Durante il primo lockdown alla maggioranza dei bambini quasi piaceva la situazione, perché potevano starsene a casa e seguire la didattica a distanza. Per i bambini e gli adolescenti essere online è una cosa molto diffusa e divertente. A casa si sentivano anche al sicuro, perché nella maggior parte dei casi i genitori erano a casa con loro. In questo clima di sicurezza, un po’ tutti hanno rallentato i propri ritmi, dedicandosi di più alla famiglia. Purtroppo, non in tutte le famiglie è andata così, perché in quelle disfunzionali è aumentato il livello di aggressività. Credo che i bambini a lungo andare abbiano perso la motivazione nello studio, si siano generalmente impigriti e abbiano capito che facendo anche meno del solito potevano ottenere dei buoni risultati”.

Crede che anche il livello d’apprendimento sia calato, ovvero che i ragazzi trovino il modello online più facile?

”Generalmente penso proprio di sì. Certamente non è facile per gli insegnanti che stanno dall’altra parte dello schermo. Non vedono in continuazione le facce degli alunni: alcuni staccano le telecamere, si assentano, giocano ai videogiochi. Sono online ma non sono presenti. In questo momento è molto difficile valutare il reale sapere del bambino. I ragazzi devono andare a scuola, hanno bisogno di confrontarsi con i propri coetanei. Ciò si chiama terapia dei pari: in questa fase adolescenziale i bambini necessitano dei propri coetanei. Con il distanziamento sociale, nell’impossibilità di uscire e di andare a scuola, veramente si sta limitando e si sta danneggiando la loro salute mentale. Dobbiamo stare molto attenti e vedere cosa sta succedendo nelle camere dei nostri figli”.

Per i ragazzi essere online è anche un rischio?

”Di sicuro, perché già trascorrono tanto tempo online, ma ora lo devono fare anche per la scuola obbligatoria. Devono fare anche cinque, sei ore di lezioni. Diciamo che nel primo periodo del lockdown non c’erano attività da svolgere e molti bambini hanno sofferto del fatto di non poter uscire di casa. Per fortuna ora c’è la possibilità di praticare dello sport e svolgere varie attività. Perciò è importante rispettare le regole, perché la cosa peggiore è finire di nuovo in isolamento”.

Secondo lei quali effetti ha avuto il distanziamento sociale?

”Gli effetti collaterali della pandemia si sono sentiti a livello sociale, con l’accentuazione delle diseguaglianze familiari, a causa di conflittualità e violenza domestica; scolastico, a causa degli aspetti nocivi della didattica a distanza e sanitari, con una globale diminuzione dell’assistenza sanitaria ai minori. Quello che voglio dire è che dal punto di vista emotivo, questo distanziamento sociale ha ferito i bambini, perché hanno bisogno dei propri coetanei, devono giocare e sperimentare, ma non dalla propria stanza o attraverso il web. Quello che sta succedendo ora è che i bambini stanno a casa e aumentano le ore che trascorrono davanti a uno schermo. In questo modo aumentano i rischi di quello che possono vedere online. È molto importante che i genitori sappiano cosa guardano i loro figli, considerando quali influenze e quale impatto determinati contenuti possono avere sui loro valori e sul loro stato emotivo. Dobbiamo essere partecipi della loro vita sociale.

Un altro problema che è emerso da questo distanziamento sociale e dalla reclusione in casa è, dal punto di vista nutrizionale, un aumento dell’obesità e dei disturbi del comportamento alimentare, soprattutto negli adolescenti. Uno stile di vita sedentario e l’abuso della tecnologia possono portare a dipendenza dal web e al cyberbullismo.

Perciò vorrei fare un appello ai genitori invitandoli a dialogare con i propri figli, spiegando loro perché certe cose non fanno bene e altre sì. Il dialogo è la cosa più importante nel rapporto con i nostri figli. I genitori hanno la responsabilità di limitare le dosi d’informazioni che i figli possono assorbire. Hanno ancora bisogno di una guida. C’è bisogno di una nuova routine ed è molto importante crearla insieme ai nostri figli”.

Come è cambiato il suo lavoro in questi due anni di pandemia?

”Il mio lavoro è davvero cambiato tanto in questi due anni. Purtroppo, anch’io ho avuto per la prima volta in vita mia incontri con dei bambini che hanno tentato il suicidio. Per me è stata la prima esperienza del genere. Nei bambini che vivono in famiglie disfunzionali, la pandemia ha portato a galla dei problemi psicologici e sono proprio loro le grandi vittime di questa pandemia.

Il mio lavoro invece è stato da un certo lato facilitato perché prima della pandemia non lavoravo online. Ora posso contattare online anche i bambini che sono in isolamento. Io ho uno studio, lavoro anche privatamente come psicologa, per cui riesco a fare tanti incontri. Una novità nel mio lavoro sono stati inoltre i seminari online. Ho fatto tanti incontri con i genitori sul tema dell’adolescenza, su come sopravvivere la pandemia, su come creare un clima più positivo a casa attraverso Zoom, una piattaforma che prima non conoscevo”.

Un messaggio finale?

”Se c’è un problema in famiglia o qualcosa non vi rende tranquilli, non aspettate che il problema si risolva da solo, ma contattate un esperto. Siamo tutti un po’ facilitati da questo punto di vista, perché possiamo contattare i medici telefonicamente e gli psicologi fanno le terapie online. Però è importante non aspettare che finisca la pandemia. Inviterei inoltre tutti coloro che ancora non l’hanno fatto a vaccinarsi: dobbiamo credere nella scienza e ai medici per ritornare alla vita normale”.

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