«C’è poco da stare allegri»

Secondo Dario Makovac, rappresentante del settore di Umago, oltre al rincaro dei prezzi dei carburanti e al conseguente aumento dei costi di produzione, a destare preoccupazione è anche l’assenza di ammortizzatori sociali, come pure il potere d’acquisto limitato dei cittadini

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«C’è poco da stare allegri»

Il rincaro del petrolio e, di conseguenza, di tutta la filiera produttiva e commerciale, ha creato molta apprensione nel mondo agricolo. Ormai i prezzi sono fuori controllo e nei prossimi mesi ci potrebbero essere delle spiacevoli sorprese per quanto concerne il prezzo del gas, della corrente elettrica e dei generi di largo consumo. Sono diventati troppo cari pure i ricambi per le macchine agricole, trattori, mototrebbiatrici, ma anche macchine raccoglitrici. Dunque, che cosa bisognerebbe fare?

 

Dario Makovac, presidente dell’Associazione agricola “Pomidor” di Umago, non è ottimista: “C’è tutta una catena agroalimentare fuori controllo e questo lo vediamo ogni giorno, a partire dai prezzi. Aumentano i costi di produzione, assieme a quelli di lavorazione. D’altra parte mancano ammortizzatori sociali. Inoltre, i cittadini, innanzitutto i pensionati, hanno un potere d’acquisto limitato. Rischiamo il collasso dell’agricoltura e lo Stato non riuscirà a controllare i costi di produzione”.

Dario Makovac in una foto d’archivio

Nafta cara, ma c’è anche dell’altro?

“Troppo cara, e questo significa aumenti per i concimi, antiparassitari e altro. Poi, l’importazione cui assistiamo ha scoraggiato molti produttori. Importiamo tutto e troppo, dalle cipolle alle patate, dall’olio ai generi di largo consumo, l’abbiamo già visto due anni fa quando è arrivato il Covid-19 e quando i movimenti di merci dall’estero sono stati limitati. Gli scaffali dei supermercati erano quasi vuoti. Dipendiamo dall’estero e questo non va bene”.

La cipolla di Umago finisce in tutti i supermercati

Del futuro del conservificio che cosa ci può dire?

“Posso dire in sostanza due cose: la prima è che a metà di gennaio a Koprivnica, presso la sede della ditta che lo gestisce, ‘Podravka’, si dovrebbe decidere del futuro della fabbrica. Ma si tratta di una notizia ufficiosa. Come andrà alla fine, qui nessuno lo sa. La seconda cosa riguarda quest’incertezza sul futuro della fabbrica a causa della quale molti agricoltori di sono orientati su altre colture”.

Con quale conseguenza?

“Con la conseguenza che, al posto di quattro milioni di piantine ne sono state ordinate tra 2,5 e tre milioni. I produttori sono, di conseguenza, poco fiduciosi e piuttosto scoraggiati”.

Un bel campo arato e seminato

Per fare la spesa, per il pieno di benzina o nafta servono più soldi… e si acquista di meno. Anche la bombola del gas è rincarata. Qui si rischia una primavera difficile?

“Anticipare qualcosa è impossibile. Non so come andrà a finire, ma so che quando i prezzi sono fuori controllo, e lo potrebbero essere anche di più in futuro, allora c’è poco da stare allegri”.

Anche in agricoltura manca forza lavoro?

“Stando alle nostre stime, ci mancano d’estate, da giugno a ottobre, circa 300 stagionali, che non sono facilmente reperibili in Croazia perché non tutti sono propensi a lavorare nei campi”.

Un campo di fieno

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