Arsia. IUR: custode del lascito industriale

L’associazione guidata da Mladen Bajramović si occupa delle attività di ricerca, educazione, promozione e tutela del patrimonio delle miniere e delle fabbriche dell’Albonese

Mladen Bajramović tra i documenti delle ex fabbriche locali e i giocattoli della TILA

“L’obiettivo delle nostre attività non è promuovere nemmeno uno dei regimi durante i quali le miniere ad Arsia e nel resto dell’Albonese erano attive. Cerchiamo, invece, d’individuare degli aspetti positivi che hanno caratterizzato gli stessi periodi”. Così Mladen Bajramović, presidente dell’associazione “Istarski ugljenokopi Raša” (IUR), fondata il 19 marzo 2012 con una variante del nome di quella che era stata l’ultima azienda che aveva gestito le miniere nell’Albonese prima della loro chiusura definitiva nella seconda metà dello scorso secolo. L’organizzazione, con sede ad Arsia, si occupa delle attività di ricerca, educazione, promozione e tutela del patrimonio minerario e industriale dell’Albonese e partecipa, fin dalla sua fondazione, ai vari progetti incentrati sulla rivitalizzazione del lascito minerario locale, compresi quelli ideati e coordinati dalla Città di Albona.

Il calendario della Voce del popolo del 1950

C’erano una volta…
Quest’ultima ha coinvolto l’associazione pure nel programma di celebrazioni del 100.esimo anniversario della Repubblica di Albona, lo sciopero dei minatori del 1921, durato dal 2 marzo all’8 aprile dello stesso anno. Bajramović si dice onorato di poter partecipare ai lavori del Comitato istituito per l’ideazione e la realizzazione del programma con il quale, a partire dal 2 marzo, sarà celebrata la ricorrenza, che ci è sembrata una buona occasione per presentare l’associazione IUR.

“Nel citare il nome della nostra associazione bisogna stare attenti a non usare la forma identica al nome dell’ex azienda”, ha voluto sottolineare Bajramović all’inizio della nostra conversazione, precisando che il nome originale della ditta in parola era Istarski ugljenokopi “Raša”, in cui soltanto “Raša” era tra le virgolette. Al momento della registrazione dell’associazione, a quest’ultima è stato permesso di adottare una forma un po’ modificata del nome originale e l’abbreviazione IUR, che si utilizzava, dice Bajramović, soltanto colloquialmente. “Abbiamo scelto questo nome affinché l’ex azienda rimanga presente nella coscienza collettiva, anche se la nostra associazione si occupa anche di altre imprese della zona. Possiede infatti i documenti che una volta erano conservati negli archivi delle numerose ditte fondate grazie alla miniera e chiuse negli anni 90 dello scorso secolo durante il processo di privatizzazione”, ha aggiunto il presidente dell’IUR, asserendo che l’organizzazione è diventata proprietaria della documentazione in base ai contratti firmati con le istituzioni che avevano “ereditato” gli archivi delle stesse aziende. Si tratta, per esempio, della fabbrica tessile “25. maj”, di quella di macchine utensili “Prvomajska”, della fabbrica d’impianti termici TTU e di quella di giocattoli TILA.

L’associazione è in possesso di molte fotografie delle ditte una volta operanti nell’Albonese

Disegni, progetti, immagini…
“La miniera aveva dato vita a una serie d’impianti industriali, ma anche al turismo a Porto Albona”, ha ricordato Bajramović, secondo il quale alcune delle ditte inoperanti dagli anni 90 dello scorso secolo sono state liquidate soltanto di recente, anche se la procedura era iniziata molti anni prima. Soffermandosi sui documenti e sull’inventario custodito oggi presso la sede dell’associazione, Bajramović ci ha confermato che l’IUR dispone dell’intera documentazione legata agli affari dell’ex fabbrica “25. maj”, nel caso della quale l’IUR collabora, per esempio, con l’Istituto croato per l’assicurazione pensionistica (HMZO), quando quest’ultimo ha bisogno dei dati necessari per il computo della pensione per una persona che ha trascorso un periodo della propria vita lavorativa nella stessa fabbrica. Per quanto riguarda l’ex “Prvomajska”, che aveva sede a Carpano, Bajramović dice che l’associazione custodisce disegni e progetti utilizzati per la costruzione delle macchine che vi si producevano.

Fanno parte dell’inventario dell’associazione pure circa 5mila fotografie che parlano dell’attività industriale, delle attività politiche e della vita in generale di una volta nell’Albonese, ma anche circa 600 cartoline di diverse parti dell’ex Jugoslavia e dell’Europa ricevute dalle fabbriche ormai inesistenti, come pure una ricchissima raccolta di giornali che le stesse ditte pubblicavano per i propri lavoratori. Una delle ex fabbriche ha conservato pure un calendario del 1950 del quotidiano che state leggendo, mentre dalla TILA l’IUR ha “ereditato” alcuni giocattoli.

“Conserviamo pure disegni tecnici e schemi del sottosuolo di tutto l’Albonese, ma anche altra documentazione progettuale del periodo fascista e di quello jugoslavo”, dice Bajramović, confermando di aver deciso di fondare un’associazione per contribuire anche personalmente alla salvaguardia del patrimonio industriale dell’Albonese. La decisione risale a circa dieci anni fa. Il nostro interlocutore era già coinvolto in diverse attività che venivano portate avanti nell’Albonese con lo scopo di avviare dei programmi di rivitalizzazione delle ex strutture minerarie più concreti e aveva già approfondito la sua conoscenza del sottosuolo di Arsia anche svolgendo ogni tanto il ruolo di guida turistica a vari esperti che volevano visitare l’ex miniera della cittadina. L’idea era nata a un incontro a Fiume, durante il quale Bajramović, all’epoca universitario, iscritto a un corso di laurea in Storia e Storia dell’arte, si era lamentato dell’assenza, nell’Albonese, di un’efficiente politica di tutela del patrimonio industriale.

A sinistra l’edificio dell’ex albergo “Central” in cui oggi ha sede pure l’associazione IUR

Conferenze per i più giovani
“‘Allora fai tu qualcosa’, mi aveva detto uno dei partecipanti all’incontro, proponendomi di fondare un’associazione civica. Così ho deciso di fare proprio questo”, ci ha raccontato Bajramović, la cui organizzazione ha in questo momento circa 30 membri, tra cui storici, storici dell’arte, archivisti, insegnanti, operatori turistici, ma anche alcuni ex minatori. La sede si trova nell’edificio in cui una volta operava l’albergo “Central”: nelle stanze dell’ex hotel oggi trovano sede varie associazioni civiche.
“L’obiettivo principale è far sì che i giovani, nati dopo la cessazione di tutte le attività industriali di cui ci occupiamo, adottino e riconoscano come propria l’identità mineraria. Per cui, tra i nostri impegni ci sono ogni anno, per esempio, le conferenze che teniamo per i bambini degli asili, per gli alunni delle scuole elementari e medie superiori, ma anche per gli universitari”, ha aggiunto Bajramović, parlando di alcune delle attività tramite le quali l’associazione si finanzia. Oltre ai giovani e all’HMZO, usufruiscono dei servizi e del materiale dell’IUR pure gli investitori interessati al rinnovo delle ex strutture mineraria abbandonate. Una parte dell’inventario è stata utilizzata, per esempio, per l’allestimento del Centro visitatori “Arsia”, realizzato dal Comune di Arsia e dall’Ente turistico comunale, come pure per la replica dell’appartamento tipico del minatore allestita presso il Mercato cittadino di Albona. “Abbiamo degli oggetti di ciascun periodo storico. Tuttavia, il nostro obiettivo non è promuovere i regimi che si sono susseguiti in quest’area. Cerchiamo, invece, di dedicarci ai risultati positivi di ogni periodo, come l’architettura nell’epoca fascista, la società ‘sotto’ la Jugoslavia o il modo di gestire la documentazione durante il periodo austroungarico”, ha concluso Bajramović. A suo avviso, il valore più grande scaturito dalla miniera è la società, ovvero quello che i cittadini dell’Albonese sono oggi, grazie al lavoro svolto dai loro avi nel sottosuolo, in cui regnavano, come spesso si sottolinea, solidarietà e fratellanza.

L’ex albergo “Central” in una foto d’epoca

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