La rinascita di Casa Garbas

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La rinascita di Casa Garbas
Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Il centro storico è la parte più sacra di ogni comunità cittadina, la sua anima, il custode di una memoria del costruire quasi del tutto scomparsa, da conservare e riqualificare per sopravvivere nel presente e vivere nel futuro. La ricchezza culturale che la Cittavecchia del capoluogo quarnerino offre è certamente da tutelare e, forse, valorizzare con maggior accuratezza, ponendo particolare attenzione agli interventi che in esso si vanno a realizzare, avendo anche il coraggio di soluzioni moderne che si muovono nel rispetto della storia. Una storia dalla quale veniamo a conoscenza che fino al XVIII secolo Fiume era una città molto piccola, con strade estremamente strette e piazze quasi in miniatura, senza edifici rappresentativi che le designassero. A detta dello storico d’arte e conservatore di museo zagabrese Petar Puhmajer (in “Palazzi residenziali del tardo XVIII secolo a Fiume: caratteristiche spaziali e tipologiche”), le case dei più ricchi, nonostante non si differenziassero molto, sia nell’aspetto esteriore che nell’organizzazione interna alle stesse, denotavano il loro valore (e l’abbienza dei loro proprietari), tramite una serie di dettagli, soprattutto quelli in pietra, quali i portali, i balconi, gli stemmi, il pozzo barocco, ma anche resti di anfore, vasellame, monete del I e ​​II secolo, nonché le ricche rifiniture dei pavimenti e i mosaici dell’epoca romana (uno dei quali anch’esso risalente al II secolo). Anche se nel XVII secolo, nonostante il forte potere finanziario della borghesia e della nobiltà, una ricercata edilizia abitativa difficilmente poteva raggiungere il massimo della sua espressione negli angusti spazi urbani, lo si poteva fare con l’edificazione di eleganti cortili arcadici e porticati, come testimoniano i resti di alcuni palazzi, quali il Wasserman-Garbas o l’adiacente Palazzo Zanchi.

Un complesso prestigioso
Nel cuore del centro storico di Fiume, in Calle Canapini 26 (Užarska), è situato il più antico palazzo residenziale della città, costruito in stile tardo barocco e abbellito da preziose minuzie come, ad esempio, la data intagliata sopra l’entrata di Calle S. Crescenzia, oggidì noto come Casa Garbas (Grbac). Trattasi di un vero e proprio gioiellino architettonico e un vanto per il capoluogo quarnerino (nonostante le svariate controversie inerenti l’ultimo restauro effettuato). Sin dalla sua edificazione, realizzata nel 1690, l’imponente struttura ha cambiato molti proprietari (Wassermann, Cellebrini, Minelli, Garbas) e, due secoli più tardi, nel 1879, è stata ripensata e rimaneggiata, seppur nel massimo rispetto della sua idea iniziale, da Giacomo Mattich, architetto all’epoca molto noto, il quale ha mantenuto l’originale complesso di case concatenanti all’interno di una cornice suddivisa in quattro parti, ognuna rivolta verso una via diversa: Antonio De Reno, dei Canapini (oggi Užarska), Ca D’Oro (oggi Andrija Medulić), S. Crescenzia (oggi Šime Kozičić – vescovo e scrittore latinista dalmata al quale è stata dedicata anche una targa ricordo). Ha fatto ricostruire la mansarda, la panetteria (in origine appartenuta alla famiglia Garbas) e ha rivitalizzato gli spazi interni. Il tempo, però, ha fatto il suo corso, non risparmiando neanche il solido lavoro dell’esperto. Successivamente, nel 1958, un altro rinomato architetto fiumano, Igor Emili, stese un piano di ricostruzione e rinnovo del centro storico e concepì una serie di dettagliati progetti inerenti alla palazzina di suo interesse, adibita fino ad allora soltanto all’abitazione e ormai abbandonata dai suoi inquilini, preoccupati per il suo avanzato stato di degrado. Lo stesso, però, non andò in porto e per alcuni anni l’edificio, come molti altri, fu nuovamente vittima di serio deterioramento. Negli anni ‘90, nonostante le pressioni da parte dell’amministrazione cittadina per il suo abbattimento, su intervento del direttore dell’Ufficio fiumano dell’Istituto nazionale per il restauro, Hrvoje Giaconi, venne salvata e, a partire dal 2002, a fasi diverse, nuovamente restaurata.
Oggidì la sua parete esterna si presenta decorata da un cornicione nero, dai bordi rossi, a mo’ di linea divisoria e da regolari finestroni, dai quali la luce generosamente penetra e riscalda la galleria Garbas. Gli spazi interni vantano materiali naturali quali la pietra e i legni di larice, come pure un ascensore in vetro. La struttura, oltre a essere adibita a spazio espositivo al pianoterra, è sede della Sovrintendenza ai beni storico-culturali e dell’Istituto nazionale per il restauro.

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