Katarina Peović: «Un tetto, servizi accessibili, salario sicuro…»

A tutto tondo con Katarina Peović, candidato sindaco del partito Radnička fronta, in corsa alle amministrative del 16 maggio

“Sono in primo luogo docente universitaria, professore di studi culturali. La politica arriva dopo. Intraprenderla è stata per me una specie di autodifesa, come madre e come figlia di genitori che non ci sono più. Mi ero resa conto che il sistema sanitario non funzionava. Vorrei che mia figlia possa vivere in condizioni normali, istruirsi, disporre di un’adeguata tutela sanitaria, avere un alloggio e non essere costretta a vivere con i genitori fino a chissà quando. In questo segmento siamo ultimi in Europa. Ecco, queste sono state le cose che mi hanno indotto a impegnarmi politicamente, ma non con l’idea di affrontare una carriera politica”. Si presenta così Katarina Peović, candidata del partito Radnička Fronta (Fronte Operaio) per la carica di sindaco nonché deputata al Sabor, dove è arrivata dall’VIII circoscrizione.

 

Dalla musica allo sport
Oltre al lavoro che svolge presso la Facoltà di Filosofia di Fiume, tra le sue passioni c’è la lettura, con interesse per molti generi diversi: “Come diceva il mio professore Dean Duda, chi si dedica agli studi culturali si occupa un po’ di tutto ciò che ci circonda. È una materia che richiede un sapere in molti campi. Pratico sport e suono la chitarra, due cose che mi porto dietro fin dall’adolescenza. Ho frequentato la scuola di musica e ho suonato in varie band. Ho anche un album alle spalle. Pratico ancora sport, meno che in passato, dall’alpinismo, trekking, corsa e yoga, il tutto nell’ambito delle possibilità”.

«Una decisione logica»
Katarina Peović ci aveva provato anche alle presidenziali, senza conseguire un risultato immediato, ma come ci spiega, si sarebbe rivelato come un buon investimento per il suo posizionamento futuro nella politica. Nel 2018 fece parte dell’Assemblea cittadina di Zagabria, città in cui è nata e cresciuta. Dal 2005 vive e lavora a Fiume. Ce l’ha portata il cuore. Alcuni mesi fa, un suo intervento pubblico in cui aveva messo in discussione i finanziamenti al Rijeka calcio aveva scatenato una reazione veemente da parte del sindaco Obersnel, il quale ne aveva sottolineato le origini zagabresi e il suo presunto attaccamento ad altri colori calcistici. Perché ha deciso di affrontare la corsa alle amministrative, puntando alla carica di sindaco, ricoperta da Obersnel dal 2000? È stata incoraggiata dal successo alle politiche dello scorso anno? “Qui nell’VIII circoscrizione abbiamo ottenuto un ottimo risultato, soprattutto a Fiume. Ho ricevuto più voti preferenziali rispetto allo stesso Obersnel e a tanti altri politici più noti di me. Abbiamo fatto bene anche a Pola. Tutto sommato, la mia è stata una decisione logica, con il contributo dei media che hanno sottolineato quel successo e che in qualche modo mi hanno indicato come possibile candidata”. La comunicazione mediatica, tra l’altro, è praticamente la materia di cui Katarina Peović si occupa, per cui dovrebbe saperla interpretare.

“Giusta osservazione – commenta la candidata di Radnička fronta –. Fa parte del mio mestiere. Quello dei media è un argomento molto complesso, anche se a qualcuno non sembra. Non si tratta soltanto di trasmettere informazioni. Ci sono tante sfaccettature e sfumature e per voi che ci lavorate non è semplice essere imparziali”.

«Una sinistra… neoliberale»
Fin dalle prime elezioni democratiche, a Fiume domina la stessa struttura politica, cioè il Partito socialdemocratico, con il sostegno di vari alleati. Si tratta in ogni caso di una forza politica dichiaratamente di sinistra: “Fiume ci offre una prospettiva interessante. Da decenni al potere c’è l’SDP, partito che si dichiara di sinistra. I parametri statistici sono quelli rilevanti. La gente rilascia dichiarazioni patetiche esprimendo in forma descrittiva come si vive a Fiume. Non possiamo ignorare la realtà, cioè che Fiume è arretrata e che ha subito una sistematica deindustrializzazione e uno spopolamento. I giovani se ne sono andati e il tenore di vita è calato”. Sono le stesse considerazioni pronunciate da tutti gli altri candidati, anche quelli di destra. “Sì, è vero – risponde Katarina Peović –, ma io mi riferisco al periodo in cui Fiume era ai vertici nell’ex Jugoslavia per tenore di vita e sviluppo. Oggi è leggermente sopra la media croata. Non credo che le formazioni di destra vadano in questa direzione. La destra ha difficoltà a considerare Fiume in un certo modo. La città ha vissuto la propria rinascita durante la Jugoslavia, ma non è l’unica, per intenderci. Con l’industrializzazione socialista sono stati raggiunti i livelli del Paesi più sviluppati in Europa e nel mondo. Per intenderci, oggi a Fiume c’è al potere una forza politica che si dichiara di sinistra, ma che in effetti è di orientamento neoliberale, incapace di venire incontro alle esigenze della popolazione, dei lavoratori. Le stesse divisioni tra destra e sinistra sono finte. Le statistiche dicono che siamo più poveri. Sono in tanti a non disporre di condizioni minime per vivere in maniera decorosa. I servizi, a partire da quelli comunali, sono troppo cari. Uno dei compiti della Città è di assicurarli e di renderli accessibili a tutti, dai trasporti pubblici ai cimiteri fino al riscaldamento centralizzato. Tutti i partiti useranno questi temi in campagna elettorale. Ci sono tanti buoni propositi e promesse di cui ci si scorda regolarmente all’indomani delle elezioni. Nessuno sembra intenzionato a cambiare radicalmente le cose. È una questione di approccio al problema. Dobbiamo capire cos’è davvero importante per noi tutti. Ogni cittadino deve avere un tetto, assistenza sanitaria, servizi comunali, accesso all’istruzione e un lavoro con salario garantito. Queste sarebbero le condizioni di base per vivere. Naturalmente, a livello locale non possiamo promettere cose che non vengono decise a livello locale. Partendo da qui, comunque, certe cose si possono migliorare anche se poi si decide a livello nazionale. È necessario orientare la politica locale verso una reindustrializzazione verde (ecologica) e la democratizzazione dell’autogoverno locale”.

«Stella rossa? Simbolo della lotta operaia»
A proposito di destra e sinistra, in un contesto ideologico, vi è stato e vi è tutt’ora un acceso dibattito in città in merito all’installazione artistica di Nemanja Cvijanović sul Grattacielo di Fiume, una stella rossa a cinque punte sul cui valore simbolico Katarina Peović dice: “Nemanja fa parte del nostro team e credo che la stella lascerà una traccia profonda nella memoria culturale della città. Ha avviato una serie di dibattiti, purtroppo, anche aggressivi. La stella rossa come simbolo viene vista in vari modi. Per me è il simbolo della lotta operaia, di chi ha perso i propri diritti. È un discorso che dura da secoli e che occorre riproporre in continuazione. Si è lottato a lungo per le otto ore di lavoro giornaliere, ci si è arrivati, mentre oggi sono nuovamente in tanti costretti a lavorare molto di più”. La nave Galeb ha pure un suo aspetto simbolico, ma anche economico. “Sul suo valore simbolico ci sarebbe tanto da dire, ma io mi fermerei sull’aspetto finanziario. Come spesso succede nella realizzazione delle opere infrastrutturali, anche per il Galeb i costi sono lievitati notevolmente rispetto a quelli pianificati inizialmente. Farei l’esempio del polo natatorio di Costabella. Con quei soldi, forse, si sarebbero potute fare tante altre cose, magari rinnovare la piscina in Scoglietto, una struttura architettonica straordinaria”.

Comunità italiana, una ricchezza
Per la nostra Comunità nazionale non è lo stesso con chi avrà a che fare, chi sarà l’interlocutore diretto nei prossimi quattro anni. “Non sono una storica e non vorrei affrontare impreparata la materia in un contesto più ampio. Posso dire, però, che la Comunità italiana rappresenta una ricchezza, un contributo notevole alla cultura. Si dice spesso che i soldi non ci sono. Io credo che ci siano e che andrebero distribuiti meglio, con l’accento anche su questo tema”.

Facebook Commenti