Industria 4.0 Il futuro è già qui

Željko Jerneić
Moise Bašić

A inizio anno il progetto “Digital Partnership Center”, realizzato dall’Istituto di Management (PAR) in collaborazione con il Centro per l’innovazione di Fiume e l’azienda dei servizi IT “Nomen”, è stato selezionato dalla Commissione europea come il nuovo Centro di innovazione dell’Europa sudorientale. Un progetto tutto fiumano capace di sbaragliare la concorrenza di altri 136 progetti giunti da tutta Europa, tra cui anche quello presentato dal ministero dell’Imprenditoria, e che offre alla nostra Regione la possibilità di assumere un ruolo attivo nei nuovi processi industriali che derivano dalla cosiddetta Industria 4.0.

“L’obiettivo dei cosiddetti Digital Hub – ci spiega il managing director della “Nomen”, nonché ex allievo della Scuola media superiore italiana di Fiume, Moise Bašić, che abbiamo incontrato per fare il punto sul fenomeno della digitalizzazione delle imprese – è quello di creare dei punti d’incontro tra il mondo delle imprese e il settore informatico per cercare di aumentare e ottimizzare la loro produttività, offrendo prodotti e servizi informatici, collegando così il mercato della domanda con quello dell’offerta. In altre parole, i Digital Hub riuniscono attorno allo stesso tavolo soggetti diversi e li aiutano a lavorare insieme mirando a promuovere i processi di trasformazione digitale delle imprese. In più, non vogliamo solamente sperimentare le tecnologie digitali ma anche diffondere conoscenza, creare progetti comuni e condividere la best practice”.
La “Nomen”, con la sua esperienza pluriventennale nel settore informatico, ha prontamente colto l’invito del PAR di prendere parte al progetto.

A stretto contatto con l’Italia

“Grazie al nostro know how vogliamo mettere a disposizione la nostra esperienza e le nostre soluzioni affinché il progetto possa poggiare sulle proprie gambe e alla fine avere successo. Al momento preferisco non svelare nulla anche perché i dettagli tecnici e logistici non sono ancora stati del tutto definiti. La ‘Nomen’? Ci piace definirci una software house, ovvero un’azienda specializzata nella produzione e sviluppo di software destinati principalmente al mercato industriale. Lavoriamo inoltre a stretto contatto con l’Italia grazie al titolare Jadranko Novak che ha lavorato diversi anni in Italia e grazie ai suoi contatti ci ha spalancato le porte di questo mercato. Il 99% dei nostri clienti sono italiani, prevalentemente dal Nordest, quindi Friuli e Veneto”.
Oggi sempre più spesso sentiamo parlare di smart factory e Industria 4.0, concetti che ci sembrano fantascienza ma che in realtà rappresentano un cambiamento già in atto sotto i nostri occhi.
“Si tratta di processi di digitalizzazione delle aziende che portano all’adozione nelle fabbriche di sistemi di lavorazione intelligenti e alla loro applicazione nei nuovi processi industriali. Visivamente non è cambiato nulla, nel senso che le fabbriche sono rimaste uguali a prima. Quello che però è cambiato sono i sistemi che sono diventati sempre più ‘smart’ e che oggi sono in grado di rimpiazzare quasi completamente l’essere umano e di prendere non solo autonomamente le decisioni nei processi produttivi, ma anche di proporre le soluzioni più opportune per ottimizzare i processi stessi. Fin dalla prima rivoluzione industriale l’obiettivo è rimasto sempre lo stesso, ovvero migliorare la produzione, aumentare l’efficienza e ridurre i costi”.

Quarta rivoluzione industriale

Con l’avvento di quella che comunemente viene definita quarta rivoluzione industriale, è cambiato anche il modo di lavorare: se nelle organizzazioni tradizionali era sufficiente sviluppare il know how, oggi nelle nuove aziende acquisisce maggiore rilevanza il know why.
“Le nuove tecnologie accentuano sempre di più la competizione tra le persone e le macchine utilizzate nei nuovi processi produttivi. Pertanto non basta semplicemente sapere come fare, ma occorre piuttosto comprendere le cause che sono alla radice dei problemi affinché si possano poi trovare le dovute soluzioni”.

Perdita dei posti di lavoro

Secondo le stime di alcuni analisti del settore, lo smart manufacturing è destinato a generare in Europa un fatturato di 500 miliardi di euro entro il 2030. L’effetto sarà la creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, ma al contempo ne spariranno 7 milioni, con un saldo negativo di 5 milioni di posti di lavoro.
“Stime precise è impossibile farle, però è vero che ci sarà una perdita dei posti di lavoro. E questo ce lo insegna la storia perché già in passato la meccanizzazione, l’automazione, la computerizzazione e la robotizzazione hanno portato a una diminuzione della forza lavoro negli impianti di produzione. Questo è il prezzo dell’evoluzione”, ha concluso Moise Bašić.
Insomma, l’imprenditore di nuova generazione se vuole restare competitivo sul mercato deve sapere cogliere le opportunità messe a disposizione della tecnologia e dalle “aziende intelligenti”. Bisogna quindi iniziare ad approcciarsi per essere pronti a un cambiamento già in atto, e con l’Industria 5.0 che sta già facendo l’occhiolino.

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