IN MEMORIAM: Aldo Sirotich, il dottore che amava il verbo «aiutare»

Dopo il verbo “amare” il verbo “aiutare” è il più bello al mondo! Per un medico è una filosofia di vita. Aldo Sirotich se n’è andato in punta di piedi, quasi a voler togliere il disturbo, perché all’età di ottant’anni gli stava mancando l’energia necessaria per poter aiutare il prossimo. Si è spento nel sonno, dopo aver acceso l’ultima sigaretta… Ad attenderlo in paradiso i genitori Dušan e Antonija, la moglie Branka…
La gioia è nel servire. Lo ha fatto per tutta la vita. Come medico e come uomo. Con le parole che avevano l’effetto di un antibiotico. Sempre pronto con la sua borsa di medico, anche una volta in pensione, a curare. Con il sorriso sulle labbra, con gli occhi sempre chiusi a meta…
Un “mulo de Braida”. Prima della Seconda guerra mondiale i suoi genitori erano proprietari dell’osteria dove oggi si trova il caffè bar Fiume. Morto il padre – è stato trovato morto in strada dopo la guerra – la madre non volle emigrare. Aldo era il motivo per cui vivere…
Aldo, il dottore. Medicina e sport. Pallacanestro. Dirigente, fondatore del Kantrida, squadra che poi raggiunse anche la massima divisione, arbitro federale, poi dirigente del settore arbitrale. Ma anche giornalista, collaboratore del nostro giornale negli anni Settanta del secolo scorso. Erano gli anni del Kvarner nella massima divisione. Tino Silvani e Aldo Sirotich erano maestri di basket e giornalismo. Un amico, un fratello maggiore. Non soltanto per me, ma per chiunque avesse bisogno di una mano, di una parola.
“La nostra morte non è una fine se possiamo vivere nei nostri figli e nella giovane generazione. Perché essi sono noi: i nostri corpi non sono che le foglie appassite sull’albero della vita”, disse Einstein. La figlia Suzana, il figlio Kristian… i nipoti! Aldo ha scritto in prima persona la storia del basket fiumano, della medicina sportiva… Scrivendo sulle pagine de La Voce del Popolo. Riposa in pace, Aldo!

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