CI Veglia: «È tutto fermo, ma restiamo ottimisti»

Silvana Crstulovich Pavačić, presidente della Comunità di Veglia, spera in un 2021 decisamente migliore

La presidente della CI di Veglia, Silvana Crstulovich Pavačić

“Speriamo di prenderci presto un caffè insieme”. Ad augurarselo, è Silvana Crstulovich Pavačić, presidente della Comunità degli Italiani di Veglia che, come tutte le altre, in questo periodo di lockdown per Covid, si vede bloccata nelle sue attività e iniziative. In attesa di poter conferire “dal vivo”, in piena sicurezza, ci accontentiamo di una piacevole chiacchierata per telefono cercando di fare il punto della situazione, più o meno la stessa che stanno vivendo tutte le organizzazioni, enti o istituzioni che hanno dovuto bloccare le rispettive attività in attesa di tempi migliori.

 

La risposta la sappiamo già, ma la facciamo comunque. Com’è stato il 2020 per la minuscola CI di Veglia? “È stato senza dubbio un anno difficile – ci risponde la nostra interlocutrice –, pieno di sacrifici, isolamento e privazione della libertà, colmo di interrogativi. L’attuale pandemia è la causa di una crisi globale, sanitaria ed economica. Come conseguenza, posso dire soltanto che l’ultima attività svolta dal nostro sodalizio risale al 13 dicembre 2019 con la partecipazione alla mostra Magico Natale organizzata a Palazzo Modello a Fiume. Poco più tardi, alla fine di febbraio, è subentrato il lockdown e tutti i progetti pianificati sono stati sospesi. All’inizio non sapevamo che cosa fare, come uscirne. Ci siamo chiesti come abbiano fatto gli altri. Ben presto abbiamo capito che il Covid non ha risparmiato nessuno. Ovviamente, abbiamo accettato questa realtà rimanendo responsabili. Tra l’altro, nella nostra piccola sede, non vi sono assolutamente le condizioni per organizzare qualcosa”.

Ognuno s’arrangia come può, opponendosi alla “tirannia” con l’ingegno. La creatività umana in un anno fortemente condizionato dalle limitazioni, non si è fatta travolgere dall’apatia, dal senso di disagio. Come ha reagito la CI di Veglia, piccola, ma tradizionalmente vitale? “Era da un po’ che avevo in mente di scrivere un libro sugli italiani di Veglia e della sua Comunità dal 2003 ai giorni nostri. Ci sono state molte attività, anche i corsi d’italiano per bambini e adulti, quelli di ceramica, conferenze, incontri e mostre, motivo per cui l’idea del libro ha dovuto attendere. Ora, credendo nell’efficacia dei vaccini, dopo un 2020 in cui ci siamo dedicati al volume, crediamo fortemente a un anno migliore”.

Il vaccino è arrivato, ma occorrerà aspettare un altro po’ prima di poter tornare alla normalità. Piani? “Il libro è tra questi, ma per tutto il resto non ci rimane altro che sperare che ci si possa presto riabbracciare, incontrarsi, darsi la mano. Se le cose dovessero rientrare nella normalità, realizzeremo tutte le attività che avevamo previsto pe il 2020 e che sono state bloccate. Non ci resta che vivere con ottimismo, guardando al futuro con speranza, nell’attesa di poterci finalmente prendere un caffè insieme, con spensieratezza”.

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