Casa Benzoni, la dimora del vescovo

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Casa Benzoni, la dimora del vescovo
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Nel fitto tessuto urbano del nucleo storico di Fiume si trova, all’odierno indirizzo Grivica 6, affacciato sull’omonima piazza dinanzi alla Cattedrale di San Vito, un grande caseggiato un tempo – siamo nella prima metà del XVIII secolo – appartenuto alla nobile famiglia Benzoni (successivamente, tra il 1841 e il 1847, adibito ad asilo per l’infanzia). Sebbene la sua valenza storica sia stata sottolineata in svariate occasioni, finora la casa non è stata oggetto di ricerche molto approfondite. Giovanni Kobler ne parlò per la prima volta nel 1896, menzionandola come la dimora del vescovo Benzoni, costruita dall’architetto fiumano Antonio de Verneda. A prima vista l’edificio, privo di decorazioni appariscenti o antiche, appare modesto. Tuttavia, considerando la sua disposizione spaziale, il design degli interni e la rappresentatività acquisita con il rinnovo della facciata alla fine del XVIII secolo, non si sbaglia se la si chiama “palazzo”. In effetti, nel contesto dell’architettura residenziale di Fiume in quel periodo, lo è stato davvero.

La famiglia Benzoni giunse a Fiume intorno al 1650, quando vi si stabilirono i fratelli cremonesi Giovanni e Vincenzo, entrambi abili mercanti, i quali nel tempo acquisirono la cittadinanza e divennero piuttosto ricchi. I membri della stessa, che nel 1720 ricevette anche il prestigioso titolo nobiliare, erano molto stimati e attivi negli ambienti pubblici ed ecclesiastici. Il figlio minore di Giovanni Battista, Felice, nato nel 1662, ispettore dei beni marittimi dello Stato nel capoluogo quarnerino, sposò una certa Orsol de Marotti ed ebbe quattro figli, il primo dei quali fu Giovanni Antonio (1693-1745), che divenne vescovo di Modruš e Segna e che commissionò la costruzione di Casa Benzoni. Egli fu anche canonico presso la Chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria (Duomo) a Fiume, giudice del Tribunale ecclesiastico e vicario maggiore della diocesi di Pedena (Pićan), consigliere imperiale a Roma e dal 1730 vescovo delle due sunnominate diocesi. Durante il suo episcopato visse occasionalmente a Segna, ma trascorse la maggior parte del suo tempo nella casa di famiglia fiumana. Da rilevare che il religioso era noto per il suo impegno sociale e, nonostante la provenienza nobile, anche per la sua grande umiltà. Morì il 3 dicembre 1745 a Fiume e fu sepolto nel Duomo.

Le ipotesi di costruzione

Secondo Kobler, il vescovo Benzoni, come scritto prima, fece costruire il palazzo nella prima metà del XVIII secolo, incaricando l’architetto Antonio de Verneda (1693-1774), uno dei più conosciuti e stimati dell’epoca, di progettarlo. In qualità d’ingegnere militare, il visionario architetto era in precedenza stato autore anche della realizzazione ed edificazione del porto e del cantiere navale di Portorè (Kraljevica), aveva collaborato a quella dei Lazzaretti marittimi di Fiume e seguito il rinnovamento e ampliamento del Municipio, del campanile e della chiesa di San Rocco (presente in piazza Grivica e abbattuta nel 1914). Sposò la sorella del vescovo Benzoni, che allora viveva a Fiume e, in suo onore, quale simbolo di rispetto per la sua vocazione e professione, fece appostare un rilievo rappresentante il volto di Gesù di piccole dimensioni (nella foto qui accanto). Dalle ricerche d’archivio, non è possibile reperire dati più precisi sui tempi e sulle circostanze della costruzione ma, dalle informazioni fornite da Kobler, si scopre che il progetto di Verneda prevedeva l’ampliamento della casa verso il vicolo che porta a piazza San Michele. Ciò significa che alcune strutture esistevano già allora, ma oggi non è possibile identificarle con esattezza. Successive integrazioni nella parte settentrionale del caseggiato sono visibili dal fatto che il suo muro occidentale si trova lungo il bordo degli infissi in pietra delle finestre posizionate nella facciata laterale.

Tuttavia, su quella principale, quasi priva d’intonaco, non è presente una chiara fessura verticale in legno, che indicherebbe la successiva aggiunta dell’intero quinto asse della finestra a sud, nonché del sesto e settimo sulla parte inclinata della stessa. Da ciò si può concludere che è certamente stato realizzato più tardi rispetto al muro nord del palazzo.

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