All’Ospedale di Fiume molti più ricoveri in questa seconda ondata

Il dott. Marko Milošević illustra l'attività della struttura, istituita per fare fronte ai ricoveri dei pazienti più gravi affetti da coronavirus

Foto Roni Brmalj

Il Centro per la respirazione assistita, che opera nell’ambito nel Centro clinico-ospedaliero di Fiume, è stato istituito in primavera per far fronte ai ricoveri dei pazienti Covid più gravi, ovvero coloro che hanno bisogno del polmone artificiale per superare la fase più acuta della malattia. Si trova al pianterreno della Clinica di neurologia e viene gestito dai medici della Clinica di anestesiologia e terapia intensiva, ovvero da un personale altamente qualificato per questo tipo di degenze, perlopiù anestesiologi.

 

Abbiamo parlato con uno di loro, il dott. Marko Milošević. Il centro dispone di 15 posti letto e, in caso di necessità, è possibile allestire pure il piano superiore della Clinica. La disponibilità massima del CCO è di 55 respiratori. “Va detto che nel caso in cui tutti i dispositivi verrebbero messi in funzione per i pazienti Covid, sarebbe necessaria una riorganizzazione del lavoro ospedaliero regolare, il che significa eseguire soltanto gli interventi d’urgenza. Per mantenere la regolare attività ospedaliera e fornire tutte le cure necessarie anche agli altri pazienti, il numero massimo dei respiratori che possono venir usati per i malati Covid è 24”, ha spiegato il dott. Milošević.

Rispetto alla prima ondata dell’epidemia, nell’ambito del Centro per la respirazione assistita è stato formato un altro reparto, formato da medici internisti e intensivisti, che si prendono cura dei pazienti in gravi condizioni, ma che non necessitano del polmone artificiale. Si tratta, in effetti, di una terapia intensiva Covid. Nel centro vengono ricoverati pure pazienti provenienti dalle Regioni istriana e della Lika e di Segna.

Per quanto concerne i ricoveri, il dott. Milošević ha detto che, in rapporto alla scorsa primavera, il numero dei pazienti è aumentato sensibilmente. Sono cambiate anche le modalità di ricovero nella Clinica d’Infettivologia. Se nella prima ondata venivano ricoverate tutte le persone che risultavano positive al virus, ora non è necessario farlo per i casi con sintomi lievi, ma bastano le cure domiciliari. Vengono ricoverati coloro che presentano sintomatologie medio-gravi e che necessitano delle cure ospedaliere.

“Il virus non risparmia nessuno, ma in questa seconda ondata è aumentato il numero dei giovani contagiati. Sicuramente gli anziani sono più a rischio in quanto solitamente affetti anche da malattie croniche e più esposti alle infezioni batteriche e virali. In generale, l’età media dei malati è dai 50 anni in su”, ha affermato il dott. Milošević aggiungendo che il Covid è una malattia che lascia il segno. “I tempi d’osservazione ristretti non permettono di avere dati certi, ma il danno polmonare determinato dalla malattia potrebbe non scomparire e lasciare un’eredità cronica sulla funzionalità respiratoria”, ha concluso il medico.

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