Volontari. Spazio al telelavoro

L’Arci Servizio Civile continua a collaborare proficuamente con l’Unione Italiana, nonostante le difficoltà causate dalla chiusura delle frontiere in seguito all’emergenza coronavirus. Si opera per via telematica e si guarda già a come proseguire in futuro con le iniziative

Maurizio Tremul

L’Arci Servizio Civile ha fatto ripartire l’attività, con i volontari che opereranno per via telematica. Il ciclo di progetti per il 2020 era partito il 15 gennaio, quando 29.646 volontari di età compresa fra i 18 e i 28 anni, scelti fra le 85.552 candidature pervenute, avevano iniziato il loro periodo di preparazione al lavoro nelle varie associazioni. Fra questi, di particolare importanza per la nostra realtà, i volontari della sezione del Friuli Venezia Giulia dell’Arci Servizio Civile, dove ci sono state 111 domande per 69 posti disponibili, con il picco di richieste registrato proprio nell’ambito del progetto che riguarda la CNI, ossia quello denominato Culture senza confini, dove per quattro posti disponibili per un lavoro di volontariato con la Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia, sono state avanzate 15 richieste.
A causa dell’emergenza legata al coronavirus, però, la prima fase è durata poco, con tutti i progetti che sono stati giocoforza sospesi, anche a causa della chiusura delle frontiere decisa da tutti i Paesi nel tentativo di frenare la diffusione del contagio sul proprio territorio. Poi, il 16 aprile, è partita una prima comunicazione per riavviare il dialogo e verificare se nelle varie associazioni dove i volontari dovevano andare a lavorare ci fosse la disponibilità di procedere con il telelavoro. A questa richiesta l’Unione Italiana ha risposto in modo positivo, come ci hanno spiegato i due responsabili del progetto: Marin Corva, per l’Unione Italiana di Fiume, e Marko Gregorič, per l’UI di Capodistria.
I progetti europei

Marko Gregorič

“La ripresa di questo progetto ci fa molto piacere, perché per noi si tratta di un valore aggiunto e anche perché il progetto in sé mobilita 30mila volontari impegnati nella promozione dei valori della pace, della solidarietà e della promozione culturale e dei diritti delle persone, invogliandoli a partecipare alla vita sociale e civile”, ha esordito Gregorič.
“Per quanto riguarda l’Unione Italiana di Capodistria il lavoro dei volontari dell’Arci Servizio Civile si incentra, come da prassi, sull’europrogettazione. I volontari ci daranno una mano su tanti fronti, ma in primo luogo si concentreranno sul progetto strategico Primis, che indipendentemente da questa epidemia riusciremo a portare avanti, concludendo i lavori entro dicembre. Ovviamente, ci avrebbe fatto più piacere avere i ragazzi in sede, anche perché la loro partecipazione è fondamentale all’interno della nostra comunità; dopotutto sono sul territorio anche per percepire la realtà nella quale si ritrovano. In questo momento, però, tutto ciò non è possibile, per cui dovremo procedere con il lavoro con modalità telematica. Sicuramente non è la stessa cosa, ma siamo certi che essi daranno un contributo importante a noi e d’altro canto prenderanno conoscenza e svilupperanno una certa sensibilità nei confronti della nostra realtà, ossia della Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia”, ci ha spiegato Marko Gregorič.
Il lavoro da remoto

Marin Corva

“Abbiamo ripreso contatto con i volontari la scorsa settimana e per ora li stiamo aggiornando su quello che è il nostro mondo. I contatti avvengono per via telematica, per il tramite di Skype, grazie al quale possiamo inviare documenti e materiale di qualunque tipo, come pure effettuare videochiamate. In questo primo periodo devono apprendere i dettagli relativi alle strutture dall’Unione e al funzionamento delle nostre istituzioni, mentre dopo inizierà il lavoro vero e proprio”, ci ha riferito Marin Corva.
Comunicazione in primo piano
“Nello specifico i volontari assegnati all’Unione Italiana di Fiume si occuperanno di comunicazione. Per prima cosa sarà necessario aggiornare il sito dell’Unione, mentre in un secondo momento vedremo di ripristinare anche la newsletter. In condizioni normali seguirebbero quelle che sono tutte le nostre attività, ma in questo momento siamo condizionati dalla situazione globale, perché ci sono ancor sempre misure restrittive che non permettono lo svolgimento delle attività culturali sul territorio. Inoltre è ancora in vigore pure il divieto di circolazione fra Italia e Croazia, dunque tutto è un po’ più complicato”, ha affermato Corva.
La collaborazione
Ricordiamo che il progetto è nato nel 2014 ed è stato messo a punto nel giro di pochi mesi, in tempo per portare a Fiume e Capodistria i primi volontari a partire dall’estate del 2015. “Quel primo anno eravamo partiti con un progetto pilota, per quella che si presentava come un’esperienza completamente innovativa, ma assolutamente gratificante. È stata una delle tante innovazioni che nel corso degli anni ho cercato di portare all’Unione Italiana. Con il passare del tempo la normativa italiana è cambiata e a sua volta è stato modificato il progetto, che era andato avanti per due anni per poi fare un anno di pausa e riprendere nuovamente nel 2020”, ci ha spiegato Maurizio Tremul, che all’epoca dei fatti era presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, ossia responsabile del progetto.
Si pensa già al futuro
Per quanto riguarda gli anni futuri non mancano i piani e i progetti, Marko Gregorič ci ha già anticipato che si sta lavorando alacremente alla documentazione necessaria per fare sì che nel 2021 i volontari dell’Arci Servizio Civile possano partecipare al lavori sia dell’Unione Italiana di Fiume che di quella di Capodistria.

Facebook Commenti