Slovenia. L’ Ue: Garantire le risorse ai programmi italiani

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato delle raccomandazioni rivolte alla Slovenia tra qui quello di riconoscere al croato lo status di linuga minoritaria

Lubiana

Il Consiglio d’Europa ha raccomandato alla Slovenia di riconoscere alla lingua croata lo status d’idioma minoritario e di garantire sufficienti risorse per la diffusione di programmi televisivi in ungherese e in italiano. Per la precisione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato delle raccomandazioni rivolte alla Slovenia e ai Paesi Bassi, basate sui rapporti di valutazione del Comitato di esperti in linea con la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie (ECRML). Il Comitato dei Ministri ha inoltre adottato un rapporto che valuta l’attuazione da parte della Repubblica ceca delle raccomandazioni per un’azione immediata che il Comitato di esperti dell’ECRML ha rivolto alle autorità nel 2019.

“In Slovenia – si legge nell’informazione pubblicata ieri sul sito Internet del CdE –, la Carta si applica all’ungherese e all’italiano, che godono di un elevato livello di protezione giuridica in quanto lingue co-ufficiali in alcune aree, nonché al croato, al tedesco, al romani e al serbo”. “Una delle raccomandazioni prioritarie rivolte alle autorità slovene – ancora il CdE – è riconoscere il croato, il tedesco e il serbo, idiomi tradizionalmente parlati in Slovenia come lingue minoritarie, al fine di migliorare la loro protezione ai sensi della Carta europea. Inoltre, occorre sviluppare ulteriormente l’insegnamento della lingua e della cultura romani, garantire sufficienti risorse per la diffusione di programmi televisivi in ungherese e in italiano e intensificare le misure per sensibilizzare il pubblico rispetto alle lingue regionali e minoritarie nell’istruzione e nei media”.

In Slovenia 35.642 croati
L’Ufficio statale per i croati che vivono fuori dai confini della Repubblica di Croazia segnala sul suo sito Internet (hrvatiizvanrh.gov.hr) che in base al censimento della popolazione del 2002 in Slovenia vivevano 35.642 croati, mentre le persone che si proclamavano di madrelingua croata erano 54.079. In occasione del censimento della popolazione condotto in Slovenia nel 2011 non sono stati rilevati i dati attinenti all’appartenenza etnica. Stando a quanto riportato dall’agenzia stampa Hina di Zagabria, il Consiglio ha rilevato che nelle sfere dell’informazione e dell’istruzione esiste “una chiara necessità d’innalzare la consapevolezza” della società slovena in merito alle lingue regionali o minoritarie, alla loro storia e cultura intese come parte integrante del patrimonio culturale sloveno.

La sede del Consiglio d’Europa

Protezione delle lingue storiche
L’ECRML (www.coe.int/it/web/european-charter-regional-or-minority-languages/testo-della-carta) prevede la protezione e la promozione delle lingue storiche regionali e di minoranza. La sua elaborazione è dovuta, da un lato, alla conservazione e allo sviluppo delle tradizioni e del patrimonio culturale europeo, e dall’altro al rispetto del diritto imprescrittibile e universalmente riconosciuto di usare una lingua regionale o di una minoranza nella vita privata e pubblica.
Innanzitutto, essa indica degli obiettivi e dei principi che le Parti s’impegnano ad applicare a tutte le lingue regionali o di minoranza esistenti sul loro territorio: rispetto dell’aria geografica di ognuna di queste lingue, necessità di promozione, facilità e/o incoraggiamento del loro uso scritto e orale nella vita pubblica e privata (attraverso adeguati mezzi d’insegnamento e di studio, attraverso scambi transnazionali per quelle lingue che sono praticate in forme identiche o similari in altri Stati).
In seguito, la Carta indica una serie di misure che devono essere prese per agevolare l’uso delle lingue regionali o di minoranza nella vita pubblica. Tali misure coprono i seguenti campi: l’insegnamento, la giustizia, le autorità amministrative e i servizi pubblici, i media, le attività e le strutture culturali, la vita economica e sociali e gli scambi transfrontalieri. Ogni parte s’impegna ad applicare almeno 35 paragrafi o sottoparagrafi scelti tra queste misure, di cui un numero deve essere scelto da un “nocciolo duro”. Ancora, ogni Parte deve specificare nel suo strumento di ratifica a quale lingua regionale o di minoranza parlata in tutto o in una parte del suo territorio si applichino le disposizioni scelte. L’applicazione della Carta è controllata da un Comitato di esperti che è incaricato di esaminare i rapporti periodici presentati dalle Parti.

Tre principi fondamentali
L’ECRML è stato adottato a Strasburgo il 5 novembre 1992, sotto forma di Trattato aperto alla firma degli Stati membri e all’adesione degli Stati non membri del CdE. La Slovenia ha firmato l’ECRML il 3 luglio 1997 e l’ha ratificato il 4 ottobre 2000 (il trattato è entrato in vigore il 1° gennaio 2001). La Croazia ha firmato e ratificato la Carta il 5 novembre 1997 (il trattato è entrato in vigore il 1° marzo 1998). L’Italia ha firmato il documento il 27 giugno 2000, ma non lo ha mai ratificato e di conseguenza la Carta non è mai entrata in vigore.


Il Consiglio d’Europa è stato fondato il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra, firmato da dieci Paesi tra cui l’Italia. Il suo obiettivo è assicurare il rispetto di tre principi fondamentali: la democrazia pluralista, il rispetto dei diritti umani e la preminenza del diritto. Il Consiglio d’Europa opera inoltre per la valorizzazione dell’identità culturale europea attraverso la lotta contro ogni forma di intolleranza; la ricerca di soluzioni per i problemi sociali e la salvaguardia della qualità della vita dei popoli dell’Europa.

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