Recovery Fund europeo: l’Istria candida 58 opere

Si tratta di progetti per il rilancio economico e sociale del valore di ben 2 miliardi di kune

Boris Miletić e Fabrizio Radin

Due miliardi di kune per 58 opere di rilancio economico e sociale. È quanto l’Istria vuole e spera di ottenere dal Recovery Fund europeo contro la crisi scatenata dal Covid-19 (sempre che il governo e la Commissione europea glieli concedano). Per non aspettare invano, il f.f, di presidente della Regione istriana, Fabrizio Radin e il sindaco di Pola, Boris Miletić, si sono messi d’impegno e hanno stilato un catalogo delle opere prioritarie (in corso o in anticamera per mancanza di soldi), che secondo loro meritano tutto l’appoggio europeo perché “non rientrano nella categoria degli interventi di parrocchia” ma sono piuttosto “quel tipo d’investimenti che incidono sul serio sulla qualità della vita dei cittadini”. Così Radin e Miletić hanno chiamato a raccolta la stampa, le radio e le emittenti televisive locali per dire che “noi in Istria siamo pronti, ci siamo messi d’impegno, abbiamo preparato il campo per guardare avanti e ora sarebbe giusto che i nostri sforzi fossero ripagati da chi ha in mano gli strumenti e il potere per autorizzarli”, ha chiarito Radin.

Una selezione di 350 progetti
Per intenderci, questo “catalogo” non è una lista dei desideri campata in aria. Al contrario, è una selezione ricavata da un elenco di oltre 350 progetti in via di realizzazione o programmazione tutti validi, benché non tutti ugualmente esemplari, per presentare alle autorità europee. Scuole, ospedali, gerontocomi, asili, palestre sportive, infrastrutture portuali, dighe foranee, acquedotti, reti fognarie, centri universitari, istituti di ricerca e tecnologia, incubatori d’impresa, stazioni degli autobus, digitalizzazione dei servizi amministrativi e progetti di transizione dai combustibili fossili a fonti d’energia rinnovabili. Si tratta di opere necessarie come l’aria che respiriamo, ma difficilmente attuabili con le sole forze della fragile economia regionale, soprattutto “alla luce della pesante tassazione che si prende più di quanto poi restituisca sotto forma di beni, servizi e opere”, ha spiegato ancora Radin rilevando l’ingrata posizione dell’Istria nel quadro del sistema fiscale nazionale ipercentralizzato.
Impossibile elencare tassativamente tutte e 58 le opere per cui l’Istria chiede il supporto dal Recovery Fund, ma alcune si fanno notare per valore economico e importanza sociale. Tra queste la costruzione della Scuola di medicina di Pola, la ricostruzione del Reparto di malattie infettive quale centro di riferimento per i pazienti affetti da coronavirus, il rinnovo degli strumenti diagnostici del Reparto di radiologia, il recupero della vecchia sede della Direzione dell’Ospedale e la sua trasformazione in appartamenti per il personale ospedaliero deficitario, l’incubatore aziendale agricolo, il recupero della sede della Regione istriana in Riva a Pola (ex Comando della Marina militare dell’Alto Adriatico), la ristrutturazione dell’Ospedale ortopedico di Rovigno, tutta una serie di opere e investimenti nelle sedi scolastiche, nei porti (dighe foranee) e nelle Case di cura per anziani, malati e disabili, ma anche nella digitalizzazione degli acquedotti per la lettura dei contatori a distanza e via elencando.

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