Raccolta delle olive: una stagione eccellente

Oggi Umago conta 220 olivicoltori e oltre 250mila piante su mille ettari di terreno

La raccolta delle olive in un oliveto umaghese

Durante il lockdown primaverile le previsioni per la vendita dell’olio d’oliva erano davvero pessime. Per spostarsi da un Comune all’altro e da una Regione all’altra serviva il lasciapassare, ma poi le cose sono cambiate e la riapertura dei confini e l’arrivo dei turisti hanno riavviato il mercato e oggi quasi tutti gli olivicoltori sono riusciti a piazzare l’olio dell’anno scorso. Via libera dunque alla raccolta di quest’anno, con rinnovata fiducia, perché l’oliva è sana e di ottima qualità, anche perchè i trattamenti contro la mosca olearia e gli altri parassiti, salvo eccezioni, sono stati fatti per tempo.

Qualche problema, però, ci potrebbe essere anche quest’anno. Come ci ha detto l’ing. agronomo David Banko, le previsioni sono buone, con un aumento della produzione anche del 40-50 p.c. rispetto allo scorso anno. “L’unico nemico in questo momento e nelle settimane future è il maltempo, che potrebbe rallentare la raccolta – dice –. E se questo dovesse succedere allora la mosca olearia potrebbe tornare all’attacco, perché i trattamenti hanno una durata piuttosto breve. La raccolta delle olive praticamente è già iniziata, anche se il frutto non è ancora maturo al punto giusto. Oltre al possibile maltempo e alla mosca olearia, va considerato pure un possibile lockdown, come ipotizzato dal ministro della Sanità, Vili Beroš, che potrebbe metterebbe in crisi la molitura delle olive, perché le capacità attuali degli oleifici della zona sono piuttosto limitate”.

In crisi non si troverebbero dunque soltanto le vendite, ma anche la stessa lavorazione delle olive, perché da anni i produttori dell’Umaghese, in mancanza di frantoi, devono spesso portare le proprie olive a Capodistria. E con un possibile lockdown questo sarebbe molto più complicato.
Dunque, un po’ di preoccupazione c’è, sia per le piogge previste nelle prossime settimane, sia per le capacità ridotte dei frantoi della zona. Già ora bisogna prenotarsi con molti giorni d’anticipo e in caso di maltempo ci potrebbero essere dei problemi nella consegna delle olive per la molitura.

L’olio istriano è sempre più quotato

Rinascita gastronomica
Ad ogni modo la rivalorizzazione dell’olivicoltura ha portato a una rinascita gastronomica di prim’ordine, legata al territorio, alla tradizione, alla terra istriana. La collaborazione proficua tra coloro che producono l’olio d’oliva e coloro che lo consumano, ha portato a una nuova tendenza, a vantaggio di entrambi le parti. Per questo motivo l’olio si vende (e bene) e in tutta l’Istria sono stati piantati migliaia di nuovi oliveti, che oggi producono in maniera esponenziale, man mano che gli alberi crescono e si sviluppano.
Alla base di un grande olio d’oliva ci stanno sempre però la terra, il sole e il lavoro dell’uomo. Un lavoro che è diventato uno stile di vita per migliaia di istriani e centinaia di umaghesi. Ma l’olio, si sa, oltre che produrlo bisogna anche venderlo. Si tratta di un momento estremamente impegnativo, anche se l’Istria è riconosciuta nel mondo per l’eccellenza del prodotto.

Oggi Umago conta 220 olivicoltori e oltre 250mila piante su mille ettari di terreno. I risultati conseguiti sono eccezionali, perché l’olio è sempre ai vertici di tutte le graduatorie e delle fiere sia nazionali che mondiali. Di ottimi produttori ce ne sono molti, come ad esempio Enio Zubin, che assieme alla sua famiglia, con il suo “Oio de Buscina”, ha raggiunto livelli mondiali nella categoria monovarietale. Poi ce ne sono molti altri che sono stati inseriti nella prestigiosa guida “Flos Olei”. Via dunque alla stagione, fra l’incertezza del tempo e l’incognita del Covid.

David Branko

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