Pandemia sì, ma non trascurare i pazienti oncologici

A colloquio con il primario Prof.ssa Ingrid Belac Lovasić, sul tema dei tumori

La prof.ssa Ingrid Belac Lovasić, a capo della Clinica di radioterapia e oncologia del CCO di Fiume. Foto Željko Jerneić

Cure oncologiche in tempi di Covid-19. Un tema ricorrente in quest’era particolare, in cui tutto il mondo sembra essere concentrato solo ed esclusivamente sul problema pandemia, del quale abbiamo discusso a lungo con la Prof.ssa Ingrid Belac Lovasić, primario della Clinica di radioterapia e oncologia del Centro clinico-ospedaliero di Fiume. Abbiamo incontrato l’oncologa nell’ex Villa Gorup, sede della Clinica, per affrontare anche la situazione che vige nella Regione litoraneo-montana per quanto concerne le malattie oncologiche e i metodi di cura innovativi.
È cambiato qualcosa in quanto a emergenza sanitaria e a cure e terapie?
“Assolutamente niente. Siamo stati molto attenti e adottato misure rigorose. Fortunatamente il virus non è penetrato in Clinica per cui abbiamo potuto garantire ai nostri pazienti tutte le cure necessarie. Siamo l’unica istituzione in Croazia a non avere le liste d’attesa per il ricovero e nemmeno per le terapie di cui queste persone hanno assoluto bisogno. Tutto si risolve nell’arco di una settimana. Durante l’epidemia, ancora in corso, abbiamo avuto pazienti che fino a quel momento erano stati in cura ad Aviano, in Turchia e nella Corea del Sud e che a causa dell’emergenza sanitaria non hanno potuto proseguire con le terapie all’estero. Tutti sono risultati negativi al Covid potendo così proseguire con le cure nella nostra Clinica. La priorità assoluta è non trascurare i pazienti oncologici a causa del coronavirus. È tutt’altro discorso se parliamo degli ultimi sei mesi e di quanto la pandemia e l’imposto lockdown abbiano influito sulla diagnostica di nuovi casi di tumore. Infatti, durante il lockdown le persone evitavano di recarsi dal medico, ma è ancora troppo presto per sapere quanto questo abbia inciso su un eventuale aumento dei casi. Bisogna tenere di conto il fatto che il numero dei decessi causati dal carcinoma è di gran lunga superiore a quelli avvenuti per Covid-19”.
Quanti posti ha a disposizione la Clinica?
“Quotidianamente nel day hospital un centinaio di pazienti si sottopongono alle varie terapie, tra cui la chemioterapia, la terapia ormonale e l’immunoterapia. Circa 120-130 pazienti vengono sottoposti alla radioterapia, mentre i posti letto ospedalieri sono 37”.
Una volta diagnosticata la malattia come si procede?
“È importante sottolineare che prima di definire il tipo di cura ogni paziente viene affidato a un team multidisciplinare. Questo è fondamentale per poter definire con precisione le terapie più idonee. In sostanza, per ogni paziente vengono stabilite cure individuali. Quest’approccio verso le cure ha dato degli ottimi risultati in quanto, in generale, è aumentata la sopravvivenza ed è migliorata la qualità di vita. Il team multidisciplinare è composto da diversi profili medici, tra cui l’oncologo, il chirurgo, il patologo, lo psicologo, l’esperto di medicina nucleare. Questo tipo d’approccio ci consente di procedere con le terapie preoperative, che in molti casi permettono di diminuire la grandezza del tumore e di optare per un intervento chirurgico meno invasivo. Ciò è importante soprattutto per i tumori al seno, poiché molte volte consente di evitare la mastectomia e questo migliora sensibilmente la qualità di vita delle pazienti. In questo senso, la Clinica fiumana ha fatto passi da gigante”.
Qual è l’incidenza dei carcinomi e quali tipi sono oggi i più frequenti?
“Negli ultimi anni la situazione è cambiata. Per quanto riguarda gli uomini, il timore più frequente è quello alla prostata, mentre per anni è stato quello ai polmoni, che oggi è invece in crescita tra il gentil sesso, anche se al primo posto resta quello al seno. È interessante il fatto che il numero dei carcinomi al seno è in aumento in rapporto a quello dei decessi, che tende a diminuire. Ciò significa che la prevenzione e le cure innovative stanno dando i propri frutti. Nel 2017 sono stati diagnosticati 2.767 tumori al seno e 853 decessi, mentre nel 2014 erano stati invece 2.699 i casi e 1.071 i decessi”.
Quali sono i fattori a rischio per il tumore al seno?
“Il principale è quello di essere donna. Influiscono però molto anche l’anamnesi familiare, l’esposizione alle radiazioni, il ciclo mestruale precoce, l’età avanzata dell’ultima mestruazione, il primo parto in età matura, le terapie ormonali durante la menopausa, il consumo di alcol, i chili accumulati nella post-menopausa. Sono tanti i fattori a rischio, ma la prevenzione ha un ruolo molto importante, ovvero quello di consentire una diagnosi precoce che può salvare la vita. È consigliato quindi effettuare controlli regolari e sottopporsi alla mammografia dopo i 40 anni di età”.
Nel mondo sono in aumento i casi di melanoma. Com’è la situazione in Croazia?
“Purtroppo anche nel nostro Paese sono in aumento. Si tratta del tumore più pericoloso e aggressivo in assoluto, che sviluppa metastasi molto rapidamente. Colpisce soprattutto persone giovani. Per quanto riguarda le donne, la media è dai 25 ai 39 anni d’età. In Croazia la sopravvivenza fino ai cinque anni dalla diagnosi è del 70,6 per cento, mentre la media europea è dell’83,2 p.c. La forma più frequente è il melanoma cutaneo. È importante quindi limitare l’esposizione al sole, sopratutto in tenera età. Le scottature solari e l’uso dei solarium rappresentano i rischi maggiori. Un’importante novità in questo senso è la possibilità di sottoporre i pazienti alla terapia adiuvante. Si tratta di un trattamento somministrato successivamente all’intervento chirurgico, e di terapie sistemiche che seguono il circolo sanguigno per raggiungere il posto in cui si è formato il tumore. Prima questa terapia era consentita soltanto per i pazienti con metastasi, mentre ora è possibile somministrarla anche dopo l’intervento chirurgico. In questo modo, il rischio di recidività si riduce del 51 per cento, di sviluppo di metastasi del 47 p.c. e di decesso del 43 p.c. nello stadio 3 della malattia”.
Lo scorso fine settimana si è tenuto il primo Congresso oncologico virtuale. Di che cosa si è discusso?
“È stato il 13º Congresso, ma il primo virtuale. Avrebbe dovuto tenersi ad Abbazia, ma non è stato possibile considerata l’emergenza sanitaria. Vi hanno partecipato 400 esperti della materia provenienti dalla Croazia e dall’estero. I temi più importanti sono stati la Strategia nazionale della lotta contro i tumori, le cure oncologiche innovative e le novità mondiali nel settore. Considerata la presenza di eminenti scienziati il Congresso è stato molto interessante e utile per tutti i partecipanti”.

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