Istria. Disoccupati +37 p.c. rispetto al 2019

L’effetto coronavirus si fa sentire sempre di più nel mondo del lavoro. A differenza degli anni scorsi le aziende del settore turistico non assumono quasi nessuno

Attualmente la metà dei posti di lavoro è offerta dai supermercati

L’emergenza coronavirus sta causando e causerà a lungo termine, danni incalcolabili all’economia globale. Con la chiusura dei confini messa in atto da sempre più Paesi e la drastica riduzione del numero di persone che viaggiano, uno dei settori più colpiti è il turismo. Secondo il World Travel & Tourism Council (WTCC) – l’organizzazione che rappresenta il settore privato dell’industria dei viaggi e del turismo – sarebbero a rischio oltre 50 milioni di posti di lavoro nel mondo. Le sue previsioni per l’impatto del coronavirus quest’anno stimano le perdite del settore nell’ordine del 25 per cento, ossia l’equivalente di tre mesi di viaggi persi. Già stiamo assistendo alla cancellazione in massa delle prenotazioni di hotel e voli e al crollo di quelle dei prossimi mesi. Insomma, quanto emerge dal rapporto del World Travel & Tourism Council è un quadro preoccupante, considerando che quella del turismo è una delle industrie più grandi del mondo, che dà lavoro a circa 320 milioni di persone e genera il 10,4 per cento del prodotto interno lordo. In Croazia, il turismo e il suo indotto, generano addirittura un quinto del PIL nazionale. Di fronte ai drammatici dati del WCTT ha dovuto arrendersi anche il ministro del Turismo croato, Gari Cappelli, che non più di un mese e mezzo fa tentò di tranquillizzare l’opinione pubblica, dicendo che “presumibilmente il fenomeno inciderà sui risultati turistici del primo quadrimestre, ma nemmeno troppo”.
I numeri della crisi
A quanto pare, non sarà così. Stando alle ultime stime del Dicastero del Turismo, quest’anno, la riduzione delle presenze turistiche potrebbe sfiorare addirittura il 75 per cento. Una catastrofe, sia per le casse dello Stato che per alberghi, centinaia di affittacamere e decine e decine di migliaia di lavoratori stagionali legati all’industria del turismo, per i quali la stagione, sebbene non ancora iniziata ufficialmente, si è già trasformata in un incubo. L’emergenza coronavirus, la paura e l’incertezza sul futuro hanno infatti costretto le principali catene alberghiere presenti in Croazia a sospendere le assunzioni. Ma non soltanto. Il blocco pressoché totale delle assunzioni riguarda praticamente tutte le imprese, piccole, medie o grandi che siano, che operano nel settore turistico. L’Istria non è un’eccezione. Lo dicono i numeri. Invece di ridursi – come di solito avviene con l’avvicinarsi della Pasqua e del ponte del Primo maggio e la conseguente riapertura delle strutture turistiche – nel corso di marzo il numero dei disoccupati è aumentato del 5,9 per cento rispetto a febbraio, assieme ai mesi di novembre, dicembre e gennaio, uno dei mesi più bui per l’occupazione in Istria. Rispetto al mese di marzo del 2019, il numero di chi è in cerca di un lavoro è superiore addirittura del 37 per cento. Al momento, i disoccupati in Istria sono infatti 5.390, 301 in più rispetto a un mese fa e poco meno di duemila in più rispetto a marzo 2019.
Parenzo va in controtendenza
Il dato sarebbe potuto essere anche peggiore. Fortunatamente, la maggior parte dei locali, bar, ristoranti e altre piccole e medie aziende del settore del turismo non ha licenziato i dipendenti, preferendo usufruire dei provvedimenti varati dal governo per far fronte all’emergenza coronavirus in Croazia. Tornando a chi un lavoro non ce l’ha, dai dati forniti dall’Istituto nazionale per l’impiego risulta, come del resto prevedibile, che l’area dell’Istria con la più alta concentrazione di disoccupati è il Polese. Nel principale centro urbano della penisola e nelle località limitrofe risiede infatti oltre la metà (2.756) di tutti i senzalavoro presenti in Regione. A Pola e dintorni il loro numero è aumentato di 208 unità. L’area dell’Istria con la più bassa concentrazione di disoccupati, invece, continua a essere il Pinguentino con “sole” 103 persone (+15) in cerca di un’occupazione. Nell’Albonese risiedono 456 (+25) disoccupati, mentre a Pisino e dintorni vivono 336 disoccupati, 31 in più rispetto a febbraio. Nel Rovignese, i senza lavoro sono poi 570 (+7) e nell’Umaghese 494 (+24). L’unica nota positiva arriva dal Parentino, dove i disoccupati sono diminuiti anziché aumentati. Al momento, Parenzo registra 675 senza lavoro. A febbraio il loro numero era pari a 684.
C’è anche chi assume
Nonostante l’emergenza c’è chi in questi giorni è alla ricerca di nuovi dipendenti. I datori di lavoro in Istria, sono infatti in cerca di un circa 140 persone. La metà dei posti di lavoro è offerta dai supermercati e altri negozi di alimentari, ossia le uniche attività al momento aperte al pubblico. C’è chi, però, forse più ottimista di altri cerca anche cuochi e baristi, ma sono una piccola minoranza.

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