Case di riposo. «Gli anziani non sono prigionieri»

Il difensore civico per le persone invalide della Repubblica di Croazia, Anka Slošnjak, avverte che tutti devono poter muoversi liberamente

Gli avvisi sul divieto di visita alla Casa dell'anziano di Canttida, a Fiume. Foto Željko Jerneić

È stata una delle paure più grandi in quest’emergenza sanitaria che sta coinvolgendo tutto il mondo. Facciamo riferimento all’irruzione del coronavirus nelle Case di riposo. Gli anziani, fragili e spesso con più patologie pregresse, sono le vittime ideali di Sars-Cov-2. In Croazia è successo ad esempio a Spalato dove si sono avuti diversi decessi. Preoccupazione anche in Istria, precisamente al Centro per anziani e disabili “Atilio Gamboc” di Umago e alla Casa di riposo “Alfredo Štiglić” di Pola. In Slovenia i riflettori sono puntati sul gerontocomio di Hrastnik. Ma non è soltanto il Covid-19 a irrompere nelle Case di riposo: parliamo di solitudine e paura di questa temibile malattia da parte di coloro che sono avanti con gli anni.
Dopo l’arrivo del coronavirus si è dovuto correre ai ripari per tutelare gli anziani. Da qui il divieto di visite ai gerontocomi. Ai familiari è stato negato il libero accesso agli assistiti con gli anziani che hanno dovuto rinunciare agli abbracci con i loro più cari. Ed è su questo problema che il difensore civico croato per i disabili Anka Slošnjak ha voluto porre l’accento.
“Gli anziani non possono vivere in isolamento fino a data da destinarsi. È una cosa disumana. In questa nuova normalità che stiamo vivendo attualmente ai fruitori dei gerontocomi va data la possibilità di potersi spostare liberamente”. È quanto affermato da Anka Slošnjak. In base alle attuali raccomandazioni dell’Istituto croato per la salute pubblica (HZJZ), in vigore da metà marzo (c’è stata una breve “tregua” di una ventina di giorni durante il periodo di allentamento delle misure avutosi in giugno), gli anziani non possono abbandonare la struttura che li ospitano. Le Case di riposo sono diventate, dunque, delle prigioni. “È dal maggio scorso che mi rivolgo agli organi competenti per mettere in risalto un fatto molto grave: con le attuali regole per contenere l’espansione del coronavirus vengono lesi i fondamentali diritti umani degli ospiti delle Case di riposo. Sono gli stessi anziani a lamentarsi del fatto che negli ultimi quattro mesi non hanno potuto lasciare tali istituzioni. Non dobbiamo dimenticare in tale contesto la loro salute mentale e fisica. Le persone anziane fanno molta fatica a dover affrontare un regime così rigido”, ha sottolineato il difensore civico per i disabili. Ed è vero: abituati ad essere circondati da familiari e amici, gli anziani soffrono di non poter stare con loro. La lontananza fisica dei propri cari pesa tantissimo e le giornate sembrano non finire mai. Anka Slošnjak ha sottolineato altresì come d’altro canto i dipendenti delle Case di riposo, una volta terminato il loro turno di lavoro, possono spostarsi liberamente e avere contatti con altre persone rischiando in questo modo di contrarre il coronavirus. “Pertanto la domanda sorge spontanea: come mai le stesse misure di tutela anti-Covid che riguardano i dipendenti dei gerontocomi (misurazione della febbre prima di venire al lavoro, tamponi periodici, distanziamento fisico, uso di mascherine protettive) non possono valere anche per i fruitori di queste strutture, ossia per coloro che le richiederebbero?”, si chiede il Difensore civico per persone con disabilità aggiungendo come anche gli anziani ospiti delle istituzioni suddette si debbano abituare alla convivenza con il virus. “I servizi epidemiologici devono trovare una soluzione a questa difficile situazione che vede gli anziani “prigionieri” nelle Case di riposo. Va data loro la possibilità di poter “travalicare i confini” delle istituzioni che li ospitano, ovviamente nel pieno rispetto delle misure antiepidemiologiche. Devono potersi muovere liberamente. È un loro diritto fondamentale”, ha ribadito Anka Slošnjak.

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