Il ministro della Cultura: Fiume Capitale festeggia la diversità

A tutto tondo con Nina Obuljen Koržinek, sul progetto CEC 2020 e sugli innumerevoli vantaggi che il prestigioso titolo comporterà per la città e per il Paese

Il ministro della Cultura, Nina Obuljen Koržinek. Foto Grgo Jelavic/PIXSELL

Fra circa tre mesi Fiume, “porto della diversità”, prenderà in consegna dall’italiana Matera e dalla bulgara Plovdiv, lo scettro di Capitale europea della Cultura, unendosi alla rosa delle oltre 60 città che hanno ricoperto finora questo prestigioso incarico. L’evento inaugurativo si terrà agli inizi di febbraio. Sarà un grande onore per la realtà locale, e di riflesso per il Paese, che otterrà dal titolo forte visibilità in Europa e nel mondo. Un’occasione unica, da sfruttare appieno, per la quale sono in preparazione, in questo periodo, tutta una serie di avvenimenti. Ne abbiamo parlato a lungo con il ministro della Cultura, Nina Obuljen Koržinek, dettasi particolarmente compiaciuta per quanto attende Fiume, e di conseguenza la Croazia, nel 2020.
Perché, secondo lei, Fiume merita di essere Capitale europea della Cultura? Che cosa ha convinto la Commissione giudicatrice?
“L’iter di candidatura, che comprende principalmente la stesura del dossier programmatico e l’ingaggio degli artisti, è un’operazione estremamente complessa, che necessita di tempo e grande attenzione. Nella mia ventennale carriera di esperta di culture politiche e di consulente per il progetti europei, ho avuto modo di visitare diverse Capitali europee della Cultura, prendendone in visione i rispettivi programmi di candidatura, analizzandone i contenuti, sia quelli buoni che quelli meno buoni, che non avevano avuto il successo sperato. Credo che tutte e quattro le città croate in lizza finale per il titolo del 2020 (dopo la prima scrematura, erano rimaste in corsa, oltre a Fiume, anche Pola, Osijek e Ragusa-Dubrovnik, nda), abbiano proposto programmi di grande interesse e pregio. La Commissione ha scelto infine Fiume che, non ho dubbi, saprà sfruttare al meglio questa bella occasione”.
Che cosa porterà alla città questo autorevole titolo? Quanto esso contribuirà a cambiare la percezione che l’opinione pubblica ha della cultura in generale, del modo in cui viene gestito il settore a livello locale, ma anche nazionale?
“Non bisogna dimenticare che oltre alle succitate quattro città, entrate nel 2016 nella fase finale del concorso, avevano tentato di aggiudicarsi il titolo anche Zagabria, Zara, Spalato, Varaždin e Đakovo, ognuna con un programma davvero eccelso. Ambire a un ruolo di così alto pregio significa avere grande considerazione del proprio lavoro e dei propri requisiti, ma anche ritenere il settore culturale un ineguagliabile catalizzatore di cambiamenti, oltre che un investimento a lungo termine nel progresso sociale del Paese. Vorrei complimentarmi con ciascuna di queste città, a prescindere dal risultato, perché la loro adesione è stata molto apprezzata e lodata dalla Commissione europea nel suo resoconto finale. Fiume è riuscita a imporsi sulle altre offrendo un progetto di dettagliata analisi e rilettura del futuro non soltanto cittadino, ma anche regionale. I benefici che Fiume otterrà da questo titolo saranno molteplici e consisteranno, in primo luogo, in una sua profonda trasformazione in città dell’arte, pronta a sfruttare anche negli anni a venire il ricco capitale culturale e il potenziale che si creeranno nel corso del 2020. Devo dire che, arrivati fin qua, siamo tutti un po’ in attesa perché tra qualche mese non ci sarà soltanto Fiume CEC. Il 2020 sarà anche l’anno in cui la Croazia assumerà il semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, il che le regalerà ulteriore visibilità a livello globale. Sarà un’ottima occasione per promuovere in tutta l’Europa, ma anche nel resto del mondo, grazie appunto al titolo che ricoprirà Fiume, l’arte e la cultura dell’intero Paese”.
È soddisfatta di come stanno procedendo i preparativi per l’appuntamento del 2020?
“Fiume ha avuto sin dall’inizio piena autonomia nella stesura del progetto CEC e in virtù di questo, il Ministero non ha voluto influire e condizionarla nella scelta dei singoli programmi e delle varie linee guida. Per il Dicastero che guido è importante che la città sappia offrire e sostenere contenuti culturali sostenibili e rivelanti, di dimensione nazionale, ma anche europea, di una certa portata. Personalmente sono in continuo contatto con la municipalità e con l’azienda addetta al progetto (Rijeka 2020, nda) e posso assicurare che per il momento tutto procede secondo i piani e le aspettative. Se non ci saranno imprevisti dell’ultimo minuto, CEC si rivelerà per Fiume, come per la Croazia, un grande successo”.
Come valuta il programma di interventi infrastrutturali proposto da Fiume nell’ambito del progetto CEC? Il riferimento è alla riqualificazione dell’ex complesso Rikard Benčić in Polo culturale cittadino. Lei avrebbe optato per altre soluzioni?
“Come ho detto poc’anzi, la città è sempre stata, ed è tuttora, autonoma nella scelta dei programmi da presentare nell’ambito di CEC. Il titolo le lascerà in dotazione un’infrastruttura culturale di tutto rispetto, che consisterà in nuovi spazi museali, in una Biblioteca all’avanguardia e in una Casa dell’Infanzia che sarà un vero e proprio contenitore di arte e cultura, il tutto appunto nell’ex complesso Rikard Benčić, i cui vecchi stabili sono sottoposti in questo periodo a un’importante opera di rinnovo grazie ai fondi dell’Ue. In tema di finanziamenti, una parte sarebbe forse potuta essere indirizzata verso altri progetti di restauro, e qui mi riferisco in primo luogo al TNC ‘Ivan de Zajc’, che necessita di ristrutturazione. La Città ha avuto però altre priorità su cui puntare, e ci sta. Personalmente, avrei investito molto più volentieri in qualche edificio sacro o in qualche stabile di fine Ottocento e inizio Novecento, che hanno segnato lo sviluppo industriale di Fiume. Detto ciò, quel che conta alla fine è che i soldi vengano spesi bene e che la nuova infrastruttura sia finanziariamente sostenibile e al servizio dei cittadini”.
Spesso, quando si parla di cultura, si sente dire che Fiume sia un po’ come la Bella addormentata nel bosco. È d’accordo con quest’affermazione?
“Assolutamente no! Culturalmente parlando, Fiume si presenta oggi come una città di grande impatto istituzionale ed extraistituzionale, con tutto il suo ampio ventaglio di artisti contemporanei, che qui vivono e operano. Inoltre, grazie a dirigenti quali ad esempio il sovrintendente Marin Blažević o il curatore museale Slaven Tolj (alla guida del Museo d’Arte moderna e contemporanea, nda), per citarne soltanto alcuni, i quali puntano principalmente sullo sviluppo dell’arte dello spettacolo (detta anche performance d’arte o d’artista, nda), il settore culturale sta vivendo a livello locale la sua seconda giovinezza. Un’evoluzione avvenuta a piano a piano e garantita dal lavoro sinergico di tutte le istituzioni di riferimento cittadine. Stimolo aggiuntivo sono stati i preparativi per l’appuntamento del 2020, per cui Fiume può vantare in questo momento una scena culturale molto viva e un pubblico attento, appassionato e in costante crescita. Affermare, pertanto, che stia arretrando rispetto agli altri, è del tutto fuori luogo”.
Avrà seguito sicuramente le polemiche sui costi del restauro della nave Galeb, che hanno tenuto banco per tutta l’estate in sede di Consiglio cittadino. Qual è la sua opinione al riguardo? È giusto che lo storico panfilo venga ristrutturato nell’ambito di Fiume CEC?
“L’acquisto della Galeb, avenuto dieci anni fa, è stato volere esclusivo della Città e il Ministero della Cultura non è mai stato interpellato al riguardo, né ha avuto voce in capitolo sul suo restauro. Avendo l’Europa riconosciuto l’importanza di una sua riconversione in museo galleggiante con conseguente stanziamento di fondi per un intervento di questo tipo, non si può ora lasciare le cose a metà e rinunciare al progetto. Bisogna portarlo avanti. Io avrei optato piuttosto per il rinnovo di altri beni culturali quali ad esempio lo Zajc o il Teatro Fenice, che ho visitato recentemente rimanendone affascinata. Gli interni di questo palazzo sono di una bellezza unica e andrebbero sfruttati a fini culturali”.
Fiume ha tanti edifici dismessi che sono patrimonio culturale della Repubblica di Croazia e che necessitano di ristrutturazione. Che cosa può fare, in questo senso, il Ministero della Cultura?
“Poco o niente, poiché spetta ai proprietari dei palazzi proporre, applicare e finanziare un dato progetto di rinnovo. A livello ministeriale, possiamo eventualmente suggerire un dato intervento, indicarne la necessità o l’urgenza. Non tutti gli stabili abbandonati devono per forza avere una funzione culturale. Il Ministero può proporre alla municipalità di riqualificarli per altri tipi di attività. Una volta definito il loro futuro impiego, è molto più facile aderire ai bandi dell’Ue per l’ottenimento di finanziamenti a fondo perduto, le cui finalità si differenziano da concorso a concorso. Credo che per i vecchi edifici industriali di Fiume sia questo il percorso da intraprendere”.
Quanto inciderà, secondo lei, il titolo di Fiume CEC sul turismo locale? Riuscirà a stimolare ulteriormente i movimenti turistici in città?
“Indubbiamente. Il titolo di CEC avrà in questo senso un ruolo fondamentale. Fiume è sempre stata percepita come una città di transito verso destinazioni più gettonate e di maggiore attrazione turistica. Appunto una city break. Gli eventi artistico-culturali in preparazione per l’anno prossimo contribuiranno a incrementare gli arrivi in città, seppur con permanenze di breve durata. Una tendenza che si manterrà, ne sono più che sicura, anche negli anni a venire”.
Nell’aprile del 2020 scadrà il suo primo mandato da ministro della Cultura. Si ritiene soddisfatta del lavoro svolto finora dal suo Dicastero?
“Ne abbiamo fatte di cose. Una di queste è stato rimpolpare, di anno in anno, i fondi destinati all’attività del Ministero della Cultura, che in questo momento può contare sullo 0,9 p.c. del bilancio pubblico. Ho insistito sul processo di digitalizzazione e di acceleramento dei bandi di gara, oltre che sull’avvio della Strategia di sviluppo della cultura fino al 2030. Bisognava inoltre fare ordine nei finanziamenti, varare una serie di nuove Leggi (sugli archivi, sui musei, sulle biblioteche e sulle attività audiovisive), diminuire l’imposta sul valore aggiunto per l’ingaggio degli artisti e pubblicare una serie di bandi tra cui sottolineerei quello per lo sviluppo del pubblico e di supporto diretto degli artisti visivi. Il Ministero che guido da tre anni a questa parte, ha approvato la Strategia di promozione e incitamento alla lettura, che viene finanziata in gran parte dall’Ue, e per quattro volte impinguato i fondi destinati all’imprenditoria nelle industrie culturali e creative. Uno dei nostri obiettivi principali è stato attingere ai massimi termini dal Fondo sociale europeo per una serie di progetti culturali mirati, che abbiamo poi cofinanziato con oltre 100 milioni di kune. Tra circa un mese diventerà, inoltre, operativo il progetto di digitalizzazione del patrimonio culturale, costato al Dicastero 80 milioni di kune, a cui abbiamo lavorato intensamente negli ultimi tre anni. In tema di conservazione e tutela dei beni culturali, sono stati realizzati interventi di restauro di grande pregio, come ad esempio il rinnovo di Palazzo Moise sull’isola di Cherso, la cui ristrutturazione è stata guidata in toto dal Ministero della Cultura. L’edificio è gestito oggi dall’Ateneo di Fiume. Infine, sono in preparazione il nuovo pacchetto di Leggi sui mass media, che entrerà in vigore a breve, il nuovo disegno di legge sui finanziamenti e sugli artisti, e una serie di modifiche e integrazioni alla Legge sui teatri. Tirando le somme, mi sento di dire che il nostro è stato un lavoro complesso e non sempre facilissimo, anche in virtù del clima che abbiamo ereditato nel 2016, caratterizzato da continui scontri ideologici dove ci andava regolarmente di mezzo la cultura, usata spesso e volentieri per creare discrepanze sociali. L’attuale governo ha messo al primo posto il progresso del Paese e il lavoro che sta portando avanti è rivolto verso il futuro. Sono le medesime priorità che ha il Ministero che guido”.
«La CNI va curata e tutelata»
Di quanta autonomia gode, a suo avviso, sotto il profilo culturale, la Comunità Nazionale Italiana in Croazia? Concretamente il Dramma Italiano, quanto esso è indipendente nelle proprie scelte in seno al TNC “Ivan de Zajc”?
“Il sovrintendente Marin Blažević sottolinea spesso l’importanza e il valore del Dramma Italiano. Il Ministero della Cultura, dal canto suo, reputa il lavoro della compagnia di prosa, come di tutte le istituzioni CNI, di grande rilevanza, oltre che un valore aggiunto sia a livello locale che nazionale. Sono dispiaciuta per la questione dei ritardi nello stanziamento dei fondi dal versante italiano, che ha destabilizzato un po’ le cose. Spero che la questione si sistemi presto. L’attività del DI è importante tanto per il gruppo nazionale italiano di queste terre, quanto per la maggioranza. È un gioiello che va curato e tutelato“.

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