Rijeka, prove di normalità

Il capitano Alexander Gorgon

Sotto l’occhio vigile del viceallenatore Danko Matrljan e del preparatore atletico Aris Naglić, ovviamente nel pieno rispetto delle misure anti-contagio e della distanza sociale, il Rijeka si è rimesso ieri mattina al lavoro. Dopo cinque settimane di completo stop delle attività, a Rujevica si sono dunque riavuti segnali di vita, che in questo momento difficile per tutta l’umanità è sicuramente un’ottima notizia. Ogni passo avanti, seppur minimo, viene vissuto come un graduale ritorno alla normalità, dando a tutti un’iniezione di fiducia, forza e coraggio. In poche parole, proprio ciò che ci vuole…

Antonio Mirko Čolak al lavoro con la palla

I giocatori presenti erano una quindicina, vale a dire coloro che vivono a Fiume, nel circondario o che hanno preferito rimanere nel Quarnero invece di far ritorno a casa propria, alcuni come Escoval e Pires addirittura nel Paese natale o in quello dove vivevano prima. Si è lavorato singolarmente e in gruppi da tre (e non tutti in contemporanea), soprattutto sul miglioramento di una condizione fisica tutta da valutare dopo un mese di preparazione… differenziata. Naturalmente non è mancato anche il lavoro con la palla, perché non fare vedere “Sua Maestà” a un calciatore è come toglierli l’aria da respirare.

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