Rijeka, Rožman non crede a una Dinamo stanca

L'allenatore sloveno dei fiumani presenta la gara di domenica pomeriggio allo stadio di Rujevica (ore 17.30)

Un duello tra Zoran Kvržić e Mislav Oršić in una sfida precedente tra Rijeka e Dinamo. Foto Igor Kralj/PIXSELL

“Aspettiamo una Dinamo europea, che merita il nostro rispetto. In fondo, gioca in Champions League e non soltanto per fare atto di presenza. Nel nostro campionato è dominante, ha un’ottima squadra e un gioco riconoscibile. Vorrei che anche noi riuscissimo a raggiungere questo traguardo. Sarebbe bello avere queste cose, a prescindere se si gioca in casa o in trasferta. La Dinamo ha ottimi giocatori e la rispettiamo, ma sono certo che sapremo lottare fino all’ultimo respiro. I ragazzi sono motivati e quando scenderanno in campo voglio vedere lo spirito di gruppo che in qualche frangente è venuto meno. Abbiamo i mezzi per fare delle buone cose domenica”, sono le parole introduttive da parte del tecnico del Rijeka, Simon Rožman, per annunciare la partita di domenica (17.30) a Rujevica con la Dinamo.
Squadra quasi al completo
Rožman non avrà a disposizione alcuni giocatori infortunati o non ancora recuperati. Saranno assenti i centrocampisti Acosty e Pavičić, come pure i difensori centrali Punčec e Velkovski. “Gli altri ci sono tutti e si fanno concorrenza per un posto nei primi undici”, ha detto il tecnico all’incontro con i media. Chi sarà il secondo stopper accanto a Župarić? Per questo ruolo ci sono Escoval e il non ancora collaudato Šimić. “Forse l’uno o forse l’altro – ha risposto il Rožman –. O magari entrambi”. Ma, entrambi dentro e Župarić fuori, oppure si gioca con tre stopper? “Questo lo decideremo. Per ora non scopriamo tutte le carte”, le parole dello sloveno. Ricordiamo che sotto la guida di Igor Bišćan, nella finale di Coppa vinta dai fiumani il Rijeka aveva affrontato la Dinamo con tre difensori centrali.
Certe cose restano nello spogliatoio
Dopo la sconfitta al Gradski vrt con l’Osijek, con un ottimo primo e un pessimo secondo tempo, Rožman aveva fatto presente che i problemi sono evidenti, visibili anche dall’aereo. Quindi, non ha fatto precisazioni. “Siamo sinceri tra di noi, ma certe cose restano nello spogliatoio. Quella partita l’abbiamo analizzata a fondo, concludendo che nel primo tempo si è visto il Rijeka che tutti vogliamo. Non siamo ancora in grado di mantenere lo stesso livello per 90 minuti. Le gambe non ce lo consentono, ma ai giocatori chiederò ogni giorno di più. È il processo a cui accennavo quando sono arrivato a Fiume. Non so quanto sarà lungo, ma l’importante è che il club, lo staff tecnico e i giocatori sappiano quali sono i nostri intenti”. C’è un problema di tenuta atletica? Se ne discuteva, non senza polemiche, sotto la gestione Bišćan e, alla fine, direttamente o indirettamente, ciò ha portato all’avvicendamento sulla panchina. “Non vorrei parlare di ciò che è stato. I ragazzi stanno facendo quello che possono e restano altri fattori su cui lavorare e di cui i giocatori sono a conoscenza. Quando si inizia un processo e si si chiede di più, è normale che ci siano dei momenti di difficoltà anche a livello psicologico. Ora insistiamo sulle cose che funzionano e correggiamo quelle che non vanno bene. I giocatori lo accettano, ma dopo tre allenamenti non puoi certo aspettarti di compiere dei passi importanti”.
Succede anche in Europa
A distanza di pochi giorni dal KO del Rijeka a Osijek, l’Inter in Champions League è stata protagonista di una vicenda analoga, con lo stesso risultato finale. “Anche l’Inter con il Borussia Dortmund era in vantaggio per 2-0, così come la Dinamo aveva un rassicurante 3-1 per poi doversi accontentare del pareggio interno con lo Shakhtar. Da una sconfitta un allenatore può avere molte più indicazioni che da una vittoria. La sconfitta a Osijek me ne ha date diverse”. Dopo un risultato deludente come il 3-3 con lo Shakhtar, ci si può aspettare un calo psicologico nelle file della Dinamo? “Sono convintissimo che si presenteranno qui al meglio. Hanno una rosa ampia e un sistema di gioco con tante alternative. Non credo che la partita in Champions possa in alcun modo incidere sul loro rendimento. In campionato stanno dominando e lo fanno in tutte le partite, anche in quelle vinte per 1-0, dove il risultato può trarci in inganno. Se giocassero come fanno in Champions rifilerebbero 4-5 gol a tutti. Vorrei che i giocatori scendessero in campo con la testa sgombera da pensieri, ma mettendoci il cuore”.
Da tre mesi niente fuochi d’artificio
Dall’insediamento di Damir Mišković alla guida del club, dapprima a Cantrida e poi a Rujevica dopo ogni vittoria interna si festeggia con i fuochi d’artificio. Gli ultimi botti da Rujevica si sono sentiti lo scorso 3 agosto al termine di Rijeka Slaven Belupo, terminata con il successo dei fiumani per 3-1 nella terza giornata di campionato. “Dietro a tutto ci sono dei motivi e delle logiche, legate a situazioni precedenti e a quelle attuali. Noi stiamo affrontando un processo di costruzione. Adesso vorremmo cominciare a vincere, soprattutto in casa, e non soltanto offrire delle buone gare. Ciò che mi fa pensare è il fatto che con il nostro stile di gioco prendiamo gol anche quando ci sono otto giocatori dietro al pallone“, precisa l’allenatore sloveno, che non ha ancora vinto a Rujevica.
Il VAR non piace nemmeno a Rožman
Il VAR e le decisioni arbitrali hanno condizionato notevolmente la scorsa partita della Dinamo in Champions. Il tecnico Nenad Bjelica ha detto chiaramente che non gli piace. “L’arbitro in campo dovrebbe essere poco visibile, mentre con il VAR diventa spesso protagonista – dice Rožman –. La gente ama vedere all’opera i calciatori, non gli arbitri. Credo che a causa del VAR i direttori di gara siano anche sottoposti a una pressione maggiore e quindi più soggetti a commettere errori. Personalmente, sono uno che da sempre ama il calcio offensivo, con poche interruzioni. Pertanto, non mi va che una decisione arbitrale metta in secondo piano tutto ciò che di buono hanno fatto vedere i giocatori”.

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