Paolo Barbo: «La politica deve stare fuori dallo sport»

Una chiacchierata con il presidente del Buie calcio sulle ambizioni della società

Paolo Barbo, presidente del Buie calcio. Foto Goran Žiković

Fare il presidente di un club di Prima Lega è spesso un compito ingrato. Basti pensare al caso di Damir Mišković, prima glorificato e alla fine anche contestato dagli stessi tifosi del Rijeka. Svolgere, poi, questa funzione in una società minore può essere per certi versi ancora più complicato. Quando manca la visibilità scarseggiano in sostanza anche gli sponsor e con ciò i mezzi finanziari necessari per il normale svolgimento dell’attività. Senza dimenticare che parliamo pur sempre di sport amatoriale, finanziato in gran parte da Città e Regione d’appartenenza. Un mondo nel quale giocatori, allenatori e dirigenti sono costretti a lavorare in settimana per assicurarsi la propria esistenza, dedicandosi al calcio soltanto per hobby e passione. Un po’ anche ciò che ha spinto Paolo Barbo ad assumere la carica di presidente del Buie di calcio, un ruolo che svolge con la massima dedizione, cercando naturalmente di far quadrare i conti. I risultati degli ultimi anni gli stanno dando sicuramente ragione.
Lo abbiamo incontrato in occasione della gara dei sedicesimi di Coppa Croazia con il Rijeka, parlando a ruota libera e iniziando proprio con una battuta sul suddetto match. “Direi che tutto è andato a meraviglia al di fuori del risultato, a dire il vero un po’ pesante. Avevo detto ai ragazzi che ogni punteggio inferiore al 5-0 sarebbe andato benissimo, ma non è che potevamo aspettarci chissà cosa. Sono felice per la presenza di tanta gente sugli spalti in quanto per la città di Buie l’arrivo del Rijeka è stato prima di tutto un grande avvenimento sportivo. Magari non immaginate nemmeno quanti sforzi abbiamo fatto nell’organizzare e preparare la partita, però ci sentiamo completamente appagati. A differenza della prima volta, quanto la pioggia ci ha costretti al rinvio, direi che la festa è riuscita in pieno”.
Gli obiettivi stagionali sono ben altri…
“Sì, ovvio, questa in Coppa è stata soltanto una bella avventura. Tutti i nostri sforzi sono concentrati sul campionato di Quarta Lega, dove puntiamo alla promozione. Siamo fra le tre squadre favorite insieme allo Cres e al Naprijed. La palla è rotonda, si gioca per 90 minuti e sono convinto che possiamo lottare alla pari con entrambe. Se poi, a fine stagione, la promozione non dovesse arrivare, non ne faremo certo un dramma. La scorsa stagione abbiamo conquistato anche la Coppa d’Istria, mentre negli ultimi due anni abbiamo ottenuto la promozione dalla Prima Lega istriana alla Quarta Lega. Direi che le ambizioni non ci mancano. Vogliamo assolutamente far crescere la società: abbiamo tanti bambini che frequentano la nostra scuola calcio e ultimamente registriamo una crescita dell’interesse. Reputo questo fatto come una conferma che abbiamo intrapreso la strada giusta”.
Quanto è difficile fare il presidente del Buie?
“Tanto, tantissimo. Quando ti assumi un impegno e svolgi un incarico così importante devi dedicargli ovviamente tutto il tempo dovuto e occuparti di diverse problematiche, a cominciare dalla questione finanziaria e gestionale. Direi che ti prende completamente. Qualcuno vive questo ruolo magari in maniera più distaccata, ma io invece mi ci dedico al cento per cento. In tema di finanziamenti del club, abbiamo la Città di Buie che ci aiuta. Possiamo contare inoltre anche su alcuni sponsor. A piano a piano ce la facciamo a far quadrare i conti. L’importante è non avere o accumulare debiti e allo stesso tempo cercare di crescere”.
Torniamo indietro di due settimane. In occasione del rinvio della gara con il Rijeka aveva detto che il campo da gioco ha bisogno di una cura immediata…
“Sì, inutile far finta di niente. Questo campo è stato inaugurato nel 1982 e da allora sono stati fatti soltanto dei lavori di maquillage. Credo che sia arrivato il momento di una serie di investimenti più grossi. Ho parlato del tema con il sindaco, facendo con lui anche una camminata per il terreno da gioco. Spero che nel bilancio cittadino per il prossimo anno vengano inseriti i mezzi finanziari per fare delle migliorie sul campo. Tramite un concorso della Federcalcio croata abbiamo ricevuto 70.000 kune per dare una sistemata alle tribune, anche loro datate 1982 e in tal contesto speriamo di poter iniziare con i lavori entro la fine dell’anno”.
Un altro balzo indietro nel tempo. In estate c’è stata la questione delle licenze per la Terza Lega e alla fine il Buie è rimasto fuori. La sua verità sull’accaduto?
“Non saprei se chiamarla soltanto ‘maretta’ o un casino vero e proprio. Secondo la Federcalcio siamo rimasti senza la licenza per presunti ritardi e irregolarità nell’invio della documentazione necessaria. È sicuramente brutto da dire, però nel calcio croato la politica è un po’ troppo presente e finisce per condizionare diverse cose. Quando sono entrato a far parte del Buie calcio ho detto chiaramente di non volere la politica di mezzo in quanto lo sport deve essere di tutti. Purtroppo, tra i dodici club che dovevano far parte della nuova Terza Lega noi eravamo gli unici a ragionare in questo modo, a non aver avuto un santo protettore in paradiso. Questo ci è poi costato molto caro. La licenza e la documentazione sono semplicemente delle scuse, l’unica verità è questa appena detta”.
Un’ultima constatazione. L’Istra 1961 è costretta di stagione in stagione agli spareggi per rimanere in Prima Lega, mentre il Cittanova è retrocesso in terza categoria. Dove sta andando il calcio istriano, perché non si riesce a emergere da questa mediocrità?
“La verità è che il calcio istriano sta singhiozzando, per non usare magari parole più pesanti. Di recente ho assistito alla partita tra Istra 1961 e Rijeka, vinta dai fiumani per 3-0, notando una differenza enorme. Come il giorno e la notte. Oggi senza soldi non vai da nessuna parte, ma è proprio qui il paradosso visto che l’Istria, intesa come Regione, ha un’economia fondata su basi solide. Purtroppo, nessuno sembra voler capire che bisogna investire nello sport, ma non soltanto nel calcio bensì anche in altre discipline. A livello di Regione istriana, aziende e Comuni fanno poco per quanto concerne gli investimenti nello sport. Senza un deciso cambio di rotta è illusorio aspettarci che qualcosa possa cambiare in un futuro prossimo. Il problema si ripete di anno in anno, come dimostrano anche o soprattutto i risultati ottenuti dai vari club della penisola. Oltre all’impossibilità di crescere, registriamo purtroppo anche un calo degli standard qualitativi. Direi che tutti insieme dobbiamo cercare di fare di più in quello che è l’interesse comune”.

Facebook Commenti