Matesa. «Sogno uno sport più accessibile per bambini e ragazzi»

Il presidente del Comitato olimpico croato a tutto tondo tra presente e futuro, Giochi di Tokyo e vaccino, ma anche sui punti cardine del suo sesto mandato alla guida del massimo organismo sportivo di casa nostra

Zlatko Mateša

Mai mollare, dare tutto, lottare con determinazione e lealtà. Sono le regole base dello sport. L’avversario da quasi un anno a questa parte è un nemico invisibile che si insinua ovunque. Lo sport sta soffrendo e lotta alla ricerca di una luce in fondo al tunnel. Non può arrendersi perché se si ferma anche quello, allora significa che la partita è davvero finita. Gli ultimi mesi sono stati un’ecatombe: un’infinità di appuntamenti cancellati, stadi e palazzetti vuoti, squadre decimate dalle positività, calendari stravolti… Mai come in questo momento servono disposizioni strutturali, finanziamenti, agevolazioni fiscali. Il 2021 sarà l’anno delle Olimpiadi e degli Europei di calcio. E della normalità. Forse. Una normalità che, almeno per il momento, è soltanto un ricordo lontano da custodire gelosamente con nostalgia e speranza, ma che è necessario ritrovare per tutti coloro che con impegno e gioia, in mille modi diversi, praticano attività sportiva. Ed è proprio partendo da questo presupposto che siamo andati a scomodare il presidente del Comitato olimpico croato, Zlatko Mateša, per parlare del presente e del futuro di un comparto che non può e non deve alzare bandiera bianca.

Presidente, ci lasciamo alle spalle un anno che non avremmo mai immaginato di dover vivere. Che 2020 è stato per il mondo dello sport croato?
“Un anno che tutti quanti vorremmo dimenticare al più presto. Tuttavia, nonostante si sia disputato soltanto il 25% degli eventi sportivi originariamente previsti, i nostri atleti sono comunque riusciti a conquistare più di 90 medaglie nelle varie competizioni internazionali, a testimonianza di come lo sport croato sia più forte del coronavirus”.

Dando invece uno sguardo al 2021, quali sono le principali manifestazioni sportive che verranno ospitate in Croazia?
“Complice il difficile momento che stiamo attraversando, non abbiamo ancora un calendario definitivo. Limitandoci alla prima metà dell’anno, l’evento più importante si terrà in aprile quando per la prima volta la Croazia ospiterà una tappa del Mondiale Rally che, a mio avviso, rappresenta una delle maggiori e più importanti competizioni sportive mai organizzate nel nostro Paese. Poi troviamo l’imminente Coppa del Mondo di sci alpino a Zagabria, a maggio si terranno gli Europei di karate a Parenzo, che inoltre assegneranno gli ultimi pass per le Olimpiadi di Tokyo”.

Nel prossimo mese di aprile la Croazia ospiterà la terza tappa del Mondiale WRC

Parlando proprio di Olimpiadi, il presidente del CIO Thomas Bach e le autorità giapponesi continuano ad assicurare che i Giochi di Tokyo non sono a rischio. Ne è convinto pure lei o teme piuttosto che il pericolo di una clamorosa cancellazione non sia stato ancora del tutto scongiurato?
“Le Olimpiadi si faranno, su questo non ho alcun dubbio. Finora i costi di organizzazione hanno superato i 15 miliardi di dollari e alla luce di ciò è impensabile una cancellazione. Ovviamente sarà una rassegna diversa da tutte le altre, con protocolli sanitari rigidissimi e forse anche con un accesso limitato del pubblico. Un altro elemento a favore è il vaccino, ora disponibile in diversi Paesi ed è molto probabile che saranno proprio gli atleti tra i primi a usufruirne perciò ripeto, un loro annullamento è fuori discussione”.

La pratica sportiva presenta costi proibitivi per molte famiglie

A proposito del vaccino, di recente i vertici dell’NBA hanno annunciato che a tal proposito i loro atleti non godranno di alcun privilegio e che “non salteranno la fila”. Pochi giorni fa invece il selezionatore della nazionale croata di pallanuoto Ivica Tucak ha rivelato che la Federazione chiederà l’autorizzazione per la vaccinazione dei giocatori in vista del preolimpico di Rotterdam, sottolineando che c’è in gioco la qualificazione alle Olimpiadi e che quindi vuole avere a disposizione un gruppo immune al virus. Ciò significa che gli atleti croati avranno un trattamento di favore?
“Ne abbiamo fatto richiesta alla Task force nazionale e all’Istituto di salute pubblica. Sia chiaro, non vogliamo forzare la mano né tantomeno avere un trattamento di favore rispetto al personale sanitario, agli anziani e ad altre categorie a rischio. La nostra idea è quella di consentire la vaccinazione esclusivamente agli sportivi d’élite, ossia coloro che partecipano ai grandi eventi internazionali, quindi stiamo parlando di un numero comunque contenuto di atleti. Se sarà possibile farlo benissimo, in caso contrario andrà bene lo stesso”.

Gli atleti sono favorevoli al vaccino?
“Non obbligheremo nessuno a vaccinarsi, ma le posso assicurare che la maggior parte di loro lo farebbe di corsa”.

Con lo slittamento di un anno dei Giochi di Tokyo, il ciclo olimpico è diventato quinquennale e di conseguenza gli atleti si sono ritrovati con ulteriori 12 mesi di preparazione e quindi di costi. Lo Stato rispetterà i suoi obblighi presi oppure c’è il rischio che il sostegno finanziario possa venire meno?
“Non ci sarà alcun tipo di problema sotto questo punto di vista. A tutte le Federazioni affiliate al COC verrà erogato ciò che spetta loro per il 2020 e mi auguro che sarà così anche per il 2021. Ci ritroveremo però in una situazione completamente nuova perché a distanza di 6-7 mesi dalle Olimpiadi estive scatteranno quelle invernali. Ciò ci porrà in una situazione molto delicata perché dovremo moltiplicare gli sforzi lavorando parallelamente sia sui Giochi di Tokyo e che su quelli di Pechino. Il 2021 sarà dunque un anno molto impegnativo e pieno di sfide per il COC”.

La nazionale di pallanuoto sarà la prima a vaccinarsi contro il Covid?

Rio 2016 è stata l’edizione di maggior successo per la Croazia con 10 medaglie portate a casa. A Tokyo l’obiettivo non può che essere puntellare questo record…
“È impossibile fare previsioni perché ci attende un’edizione anomala. La pandemia ha condizionato e condizionerà ancora la preparazione di molti atleti e non tutti avranno le stesse possibilità per allenarsi. Inoltre, sia dal punto di vista fisico che mentale non è facile rimandare tutto di un anno. Credo quindi che in Giappone vedremo tante sorprese”.

Un tema sempre molto caldo è il doping. La scorsa settimana il presidente di World Athletics, Sebastian Coe, aveva affermato che a Tokyo sarà molto difficile barare e che chi dovesse fare il furbo avrà un’alta probabilità di venire smascherato. Lei, in qualità di membro del Consiglio di fondazione della WADA, crede che il progresso in campo tecnologico e i nuovi metodi utilizzati potranno un giorno sconfiggere la piaga del doping?
“È un po’ come nel gioco guardie e ladri dove quest’ultimi cercano in ogni momento di essere un passo avanti. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi da gigante e chi bara sa benissimo che oggi ha molte più chance di venire scoperto rispetto al passato. Basti pensare che ultimamente abbiamo visto atleti ai quali sono state revocate le medaglie conquistate in diverse edizioni delle Olimpiadi, arrivando addirittura a quelle del 2008 e 2012. Le nuove tecnologie sono sicuramente un ottimo deterrente perché ora uno ci penserà bene prima di fare uso di sostanze vietate. Tra l’altro, io avevo proposto anche di estendere la responsabilità agli allenatori e agli staff tecnici perché molto spesso sono proprio loro a fornire queste sostanze ai loro atleti, in alcuni casi anche a loro insaputa. La mozione non è stata ancora approvata, ma lo sarà presto”.

Nel frattempo il TAS di Losanna ha dimezzato la pena di quattro anni inflitta dalla WADA alla Russa. Secondo lei la squalifica di due anni, con tanto di revoca di nome, bandiera e inno ai prossimi tornei internazionali, è una sanzione troppo blanda?
“Io ho fiducia nel TAS. Finora tutte le loro sentenze si sono rivelate eque e corrette. Questa decisione la ritengo un buon compromesso. Quello del doping di Stato russo è stata un vicenda che si trascinava da troppi anni e andava chiusa anche prima”.

Rio 2016 è stata l’edizione di maggior successo con 10 medaglie conquistate dagli atleti croati

Veniamo a lei. Lo scorso ottobre all’Assemblea elettiva siete stato riconfermato all’unanimità alla guida del COC per un nuovo mandato quadriennale. Tuttavia, la sua è stata una corsa in solitaria poiché eravate candidato unico. Come mai? È perché nessuno voleva prendere in mano questa sorta di patata bollente visto il difficile momento che lo sport sta attraversando?
“Non sta a me giudicare. L’iter di candidatura è durato due mesi e se qualcuno avesse voluto candidarsi aveva tutto il tempo per farlo. Gli sarebbe bastato raccogliere soltanto dieci firme”.

Questo è il suo sesto mandato: che cosa l’ha spinta a ricandidarsi? Qualcuno potrebbe accusarla di essere attaccato alla poltrona…
“Attaccato mica tanto visto che non ricevo alcun compenso per svolgere il ruolo di presidente. Semplicemente amo il mondo dello sport e tutto ciò che gravita attorno, a partire da tante persone giovani e piene d’entusiasmo. È un piacere poter far parte di questa grande famiglia”.

Qual è l’aspetto su cui insisterà maggiormente nei prossimi quattro anni?
“Sull’accessibilità dello sport a favore di bambini e ragazzi. Vogliamo che le nuove generazioni abbiano a scuola un numero maggiore di ore riservate all’attività fisica, come nel caso dei loro coetanei in Slovenia, che l’utilizzo delle infrastrutture sportive per i ragazzi sotto i 16 anni sia gratuito e infine che le rette mensili delle società sportive siano interamente a carico delle amministrazioni locali e non delle famiglie perché si tratta di costi non indifferenti. Di recente il Comitato olimpico norvegese aveva condotto uno studio proprio su questo tema, prendendo in esame i nuclei familiari con 2 o più figli. Ebbene, è emerso che il 30% delle famiglie norvegesi non può permettersi di far praticare sport ai loro figli in quanto sono costi insostenibili per il budget familiare. E stiamo parlando della Norvegia, un Paese con un tenore di vita tra i più alti al mondo. Figuriamoci quindi per le famiglie croate. Ecco perché è necessario che sia lo Stato ad accollarsi questi costi”.

Lei è in carica dal 2002. Qual è stata la sua vittoria più grande in questi 18 anni?
“Nessuna. Ma vado molto orgoglioso dei risultati ottenuti dai nostri atleti in giro per il mondo tra Olimpiadi, Mondiali, Europei e via dicendo. Ci tengo però a precisare una cosa…”.

Prego.
“Tutti questi trofei e medaglie non sono merito mio né del COC. Il nostro compito è solamente quello di assicurare ai nostri atleti la parte logistica, quindi infrastrutture e attrezzature, nonché finanziaria, ovvero coprire le spese di viaggio. Il resto è merito loro, del duro lavoro, dell’abnegazione, dei sacrifici che fanno ogni giorno. I risultati sportivi della Croazia sono incredibili. Tenga presente che la fascia di popolazione compresa tra i 15 e i 40 anni, ossia quella potenzialmente attiva sotto il profilo sportivo, conta solamente 1,2 milioni di persone. Una base dunque ridottissima, eppure lì si cela un grandissimo numero di campioni. È un qualcosa di miracoloso”.

E invece qualche rimpianto?
“Ritrovarci in fondo alla classifica dei Paesi UE per i finanziamenti destinati allo sport. Non dico che dovremmo essere al top, ma almeno rientrare nella media europea. Sarebbe il minimo per quanto dato dallo sport al nostro Paese”.

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