Luka Modrić, un salto nel passato

Ha regalato la maglia all’Immacolata Alzano e al suo oratorio

La maglia numero 10 di Luka con la dedica

Luka Modrić non dimentica il suo passato, tantomeno quello che probabilmente è stato per lui il primissimo dei tanti successi avuti in carriera. Un torneo disputato nel 1997 nell’oratorio dell’Immacolata Alzano, squadra di Bergamo, e che ha visto il Pallone d’Oro 2018, trionfare con la maglia degli esordienti dello Zadar. Come riporta il profilo ufficiale dell’oratorio Immacolata Alzano, luogo in cui l’analoga squadra di seconda categoria gioca ad Alzano Lombardo (Bergamo), il croato del Real Madrid ha risposto a un regalo ricevuto proprio dalla squadra bergamasca e consegnatogli direttamente dall’a.d. dell’Atalanta, Luca Percassi.

Luka Modrić con la maglia del centenario

L’Immacolata Alzano aveva fatto mandare al centrocampista del Real Madrid una maglia del centenario del club, fondato nel 1921 ad Alzano Maggiore. Il calciatore, dall’alto della sua classe, non ha potuto dimenticare il luogo in cui aveva vinto il suo primo torneo di calcio, con tanto di immagine finita nel suo libro autobiografico A modo mio, pubblicato nel 2020. “Il mio primo trofeo!”, ha scritto Modrić come didascalia a quella foto. Luka ha fatto recapitare, subito dopo la sfida di Champions League, la sua divisa del Real Madrid con tanto di dedica. “Agli amici dell’Immacolata Alzano Lombardo per il loro centenario in ricordo del primo trofeo vinto”. Queste le parole scritte dal croato sulla sua maglia.
Modrić nella sua biografia ha ricordato quei giorni. “L’aneddoto più divertente – scrive –, su quel periodo riguarda il piccolo dramma che vissi la sera prima della finale. All’improvviso mi venne un febbrone da cavallo. Mi sdraiai sul letto e mi coprii: tremavo come una foglia. Nessuno mi misurò la temperatura, e io non dissi ad anima viva che ero malato. Se qualcuno lo avesse riferito all’allenatore Domagoj Bašić, non mi avrebbe permesso di giocare la finale. Ero terrorizzato da quell’idea mentre giacevo a letto sfinito dalla febbre e dalla preoccupazione, ma anche dalla stanchezza delle partite giocate. Caddi in un sonno profondo e quando mi svegliai, la mattina seguente, non avevo più nulla. Niente brividi, niente più dolori. Quasi mi dimenticai di ciò che era successo la sera precedente, giocai la finale e segnai un gol. Di testa, tra l’altro”.

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