Il calcio si ferma anche in Croazia

Il calcio si ferma anche in Croazia! Lo ha deciso ieri sera la Federcalcio croata, che ha decretato lo stop di tutti i campionati sotto la sua ingerenza fino al 31 marzo, ossia la Prima lega, la Coppa Croazia, la Seconda e la Terza lega, la Prima e Seconda lega regionale, la Prima e Seconda lega di futsal e tutti i campionati giovanili sotto l’ingerenza dell’HNS, ma anche le partite di qualificazione dell’UEFA che vengono giocate in Croazia. Il comunicato arriva praticamente 24 ore dopo quello con il quale si informavano società e opinione pubblica che tutte le partite andavano giocate a porte chiuse.
Le raccomandazioni dell’Ufficio
“In armonia con le raccomandazioni dell’Ufficio nazionale per lo sport relative al rinvio di tutte le manifestazioni internazionali a tutti i livelli di competizione, e in considerazione delle raccomandazioni del comando di Protezione civile che segue gli sviluppi della situazione in Croazia in merito alla diffusione del Coronavirus, tenendo di conto l’aumento progressivo dei contagi, l’Esecutivo della Federcalcio croata congiuntamente a tutti gli organismo competenti ha deciso di sospendere tutti gli eventi calcistici in Croazia, sia maschili che femminili, come pure i campionati di futsal in tutti i tornei sotto l’ingerenza della Federcalcio, comprese le leghe regionali e interregionali, la Coppa Croazia e tutti i campionati giovanili, seniores e per veterani, fino al 31 marzo 2020”.
Norme igieniche
Nel comunicato viene consigliato a tutte le società di seguire con grande responsabilità le raccomandazioni relative alle norme igieniche da adottare durante gli allenamenti affinché vengano create condizioni quanto più sicure per la sicurezza dei giocatori.“La Federcalcio – si legge ancora nel comunicato – continuerà a seguire gli sviluppi della situazione relativa ai contagi da Coronavirus e in base a essa si riserva di prendere provvedimenti diversi da quelli già emanati, sempre in funzione della sicurezza e della salute dei giocatori, degli staff tecnici, dei dirigenti e degli spettatori, premurandosi di informare di ciò le società e l’opinione pubblica”.
Al Drosina si sarebbe giocato…
Nel pomeriggio era stato comunicato che il derby regionale tra Istra 1961 e Rijeka, valido per la 27ª giornata di Prima lega, si sarebbe giocato sabato allo stadio Drosina (17.30) nonostante le rigorose misure intraprese dalla Città di Pola per evitare il diffondersi della pandemia di coronavirus. Infatti, il sindaco Boris Miletić ha letteralmente “chiuso” tutti gli impianti sportivi gestiti dalla ditta Pula sport, anche se nel caso di Istra 1961-Rijeka ha deciso evidentemente di fare un eccezione e permettere lo svolgimento del match, seppur a porte chiuse (come da direttiva della Federcalcio). Parallelamente alla gara del Drosina, sempre sabato ma a Veruda, sarebbe dovuta andare in scena anche la contesa tra Uljanik e Crikvenica, valida per il campionato di Terza lega. Una decisione soggetta a diverse interpretazioni, prima fra tutte quella di lasciare la scelta (e la responsabilità) di rinvii o cancellazioni delle partite di Prima lega alla Federcalcio. Quest’ultima, invece, sembrava volersi lavare le mani, passando la patata bollente alle rispettive Unità di crisi della protezione civile. A un certo punto, durante la giornata di ieri era stata ipotizzata addirittura un’inversione di campo, ovvero che il derby venisse giocato a Fiume. Il Rijeka era informato della situazione, ma poi si è optato per il Drosina, fino al “risveglio” della Federcalcio.
Rudar e Rovigno si fermano
Prima ancora che la Federcalcio decretasse la sospensione dei campionati, le Città di Albona e di Rovigno avevano vietato ai calciatori di Rudar e Rovigno di allenarsi e giocare nei rispettivi impianti sportivi. Ciò significa che le contese di Terza lega Rudar-Krk e Rovigno-Vinodol sabato non si sarebbero disputate comunque “allo scopo di tutelare la salute di giocatori, membri dello staff tecnico, dirigenti e tesserati vari”. La decisione ha creare prevedibilmente un effetto domino per quanto riguarda rinvii e cancellazioni, con la situazione in costante sviluppo, fino a quando la Federcalcio croata non ha… tagliato la testa al toro, evitando così che le decisioni venissero prese in maniera arbitraria e che ci fossero difformità di trattamento delle varie squadre.Di calcio, quello giocato o da giocare, ormai non parla intanto quasi nessuno. Il Rijeka aveva annunciato per oggi la solita conferenza stampa che precede le gare di campionato, tanto per fare il punto della situazione in vista del derby. Poi, vista la situazione, gli incontri di Rijeka e Istra 1961 con i rappresentanti dei mass media avranno come tema non l’attività agonistica ma le conseguenze del Coronavirus.Stop ai campionati regionaliSempre prima del decreto della Federcalcio croata, l’Unione calcio istriana ha deciso di chiudere con il calcio giocato fino a data da definirsi. Come confermato dal presidente della stessa, Darko Raić Sudar, tutti i tornei sotto ingerenza dell’Unione calcio istriana vengono sospesi. Si fermano dunque la Prima, la Seconda e la Terza lega istriana seniores, ma anche i campionati di tutte le categorie giovanili organizzati dall’Unione stessa. Di conseguenza saranno attive soltanto le squadre che militano nei tornei organizzati dalla Federcalcio o da quella della Regione litoraneo-montana. Almeno per ora.
Si fermano anche pallamano e basket
Comunicati analoghi sono stati diramati anche dalla Federazioni di pallamano e pallacanestro e riguardano tutti i livelli di competizioni e tutte le categorie di età, sia a livello nazionale che internazionale. La decisione arriva dopo la raccomandazione dell’Ufficio nazionale per lo sport, il cui segretario di Stato, Tomislav Družak, ha convocato ieri i dirigenti delle cinque principali Federazioni sportive per decidere congiuntamente le azioni da intraprendere per contribuire all’arginamento dell’epidemia di Coronavirus, che sta prendendo piede anche in Croazia, con nuovi contagi ogni giorno.
Niente incontri internazionali
Si raccomanda pure di cancellare o rinviare tutti gli eventi internazionali che vedono la Croazia in qualità di organizzatore e padrone di casa, confidando nel senso di responsabilità delle varie associazioni sportive e delle federazioni per ogni singola disciplina sportiva. Allo stesso tempo, alle Federazioni è stato raccomandato di prevedere le modalità di riorganizzazione delle competizioni una volta passata l’emergenza, riducendo magari il numero di partite e accorciando i campionati. Le misure proposte riguardano anche i viaggi all’estero, in special modo nelle aree a maggior rischio.

 

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