Calcio. Il Rijeka mette la freccia

Domani a Rujevica (ore 17.30) va in scena l'attesissimo Derby dell'Adriatico e vincendo i fiumano hanno l'opportunità di sorpassare l'Hajduk in classifica

Alexander Gorgon e Simon Rožman hanno presentato il Derby dell’Adriatico

Dalla notte dei tempi, questo è l’appuntamento più atteso dai tifosi del Rijeka, un tempo a Cantrida e oggi a Rujevica. È il “Derby dell’Adriatico”, un evento nel quale, più di ogni altra cosa, la rivalità sportiva e non solo quella, si esprime in ogni forma, non sempre corretta.
Domani alle 17.30 scenderanno in campo Rijeka e Hajduk, entrambe in lotta per il secondo posto, un traguardo per certi versi platonico. La Dinamo, come si sa, è avviata nella sua corsa solitaria verso l’ennesimo titolo. Arrivare secondi consentirà quest’anno di partecipare ai preliminari di Champions League, ma più di questo, per un tifoso fiumano conta chiudere davanti agli spalatini.
I numeri indicano ancora un certo vantaggio dei dalmati negli scontri diretti, ma fino a qualche anno fa il distacco era molto più grande. Delle 83 partite giocate finora l’Hajduk ne ha vinte 31 e il Rijeka 28, mentre 24 si sono concluse in parità. In casa i fiumani hanno vinto 17 e l’Hajduk 13 volte. I pareggi sono stati 12.
Gorgon, i bei ricordi prevalgono
Il capitano Alexander Gorgon ci ha giocato contro diverse volte e lo sa bene che non è una partita come le altre: “I ricordi belli prevalgono sulle esperienze negative. Quella recente al Poljud, invece, è stata una delle più belle con il 4-0. Mi chiedono se sia difficile per noi affrontare gare di questo tipo in cui ci sono grandi pressioni e aspettative. Vi stupirete, ma per me è la partita più facile. Per affrontarla non ho bisogno di ulteriori motivazioni. Siamo pronti fisicamente e reduci da un buon periodo”. Ad eccezione della sconfitta per 4-0 al Maksimir contro la Dinamo, il Rijeka ha decisamente fatto vedere delle buone cose. Con la capolista è stato un Rijeka timido, riservato, molle nei contrasti. Mercoledì al Poljud la Dinamo ha battuto per 2-0 l’Hajduk, ma i padroni di casa, prima di rimanere in dieci, hanno saputo tenere testa agli avversari, dimostrando grande aggressività, qualche volta anche troppa. Il Rijeka è pronto a questo tipo di gioco? I giocatori fiumani sono pronti ad accettare di “fare a botte”? Gorgon ci ha risposto così: “Siamo pronti”.
Moduli speculari
All’incontro di ieri con i media il tecnico del Rijeka Simon Rožman ha confermato che non ci sarà il portiere Prskalo, mentre gli stopper Velkovski e Čeliković sono in dubbio. Tutti gli altri sono disponibili, compreso Andrijašević, che lo staff medico ha dichiarato pronto per un impiego a tempo pieno. L’Hajduk, come il Rijeka nelle ultime settimane, pratica un sistema di gioco con tre stopper. “Gli avversari prediligono un calcio diretto, sono abili nell’uscire da una situazione difensiva proponendosi velocemente in attacco, sono insidiosi nei calci piazzati e molto aggressivi, spesso al limite del fallo. Noi pensiamo soltanto a noi stessi perché è soltanto qui che possiamo influire. È una partita importante, anche per quello che è il nostro cammino, nello sviluppo delle nostre idee e dello spirito di gruppo, di collaborazione, di lotta per i propri colori”.
Tra emozioni e ragione
“Il nostro compito sarà quello di condurre una partita intelligente. Soprattutto nella nostra metà campo, negli ultimi trenta metri, occorrerà avere una grande tranquillità. Siamo due squadre abbastanza simili e per fare un buon risultato ci vorrà anche un pizzico di fortuna. C’è un’atmosfera positiva, anche sapendo che i tifosi ci stanno dimostrando un grande affetto e ci sostengono in un modo straordinario. Siamo orgogliosi di fare la nostra parte”, parla il tecnico che ha pensato, forse, all’ultima partita giocata pochi giorni fa a Rujevica contro l’Inter in cui i tifosi, non numerosissimi, hanno dedicato buona parte dei cori al ricco repertorio riservato all’Hajduk e alla sua tifoseria.
L’imbarazzo della scelta?
Con il rientro degli infortunati Rožman dovrà per forza fare delle scelte. Una, non semplice, riguarderà la posizione sulla fascia destra. Raspopović sta giocando benissimo e ha risposto nel migliore dei modi all’esigenza di sostituire Tomečak quand’era infortunato. Oggi che quest’ultimo è rientrato, chi può cacciare Raspopović? “Non è facile quando ti ritrovi con 15-16 giocatori in ottima forma sapendo che alcuni non potranno sicuramente giocare. Comunque, è una buona cosa per l’allenatore quando ha la possibilità di fare delle scelte in base alle caratteristiche degli avversari. È fondamentale che quei giocatori che restano in panchina o in tribuna non ne risentano. Le cose cambiano in fretta. Ci abbiamo lavorato tanto. Anche i giocatori esclusi sanno che avranno l’opportunità di fare la loro parte e allora dovranno farsi trovare pronti. Vista da furi – spiega Rožman –, è una situazione comoda quando si possono fare delle scelte, ma per me è sempre difficile quando occorre escludere qualcuno. Raspopović o Tomečak? Beh, c’è una bella concorrenza”.
Una sfida per i giovani
Da un po’, anche nell’undici di partenza, il Rijeka schiera 4-5 giovani. C’è il rischio che il peso di una partita come quella contro l’Hajduk possa essere eccessivo? “Può essere una rampa di lancio per i giovani. È importante per la loro carriera sapersi confrontare con situazioni diverse, quando c’è poco pubblico, quando è numeroso e quando c’è una carica speciale come contro l’Hajduk. Questo è un fattore che li seguirà per tutta la carriera. Stiamo impiegando molto tempo nel club proprio su questo segmento. Per una partita come questa occorre un’adeguata preparazione anche a livello psicologico”, conclude l’allenatore sloveno, che nel corso delle ultime partite ha spesso discusso con gli arbitri, con il quarto uomo, in particolare nelle situazioni in cui è stato attivato il VAR. “Ci sono state delle cose che, sinceramente, non ho compreso. In questo senso gli arbitri sono stati corretti. Ci sono delle cose da chiarire quando c’è di mezzo il VAR, sia quando lo si utilizza o quando non viene richiesto. Io desidero soltanto comprendere…”.

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