Lucio Slama ricorda la prima volta di «Esercitazione alla vita»

Lucio Slama. Foto: Ivor Hreljanović

Per realizzare uno spettacolo leggendario come “Esercitazione alla vita” è fondamentale avere collaboratori validi e attori pronti a immedesimarsi nel ruolo loro assegnato. La portata di un’iniziativa del genere, ma anche la complessità del testo da recitare, sia in italiano, che in croato, hanno portato il regista, Georgij Paro, a contattare tutti gli attori del Dramma Italiano dell’epoca (inizio 1990) per impegnarli nei ruoli dei personaggi della famiglia italiana protagonista assieme a quella croata dell’omonimo romanzo di Nedjeljko Fabrio. Al momento dell’annuncio di una rivisitazione dello spettacolo in chiave moderna, ci siamo rivolti a quegli attori che presero parte allo spettacolo originale, per raccogliere ricordi ed impressioni delle prove e delle rappresentazioni dell’epoca, ma anche per scoprire come procedono i preparativi per l’evento di quest’anno. Uno dei primi attori del Dramma Italiano ad averci concesso un’intervista è stato Lucio Slama, il quale seppure con qualche difficoltà – visto il grande lasso di tempo tra la “prima” e la “seconda volta” di “Esercitazione alla vita” – ha ricordato i dettagli della preparazione dello spettacolo.
Sono ormai passati trent’anni dallo storico spettacolo ispirato al romanzo di Nedjeljko Fabrio, “Esercitazione alla vita”. Quale ruolo ha avuto nello spettacolo originale?
“Iniziamo così: ‘Oltremare, sull’altra sponda lontana dai Turchi, c’è una cittadina nella quale poco manca che la manna non cada dal cielo: Fiume’. Queste erano le mie prime battute nello spettacolo, anche se non ricordo precisamente qual era il mio personaggio. Ovvero, so che era uno dei marittimi di una volta che parlavano di Fiume, guardandola ‘dall’altra parte’. Seguivano le parole, se non sbaglio di D’Annunzio, che diceva: ‘Fiume come un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare d’abiezioni’. Il messaggio di queste battute è chiaro ed è il nocciolo dello spettacolo di trent’anni fa. Che cosa ci dirà quello di adesso, non posso dirlo”.
Quanto ci vuole a preparare uno spettacolo?
“Così a occhio e croce ci vuole un mese, un mese e mezzo. Volendo i tempi si possono pure allungare…”
Chi ci sarà del DI nell’attuale messinscena?
“Per il momento ci arrivano tante informazioni, ma non sappiamo ancora niente (in seguito è stata confermata la presenza di Leonora Surian Popov, Elena Brumini, Ivna Bruck, Serena Ferraiuolo, Mirko Soldano, Bruno Nacinovich, Giuseppe Nicodemo, Giulio Settimo e Anton Plešić – nda). Spero che, dato che ho partecipato alla prima edizione, nella quale c’erano tanti personaggi italiani, tutti impersonati da noi attori del Dramma Italiano, anche in questa nuova sceneggiatura avremo delle parti di rilievo. Penso sia logico che se ‘Esercitazione alla vita’ racconta la storia di Fiume, i fiumani debbano avere voce in capitolo. Ora che ci penso, già quella volta noi italiani eravamo messi un po’ in disparte, in un certo senso marginalizzati nello spettacolo. Siamo stati descritti un po’ come degli ‘invasori’, ma penso che questo sia riconducibile già al romanzo di Fabrio. Ci tengo a precisare che si tratta di un mio parere assolutamente soggettivo e forse il pubblico o i miei colleghi hanno avuto una lettura diversa dello spettacolo”.
Com’è stato realizzato il bilinguismo dell’”Esercitazione” degli anni Novanta?
“Non si trattava di uno spettacolo in croato con qualche citazione in lingua italiana. Il bilinguismo è stato raggiunto molto semplicemente: i personaggi italiani parlavano in italiano, i croati in croato, i ‘domaći’ in ciacavo e i partigiani al loro arrivo parlavano un croato dell’entroterra. Penso che a livello linguistico lo spettacolo fosse in equilibrio”.
Che cosa si ricorda delle prove e com’era la situazione nel DI?
“Il 1990 sono tanti tanti anni fa e ovviamente i ricordi sono sfuocati. All’epoca lo spettacolo mi sembrava interessante perché aveva portato alla luce una parte della storia – anche se parzialmente distorta – italiana di noi fiumani che siamo qui e che cerchiamo di portare avanti la nostra cultura e la nostra lingua, per quanto ci è permesso. Anche a Teatro, però, veniamo sempre più intralciati. Il DI è uno dei fondatori del Teatro, ma nonostante la nostra importanza storica ultimamente ci stanno amalgamando sempre di più con quello croato. Prima gli attori del DI lavoravano a spettacoli indipendenti, mentre ultimamente si fanno solo produzioni in comune come, appunto, ‘Esercitazione alla vita’. I miei ricordi dell’epoca, però, sono molto belli anche perché ho iniziato a lavorare a Teatro nel 1989 e lo spettacolo di cui stiamo parlando era, se non sbaglio, il mio secondo progetto in assoluto”.
Alla fine degli anni Novanta si è tentato di riproporre lo spettacolo, senza successo. Perché, secondo Lei, si è deciso di rimetterlo in scena proprio adesso, a 30 anni di distanza?
“Non saprei perché proprio ora e non dieci o quindici anni fa. Forse per rispolverare l’idea della multiculturalità italiana. Non vedo altre ragioni valide di questo tempismo”.
Che cosa si aspetta da questo spettacolo? Quanto sarà attinente a quello originale o al romanzo di Fabrio? Ha letto il romanzo?
“L’esito dipende da tanti fattori, ma la parte più importante è la sceneggiatura e quella non sono ancora riuscito a vederla. Blažević cura la regia con un’assistente, e la sua visione d’insieme verrà trasmessa allo sceneggiatore che la metterà su carta. Lavoreranno sicuramente modificando il testo originale e forse puntando a qualche elemento più moderno per distaccarsi. È difficile fare previsioni in questo momento, ma spero di poter partecipare per avere una visione più approfondita dei preparativi e dei retroscena”.

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