ROBE DE MATTEONI Pensare… E pensarci bene

Foto: Vjeran Zganec Rogulja/PIXSELL

Saranno passati 40 anni. Era la fine di agosto e per me era un periodo speciale. Me lo ha ricordato la serie tv “Il mondo in bianconero”, che si ispira alla vita negli anni ‘80. I primi episodi della quarta e ultima stagione si soffermano sulle vicende di uno dei protagonisti durante il servizio di leva. Anche se un po’ forzata, la storia dei mesi vissuti in uniforme è più o meno quella vista sugli schermi. Ci ho passato 11 mesi, tra Niš e dintorni. D’estate una fornace, d’inverno un frigo. Con il tempo che scorre lentamente…
Mio padre, operaio all’Uljanik, era una persona molto saggia. Di quelle che non parlavano tanto, ma quando lo facevano ti invitavano a pensare. Arrivare a casa era la cosa più bella dopo tanto tempo lontano da familiari, amici, dalla propria città e da tutte quelle cose che dovrebbero far parte della vita di un ragazzo di 20 anni. Ero, logicamente, euforico. Parlavo di tutto e tutti, mi pareva di essere una persona nuova, più matura, che dopo 300 giorni in uniforme si considerava uno importante. Forse era anche la conseguenza di quella frase stereotipata che all’epoca era molto in voga. “Il servizio militare è una scuola di vita. Dopo averlo assolto diventi un uomo vero”.
Mio papà, polese di vecchio stampo – a casa nostra si parlava sempre in dialetto –, se ne infischiava degli stereotipi. Una sera mi ascoltava senza però proferir parola. Al massimo accennava un sorriso. Come per dire, guarda che “monade” che spara mio figlio. Quando se ne andarono tutti, e io mi preparavo per uscire con gli amici, mi chiamò sul terrazzo. “Eccoci qua – mi disse fissandomi negli occhi –. Dopo meno di un anno sei cresciuto ma sai, diventare maturi è tutta un’altra cosa. Con il tempo capirai che la differenza tra gli esseri umani e gli altri sta nella capacita di pensare. E poi di pensare bene”.
Mi diede una pacca sulla spalla e se ne andò in salotto sul divano. Mi servirono alcuni anni per capire quelle sue parole. Non erano frasi fatte, ma un’importante lezione di vita. Pensa perché la natura ti ha dato questo privilegio. Poi pensa bene le cose perché se vuoi vivere meglio… Potrà sembrare un pensiero banale, ma per me all’epoca le sue parole erano una sorta di password per capire le cose e come affrontarle. Ognuno ha le sue idee, abitudini, pensieri e le processa a modo suo. Ma la base di tutto è pensare. E pensarci bene. È questo il mio augurio per il 2021. Se dopo tutte le brutte cose che hanno contrassegnato il 2020 non ci ha fatto pensare di cosa e come fare per navigare meglio nella vita, allora…
Riducendo il pensiero al calcio, penso soprattutto all’Istra 1961. Da qualche giorno circola la voce che la dirigenza abbia vietato a Fausto Budicin di parlare con i giornalisti. L’ho verificata e mi è stato detto che non è vero, aggiungendo però che l’allenatore parlerà con i media il primo giorno di preparazione, ovvero il 4 gennaio. Vogliono, così sostengono, che Budicin si riposi dopo che era risultato positivo al Covid, in modo da iniziare con maggiori energie e freschezza la corsa salvezza. Ebbene, questo è un esempio concreto di come la gente, in questo caso la dirigenza basca, non pensi le cose per bene. Nell’organigramma tecnico della società, composto dal rappresentante della dirigenza Mikel Gonzales, dal direttore sportivo Dario Dabac e dall’allenatore Fausto Budicin, non c’è più fiducia nei rapporti. Una logica conseguenza dei comportamenti avuti nei 100 giorni precedenti, nei quali s’intravedeva la differenza di vedute su come completare la rosa e che tipo di gioco esprimere.
Gonzales è il braccio destro del grande capo Sergio Fernandez, che detta tutte le questioni tecniche. Purtroppo per i tifosi, la sua visione del progetto non combacia con l’ambizione agonistica. Ciò vuol dire che la rosa non si rafforza per scalare la classifica, ma si puntella soltanto per mantenere la categoria. Dabac dal canto suo non ha fatto granché da quando è arrivato a Pola. Poi con il tempo ha capito che non ha la minima autonomia nel prendere le decisioni di mercato. Per non dire che non esiste un budget “normale” per giocatori di categoria superiore di quelli che l’Istra ha nella rosa attuale. Dabac sta tirando da una parte e Gonzales dall’altra. Budicin si ritrova in mezzo e non sa cosa fare. La rosa è quella che è, non può dirlo pubblicamente e sta diventando consapevole che sarà lui il primo a pagarne le conseguenze. Perciò è arrabbiato con tutti e due i suoi “capi” e non sa cosa fare…
Cosa proporre a Dabac, Gonzales, Fernandez, Kerejeta…? Come ho scritto prima, pensare, poi pensarci bene, e di conseguenza passare ai fatti. Se lo hanno fatto lo capiremo il 20 gennaio quando si tornerà nuovamente in campo. Come lo hanno fatto lo sapremo il 22 maggio… Auguri a tutti!

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