ROBE DE MATTEONI Mi ritorni in mente

Luka Modrić e Ivan Perišić nella sfida contro Malta

Eh, Lucio Battisti, grande artista e personaggio della nostra gioventù. Era il 1998 quando a La Valletta, capitale maltese, la canzone “Mi ritorni in mente” usciva dagli altoparlanti del bus a bordo del quale viaggiavamo. Avevamo appena finito di scrivere i nostri articoli e stavamo raggiungendo l’aeroporto. Ripensavo al bronzo conquistato qualche mese prima in Francia. Malta era il classico underdog, eppure all’intervallo erano avanti per 1-0, salvo poi incassare quattro gol nella ripresa. Ventitré anni dopo a Fiume ammiravo di più la nazionale maltese che non quella croata. Nel primo tempo ho visto un grande gioco corale da parte degli ospiti e mi sono subito tornate in mente le due sfide contro di loro nelle qualificaizoni agli Europei 2000. La Croazia giocò a Zagabria il ritorno, tre giorni dopo lo 0-0 a Belgrado con l’allora Jugoslavia. Al Maksimir contro i maltesi doveva essere una passeggiata, ma già all’epoca si diceva che non ci sono più squadre materasso. La Croazia vinse 2-1, difendendo con le unghie e con i denti il risicato vantaggio nell’ultima mezz’ora. La nazionale di Blažević era esausta ed emotivamente svuotata dopo Belgrado. E orfana di Boban, uscito al Marakana dopo appena 16’ per infortunio. Senza di lui la Croazia non ha saputo vincere, soffocata dalla pressione di dover battere gli odiati vicini per volare all’Europeo. Ritornando da Belgrado, a bordo dell’aereo pieno di entusiasmo per il punto strappato, ne stavo parlando con Boban. Si diceva felice per la prova della squadra, ma lo vedevo preoccupato. L’adduttore gli faceva male. Gli dicevo che non aveva alcun senso rischiare fra tre giorni al Maksimir. E lui era d’accordo. Ma prima della partita lo vidi fare il riscaldamento. Terreno in pessime condizioni, fangoso… Che per gli adduttori è la cosa peggiore. E infatti al quarto d’ora arrivò il crack… Ci tornammo un centinaio di volte su quell’episodio. Anche oggi dice che rifarebbe la stesa cosa, ma in cuor suo sa benissimo che aveva sbagliato. Sia lui che Blažević.
A Rujevica guardavo Luka Modrić seduto sugli spalti prima della partita. Ci eravamo parlati qualche ora prima e mi disse che non sarebbe sceso in campo. Dopo due partite in tre giorni era cotto. Fisicamente e mentalmente. Una volta tornato a Madrid lo aspetterà l’ennesimo tour de force con il Real: Eibar, Liverpool, Barcellona e ancora Liverpool. In due settimane le merengues si giocano l’intera stagione. Dopo 7’ nella ripresa Dalić ha inserito Modrić (assieme a Perišić) per raddrizzare il match con Malta. Perišić e Brekalo hanno tolto le castagne dal fuoco. Modrić, invece, era più che altro attento a non farsi male. Come Boban nel 1999. Perché fra due mesi ci sono gli Europei. Nel dopo partita Luka mi ha confessato di essere deluso per il gioco espresso dalla squadra. E non solo, perché per la prima volta l’ho visto anche irritato per certe cose che stanno succedendo in seno alla nazionale. Era d’accordo sul fatto che nel primo tempo i maltesi, tatticamente, erano superiori alla Croazia. Un segno dell’impronta italiana data da Devis Mangia, un allenatore indubbiamente preparato, e del conseguente progresso del calcio insulare.
Mi ritornava in mente il 1999. Boban pensieroso al Maksimir mentre guarda l’Europeo 2000 scivolare dalle mani della Croazia. Quella sera stessa, a Zagabria, nella mitica discoteca Saloon di Tuškanac, con la musica a palla e le casse che frantumavano i timpani, ne parlammo fino a notte fonda. All’epoca Zvone aveva 31 anni, ma mi disse con un tono già impregnato di nostalgia: “Mi sento vuoto. Forse è giunto il momento di lasciare spazio ai giovani”. Lì capii che era arrivata la fine di Boban capitano della nazionale. La fine di un’epoca che grazie a lui aveva dato vita a una nuova potenza del calcio mondiale, la Croazia.
Parlandone con Modrić nel post partita con Malta, mi è tornata in mente quella serata al Saloon. Luka va per i 36 e l’addio alla nazionale è ormai vicino. La sera stessa Dalić ha detto apertamente che il rapporto nello spogliatoio tra i senatori e i giovani non è dei migliori. Faccio però fatica a immaginare una nazionale senza Luka. Anzi, non voglio nemmeno pensarci, perché la nostalgia ritornerebbe canaglia ancor più di quella degli anni 90’…

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