ROBE DE MATTEONI La (dura) vita dell’allenatore

Fausto Budicin, allenatore dell'Istra 1961. Foto: Goran Stanzl/PIXSELL

Come giornalista ero già navigato. Lui invece era un giovane promettente e guardandone le giocate nella Prima Lega juniores vedevo già la direzione nella quale stava andando. Fausto Budicin aveva tutte le potenzialità per fare carriera. Fisico robusto, intelligenza tattica, 186 centimetri fatti su misura per il gioco aereo e buona tecnica. Giocava da centrale il ragazzo di Rovigno nato a Pola. Si vedeva che i compagni di squadra nutrivano tanto rispetto nei suoi confronti. Budicin era forte come giocatore, però non si dava mai delle arie. Si sa che i giovani calciatori, non appena qualcuno fa dei proclami sul loro talento, possono perdere l’equilibrio. Lui no. Anzi, lo vedevi lottare e incoraggiare i compagni. Aveva sempre un atteggiamento positivo.
La generazione a cui apparteneva aveva la fortuna, tra le prime, di giocare la Prima Lega nazionale per la categoria juniores. Un’esperienza preziosa che ha aiutato i vari Šehić, Budicin e altri a fare strada nel calcio professionistico. Dopo Pola, Fausto era partito per Lubiana, destinazione Olimpija. Dopo aver vinto la Coppa di Slovenia si era trasferito per una breve parentesi in Austria. Il clou della sua carriera l’ha vissuto a Cantrida, dov’è stato un giocatore importante nei seguenti cinque anni vincendo anche una Coppa Croazia. Il ritorno a Pola per gli ultimi tre anni da professionista nel massimo campionato è stato un mix di emozioni e nostalgia. Soltanto così è potuto “sopravvivere” a tutti i problemi che l’Istra 1961 aveva negli anni 2011-2014.
Dopo aver giocato due stagioni nel Rijeka II in Seconda Lega, Budicin ha intrapreso la difficile carriera da allenatore. Prima nelle giovanili del Rijeka, poi un anno fa come tecnico dell’Orijent 1919. Una buona stagione che ha portato la sua squadra al play-off per accedere alla Prima Lega. Ha perso il doppio confronto con il suo ex club, l’Istra 1961, ma nonostante ciò Fausto è poi diventato un tecnico di Prima divisione. Il proprietario del club polese, il consorzio Baskonia-Alaves, ha scelto lui subito dopo aver rescisso il contratto con Ivan Prelec. E pensare che proprio il tecnico zagabrese lo voleva come assistente per questa stagione… Il destino ha voluto che Prelec non entrasse più nei piani della dirigenza basca, che ha quindi virato su Budicin. Così il ragazzino che apprezzavo come talento 22 anni fa è diventato un mister di Prima divisione. Un bel salto per uno che pareva introverso, chiuso nel suo mondo, e che adesso è chiamato a guidare un gruppo che parla varie lingue…
Fausto è stato accolto dalla tifoseria e dall’opinione pubblica con grande affetto. Mi pare di essere stato il solo, un giorno prima della firma dell’accordo con l’Istra, ad avergli detto di pensarci bene. “Fausto, forse è ancora troppo presto. Ti manca ancora un po’ d’esperienza. Guarda che I’Istra è una piazza difficile. E poi è una società in piena costruzione…”.
Quando gli dissi questo capì subito che lui era già con la testa lì. Voleva essere l’allenatore delI’Istra. Due mesi dopo Budicin è ancora da decifrare. È chiaro che ha una grande passione, gli piace lavorare, si dedica al massimo alla squadra. Ma è altrettanto chiaro che gli manca l’esperienza. Fare l’allenatore è diverso dall’essere un giocatore. E poi è tutta un’altra cosa guidare le giovanili, una squadra di Seconda divisione senza pressioni né ambizioni, che non un club di Prima Lega.
Fausto però sta dimostrando di apprendere velocemente. Per esempio di quanto sia bello battere l’Hajduk a Pola, e poi ancora di quanto sia brutto una settimana dopo finire schiantato con cinque gol nella tana della Dinamo. Sette giorni prima sei per tutti “il nostro Fausto”, sette giorni più tardi ti dicono “ma cosa diamine sta combinando quello lì!?”.
È la vita dell’allenatore. Ne ho parlato con lui giusto due giorni fa. L’ho visto vivere con peso gli sbalzi d’umore della squadra, della gente, dei tifosi. Però, gli ho detto, niente aiuta di più dell’esperienza. Esattamente ciò che gli ripetevo prima che diventasse coach dell’Istra. Budicin deve imparare in fretta ed essere svelto nel cambiare le cose evitando di ripetere gli errori. Il fatto che ne sia consapevole è però il segno di un avviato processo di maturazione. Il buon ragazzo di Rovigno merita il massimo sostegno dalla societa, dalla tifoseria e da tutti coloro che la frase “affidiamo la guida ai nostri ragazzi” la ripetono ogniqualvolta arriva un tecnico da fuori. Lui è uno dei nostri. Vedremo se avrà il supporto necessario nel momento in cui i risultati non saranno all’altezza delle aspettative…

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