ETICA E SOCIETÀ La democrazia è volontà del popolo?

La democrazia è divenuta un concetto difficilmente spiegabile, se letto alla luce dei risultati delle elezioni. Tradizionalmente, pensiamo che la democrazia implichi un governo fondato sulla volontà della maggioranza. La formula è questa: ciascuno ha diritto a un voto e soltanto a un voto. Alla fine vediamo la somma dei voti. Chi ha vinto ha la legittimità di governare (o abbiamo ottenuto una decisione che è legittima), con il sostegno dalla maggioranza. Ma è così nella vita reale? Confrontiamo i risultati di alcune consultazioni elettorali. Iniziamo da quella più recente, il voto in UK svoltosi nei giorni scorsi. I conservatori hanno vinto e su questo non c’è alcun dubbio. I laburisti hanno subito la loro sconfitta epocale e c’è da pensare se questo partito stia iniziando un inesorabile declino, simile a quello di altri partiti del centrosinistra in Europa. Ma le elezioni sono lette, anche, con un significato aggiuntivo. L’interpretazione è che queste elezioni stiano segnando, pure, una chiara espressione popolare a favore della Brexit (l’uscita UK dall’Unione Europea). Ma è così?
In realtà, vediamo che le opzioni anti Brexit hanno ottenuto la maggioranza. Come si può leggere su fanpage.it, chi è favorevole alla Brexit ha perso 3 milioni di voti, rispetto al 2016. I partiti favorevoli all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea hanno preso circa il 45% dei voti. Quelli contrari, invece, hanno ottenuto il 50,3% dei voti. Tutto indica, allora, che il Regno Unito abbandonerà l’Unione Europea non grazie alla volontà della maggioranza dei cittadini. Al contrario, questo è dovuto a un particolare sistema di voto che favorisce enormemente i partiti che hanno la maggioranza relativa. La maggioranza relativa, peraltro, non vuol dire la maggioranza dei cittadini. È una maggioranza se confrontata al risultato degli altri, ma non include più del 50% dei cittadini. Un’analisi corrispondente a questa riguarda il risultato del referendum per la definizione del matrimonio, in Croazia. A prima vista, la volontà popolare sembra schiacciante: 65,79% di voti favorevoli a una definizione del matrimonio che esclude le coppie omosessuali, 33,59% quelli contrari. Ma, in realtà, l’adesione al voto è stata bassa. Di conseguenza, il risultato dice che soltanto il 25% dei cittadini ha determinato il risultato del referendum. Lo si può leggere su jutarnji.hr 
Arriviamo al risultato delle ultime elezioni presidenziali negli USA. Donald Trump è divenuto Presidente, ma solo a causa di un particolare sistema elettorale. In realtà, il voto popolare ha premiato la candidata democratica. Come si vede su rainews.it Hillary Clinton ha ricevuto 62,1 milioni di voti, ovvero le preferenze del 50,5% degli elettori. Donald Trump, invece, ha ottenuto 61 milioni di voti, cioè il 49,5% dei voti. Parlando dei dati, non voglio esprimere dubbi sulla legittimità dei risultati delle votazioni. C’erano delle regole chiare e uguali per tutti e ha vinto chi ha vinto in base a queste regole. Tutto legittimo. Voglio, soltanto, dire che la legittimità di questi risultati non è riconducibile alla volontà popolare maggioritaria. Analizzando bene i risultati, vince o chi ha dei risultati che si combinano meglio con il sistema elettorale, o le maggioranze relative bene organizzate. Quale insegnamento troviamo per valutare lo stato di salute della democrazia? In primo luogo, vediamo che i sistemi democratici non garantiscono l’espressione della volontà popolare. Questi sono, generalmente, delle tecniche di voto che favoriscono una competizione per il voto che ha il vantaggio di condurre, generalmente, a un’alternanza di governo, quale risultato di una certa forma (incompleta) di volontà dei cittadini.
L’altra conseguenza, che vedo molto importante, è che ciò accresce la legittimità di organi di per sé non democratici, come le Corti costituzionali, che hanno il fine di tutelare le libertà e i diritti fondamentali dei cittadini, anche nei confronti delle espressioni di voto dei cittadini.

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