L’INTERVENTO Sta arrivando il «Passaporto Covid»

Non siamo lontani dal fatto che le grandi società informatiche diventino l’autorità mondiale che rilascia il passaporto virtuale che determina chi è autorizzato a muoversi entro quale raggio. Una coalizione di grandi aziende tecnologiche sta sviluppando il “Passaporto COVID/Common pass”, con l’aspettativa che per viaggiare e accedere ai servizi di base sarà necessario un documento digitale collegato alla vaccinazione dei singoli. Il gruppo si chiama “Vaccination Credential Initiative” e include le corporazioni “Microsoft”, “Salesforce” e “Oracle”. Per capire meglio la serietá di questo progetto, bisogna ricordare che il gruppo ha giá ottenuto il sostegno del Forum economico mondiale. Secondo una notizia pubblicata dal Financial Times, il progetto “The Commons Project” ha ricevuto finanziamenti anche dalla Fondazione Rockefeller, la quale ha pubblicizzato una “piattaforma digitale di dati Covid-19”. Concretamente, la coalizione di grandi aziende tecnologiche sta cercando di personalizzare tutti gli aspetti del ciclo di gestione della vaccinazione per integrarsi strettamente anche con le offerte di altri membri del raggruppamento. Nel progetto è coinvolto pure l’operatore sanitario statunitense “Mayo Clinic”. Il “Passaporto Covid“ consente alle persone di accedere ai risultati di laboratorio e ai registri delle vaccinazioni, per fare sì che tali informazioni vengano utilizzate per convalidare il loro stato Covid, senza rivelare altre informazioni sulla salute personale. Si pone a questo punto l’interrogativo: è possibile accedere ai risultati di laboratorio e alle registrazioni delle vaccinazioni per il tramite dei sistemi di dati sanitari esistenti, dei registri nazionali o locali, ovvero delle cartelle cliniche digitali personali, in modo sicuro? La piattaforma “Common Pass” valuta se i risultati dei test di laboratorio o le registrazioni delle vaccinazioni dell’individuo, provengano da una fonte attendibile, se soddisfino i requisiti di screening sanitario del Paese in cui il singolo desidera entrare come turista, ecc. Secondo alcune organizzazioni che si occupano dei diritti dell’uomo, questa piattaforma potrebbe essere sfruttata dalle autorità per distribuire un ID digitale che può essere utilizzato dalle forze dell’ordine in materia di antiterrorismo e immigrazione, aree che tipicamente non rientrano nell’ambito della salute pubblica. Il gruppo per i diritti umani operante nel Regno Unito “Privacy International” ha avvertito che se i “Passaporti Covid” verranno rilasciati da alcuni governi, questo potrebbe segnalare un primo passo strisciante verso altri schemi d’identificazione obbligatori. Il gruppo svedese per i diritti umani, “Istituto internazionale per la democrazia e l’assistenza elettorale” (IDEA), ha recentemente avvertito che il 61 p.c. dei Paesi ha già utilizzato le restrizioni Covid, “in modo preoccupante dal punto di vista della democrazia e dei diritti umani”. Un rapporto compilato lo scorso anno dall’ente di ricerca dell’”Ada Lovelace Institute“ ha affermato che i cosiddetti “Passaporti dell’immunità” presentano “rischi estremamente elevati in termini di coesione sociale, discriminazione, esclusione e vulnerabilità”. Sam Grant, responsabile della campagna presso il gruppo di difesa delle libertà civili “Liberty“, ha avvertito che qualsiasi forma di passaporto per l’immunità rischia di creare “un sistema a due livelli, in cui alcuni cittadini saranno esclusi”. Una tecnocrazia globale non può essere imposta senza robusti sistemi di sorveglianza e diffusione dell’intelligenza artificiale. Nel nuovo mondo che si consolida proprio davanti ai nostri occhi, i globalisti non vogliono che il cittadino abbia il diritto di viaggiare liberamente senza essere strettamente monitorato in merito al rispetto delle nuove regole sociali. Dopo l’inizio del dibattito presso le istituzioni europee, molti hanno capito che questo tipo di “Passaporto“ potrebbe essere visto come uno strumento per rendere i vaccini obbligatori, mentre molti Paesi europei vogliono concedere libertà di scelta. Bisogna sapere che il “Passaporto Covid“ entra in uno scenario post-pandemia ipotizzato dalla Fondazione Rockefeller ancora nel 2010 come “un mezzo attraverso il quale è possibile non solo prevedere, ma anche realizzare grandi cambiamenti”. Tutto questo è collegato con l’ID2020, un’iniziativa globale finanziata principalmente da Fondazione Rockefeller, Microsoft e Accenture, che serve a fornire all’intera popolazione mondiale un’identità digitale e biometrica standardizzate.

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