INSEGNANDO S’IMPARA Colori

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INSEGNANDO S’IMPARA Colori
Foto: Roni Brmalj

Indovinello: cos’è quella cosa italiana che col tempo diventa irlandese? No, non è la sottoscritta che è nata e morirà istriana, ma è la bandiera. Infatti il rosso del nostro tricolore sbiadito dagli elementi si trasforma nell’arancione della bandiera irlandese in quanto la sequenza delle tinte viene rispettata (verde, bianco, rosso/arancione). A dir la verità per chi vuole essere pedante c’è una leggera discrepanza di proporzioni in quanto nel tricolore irlandese le bande sono più larghe rendendo il rettangolo più lungo e basso, ma di solito la gente, dando più importanza al colore, fa meno caso alle dimensioni. Il che alle volte può creare qualche problema.

Qualche anno fa a Belfast abbiamo rasentato l’incidente diplomatico a causa di questa somiglianza. Era un anno speciale in cui con il nuovo Console onorario avevamo progettato un grosso evento per il 2 giugno, giornata della Repubblica al quale si era associato anche il Consolato Generale di Edimburgo, che tra le altre cose ci aveva mandato del materiale per decorare la sala. Quando abbiamo aperto la scatola con le bandierine da attaccare in sequenza lungo il tavolo e il palcoscenico, ci siamo accorti che la plastica trasparente di cui erano fatte non aveva assorbito bene il rosso che risultava sbiadito in un arancio riconoscibilissimo. Immaginarsi l’offesa che avrebbe causato a Belfast vedere un’occasione ufficiale italiana ornata con i colori della comunità nazionalista. Bisogna tener presente che in questa città alcune divisioni sono ancora profondamente radicate e piantare la propria bandiera (sia tricolore che Union Jack) manda dei messaggi forti e inequivocabili. È un atto che ha la funzione di demarcare il proprio territorio, affermare la propria identità e affiliazione. Le zone ancora calde di Belfast portano i colori di riconoscimento che sventolano dai tetti e finestre, sono dipinti sui muri delle case e anche per strada. Infatti in alcuni quartieri le pietre dei cordoli dei marciapiedi vengono dipinte per interi perimetri nella sequenza verde-bianco-arancione o in quella rivale di rosso-bianco-blu, tanto per rendere chiaro a tutti di che zona si tratta. Consapevoli di tutto questo, dopo un tentativo di dare una mano di rosso alla parte in questione e costatando che sarebbe stata un’operazione lunga e laboriosa, abbiamo lasciato perdere e rimesso tutto nelle scatole.

Le bandiere devono avere una predisposizione a creare situazioni imbarazzanti, perché c’era stato un altro evento simile parecchi anni prima in cui però la parte offesa eravamo noi italiani. In tre, un cuoco, manager di un ristorante italiano, una signora imprenditrice sempre nel settore alimentare e io in rappresentanza degli insegnanti di lingua, eravamo stati invitati in municipio per un evento che celebrava la comunità italiana di Belfast. Ci sarebbe stata una tavola imbandita con le specialità italiane, un breve discorso del sindaco, foto di gruppo con bandiera e viva là e po’ bon. Insomma, ognuno aveva il suo ruolo, incluso l’impiegato/a comunale a cui era stato dato il compito di andare a recuperare in magazzino la bandiera italiana. Come si diceva prima, i colori sono la cosa che risalta di più e la persona in questione riconoscendoli aveva preso il pacchetto e lo aveva lasciato nella sala dell’evento. Peccato che una volta srotolata la stoffa, le strisce risultassero orizzontali invece che verticali, rivelando la bandiera ungherese. Oh, oh, qualcuno aveva clamorosamente toppato facendo fare una pessima figura alle autorità municipali. Noi non ci abbiamo fatto troppo caso e abbiamo piegato e rigirato la bandiera per confondere l’errore almeno per la foto. Cose che succedono.

Tornando ai colori, noi descriviamo quelli irlandesi come verde, bianco e arancione, il che non corrisponde esattamente al modo in cui gli irlandesi designano il loro tricolore che per loro è “green, white and gold” oro o dorato. Ricordatevelo se vi capita di parlare di queste cose perché in Irlanda, per ragioni storiche, non c’è molto amore per l’orange.

È interessante che anche per un’altra sequenza di tre colori non usiamo la stessa nomenclatura. La sequenza rosso-giallo-verde dei semafori, in inglese risulta “red amber green” questa volta è ambra, un colore che in italiano si usa poco eccetto che come aggettivo per descrivere il tè o una leggera abbronzatura.

Parlando di consuetudini linguistiche, la TV del passato in italiano era in bianco e nero, ma in inglese è il contrario “black and white”. Un film osé è a luci rosse in italiano, ma in inglese si diceva “blue movie”, che detto tra noi, è sbagliato, perché il blu è uno dei colori meno sexy che ci siano e le luci di questo colore fanno risaltare tutti i difetti del corpo piuttosto che attenuarli. Stranamente però per riferirsi alle zone del peccato di una città anche in inglese si ritorna al rosso con il “red light-district”.

Quando insegno gli aggettivi in italiano, uso spesso i colori per illustrare (ha!) la grammatica. Mi riferisco al rosso, bianco, nero per gli aggettivi che hanno quattro desinenze (femminile, maschile, singolare e plurale), al verde, arancione, celeste per quelli che ne hanno solo due (prato verde, occhi verdi) e ai colori che non si declinano affatto perché sono di origine straniera (blu, beige), si riferiscono alla natura (rosa, viola, oliva) o a cose che prestano il nome al colore (ocra, senape, bronzo). Una volta in classe una signora entusiasta del concetto aveva esclamato “Certo facciamo lo stesso anche noi in inglese usando l’italiano per quel colore rossiccio… sai quello… terraferma!” Giusto, brava!

Finisco la carrellata dei colori con il fucsia, colore molto bello scritto uguale in entrambe le lingue, ma pronunciato “fiuscia” in inglese. Chissà perché, però tutti gli studenti anglofoni sorridono con complicità quando l’insegnante lo pronuncia all’italiana. Misteri della fonetica straniera.

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