IL CALAMO Sulla perfezione, questo nuovo alto ideale e la sua libera interpretazione

Chiara Ferragni negli spazi museali della Galleria degli Uffizi. Foto Instagram

Da giorni, in rete, si commentano alcune foto postate da Chiara Ferragni sui suoi profili social. La nota influencer si è autoritratta negli spazi museali della Galleria degli Uffizi, con sullo sfondo alcuni quadri celebri, vanto dell’arte pittorica rinascimentale italiana come la celebre Venere del Botticelli. C’è chi, indignato, rimprovera alla Venere d’oggi di servirsi di quella d’altri tempi per meri scopi pubblicitari, e chi invece della prima loda gli effetti sulla seconda, nel senso che all’attività promozionale prodotta dalla Ferragni a un’istituzione reputata a prescindere stantia e poco attrattiva per i giovani, andrebbe il merito di sensibilizzare un maggiore numero di cittadini per la cultura. Punto primo: veramente agli Uffizi c’è sempre stato un gran viavai di gente, nostrana e straniera, con o senza modelle dal vivo a fargli da megafono. Punto secondo: brevissima carrellata in estrema condensa: nell’antica Roma “i miti” dei giovani erano i gladiatori, quelli che lottavano per riscattarsi socialmente, dato che il premio era la libertà; nel medioevo i cavalieri, quelli che si battevano in torneo per la dama o partivano a salvaguardia del Santo Sepolcro; nel rinascimento fu la volta dei capi di ventura, eroi ribelli e solitari che stuzzicavano la fantasia delle giovanette; nei due secoli a seguire l’ideale cominciò a farsi più torbido, puntando agli amanti segreti, meglio se proibiti, protagonisti di sonetti prima, focose lettere d’amore durante, e romanzi drammatici dopo, nel tempo – tendenza che andò acutizzandosi finché, dalla seconda metà dell’800 in poi, non si fece strada la figura dell’antieroe, quello che nel ‘900 è diventato “l’uomo senza qualità”. Oggi, questi “miti senza qualità”, nel senso che non sono in grado di offrire al proprio pubblico alcun ideale che gli sia di sprone verso una maggiore levatura morale, spopolano sui social perché propongono ciò che già il filosofo Schopenhauer definì l’ultima ancora di salvezza prima del baratro: la bellezza. Segno che navighiamo in brutte acque. Non avendo ideali cui tendere e dunque non trovando più la perfezione in alcunché, la si ricerca nel bello, così da conferire un senso (ultimo e oggettivo) alla propria esistenza. In realtà, la perfezione aleggia su molto altro, di questi tempi, basta prenderne atto dissociandosi dalla falsa convinzione che debba risiedere per forza e soltanto nell’estetica. A proposito di Firenze: è curioso che ci si indigni per un immigrato che si lava nudo in pieno giorno, alla fontanella di piazza Madonna degli Aldobrandini, giusto sotto alle cappelle medicee, quando nella stessa città, tutti i giorni da secoli, si passa davanti alla statua colossale di un altro nudo maschile, il David di Michelangelo, che osserva cittadini e turisti dall’alto, con la stessa identica assenza di pudore. A differenza di altre statue o dipinti, a questa non furono mai imposte le “braghe” di castità. Se dunque uno dei due nudi esprime la perfetta bellezza, l’altro la perfetta libertà. Sempre di perfezione si tratta. Non è forse ciò cui aneliamo, con la buona pace del governo? A Milano, negli ultimi 12 giorni, sono state registrate 7 aggressioni per parte di nigeriani, algerini, marocchini, egiziani, maliani e sudamericani, da quando una donna di 45 anni è stata violentata mentre in pieno giorno portava a spasso il cane. D’altro canto, i migranti in fuga dai centri di raccolta in Sicilia urlano agli agenti di polizia “Vaff…, non potete farci nulla”. La perfezione della libertà di movimento ed espressione. Ma sono in corso anche altre eclatanti forme di perfezione, degne di nota. L’ex Ministro della cultura (da sottolineare “cultura”), Valeria Fedeli, il 23 luglio ha twittato “Un’immagine di straordinaria forza sul significato del valore dello studio: decine di giovani donne afgane (sic) che in perfetto distanziamento e nel rispetto delle norme #anticovid sostengono l’esame di ammissione all’università in spiaggia. La dimostrazione che volere è potere!”. Verrebbe da dire: beate loro. Noialtri si dava gli esami in fila uno dietro l’altro nei corridoi e nelle afose aule d’università, distanziati due metri per evitare che si sbirciasse sul foglio del vicino – non si stava “in spiaggia”. Se non fosse che l’Afghanistan (quello con l’h) non ha nessun sbocco sul mare, a meno che il Ministero dell’istruzione non abbia riscritto i manuali di geografia e i satelliti, anziché inviarci foto della terra, non ci mandino quelle di altri pianeti. Le donne ritratte nella foto pubblicata, ad ogni modo, si trovano su di un campo di atletica sterrato in una città a 2200 metri di altitudine, come riporta Libero. Una dichiarazione di straordinaria forza, quella della Fedeli, che rivela la perfezione dell’ignoranza. Ma forse non si dovrebbe giudicare, dato che, nell’era della dittatura del relativismo, s’incorre nel rischio di passare dalla parte del torto. E allora non ci resta che imitare la Ferragni e farci dei selfie davanti ai fasti del passato – effetto Disneyland. Occhio però a scegliere la destinazione. In Egitto cinque influencer sono state condannate al carcere e a un risarcimento di ca. 16mila euro per aver postato dei loro video sull’app cinese TikTok e su Instagram. Motivo? Attentato alla moralità sociale. Altra forma di perfezione, sui generis. In effetti, abbiamo molto da imparare dai nostri vicini d’oltremare che, per contro, approfitteranno dell’interscambio transculturale affinandosi in estetica: adesso, a Lampedusa, già sbarcano con trolley e barboncini bianchi al guinzaglio. Beata bellezza, come non apprezzarla, prima che tutto crolli. Irreversibilmente.

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