Veglia. Gocce a pezzi un vero culturicidio

La direttrice di Rijeka 2020, Kregar Šegota, si è detta scandalizzata dall’atto vandalico

L’installazione spezzata e nella versione originale

Un culturicidio. Questo il termine con il quale la direttrice della società Rijeka 2020, Irena Kregar Šegota, ha definito l’atto vandalico che ha portato alla distruzione dell’installazione “Gocce” sistemata tra i muri a secco Ljubomir (i cosiddetti “mrgari”) sull’altura che sovrasta la cittadina di Besca sull’isola di Veglia. Infatti, una delle due strutture ovali di vetro opaco, realizzate dagli artisti cileni Marcela Correa e Smiljan Radić nell’ambito della direttrice programmatica Lungomare Art in seno al progetto Fiume CEC 2020, è stata demolita intenzionalmente utilizzando probabilmente degli attrezzi affilati ed esercitando grande forza. I primi danni a una delle sculture erano stati notati già circa due mesi fa e, a quanto pare, erano stati causati dallo spostamento forzato di una delle gocce. “Siamo stati informati dal sindaco del Comune di Besca dei primi danni su una delle sculture, mentre dell’atto vandalico è stata informata anche la Polizia – ci ha riferito Irena Kregar Šegota –. Questa volta, sul luogo è giunto l’esperto ingaggiato dall’azienda Bokart di Dugo selo per appurare se la rottura della goccia di vetro sia stata la conseguenza di qualche problema strutturale del materiale causato dal processo di lavorazione in fabbrica, oppure se si sia trattato di puro vandalismo. L’esperto ha constatato che il vetro soddisfava tutti gli standard di qualità e che si è trattato effettivamente di danni causati probabilmente da un gruppo di individui. Sulla struttura sono infatti visibili le tracce di colpi causati da un attrezzo affilato e quelle dello spostamento forzato della goccia. Trattandosi di una scultura molto pesante, è poco probabile che si sia trattato di un unico individuo. Ad ogni modo, l’atto vandalico ha causato la rottura della scultura in tre pezzi”, ha spiegato la direttrice della società Rijeka 2020. “Devo ammettere che ho pianto quando ho visto le immagini della devastazione.

 

Si tratta di gravi danni materiali, ma soprattutto di un culturicidio e di un atto criminale che ha messo in pericolo tutti coloro che sarebbero giunti nella zona”, ha concluso Kregar Šegota.

Facebook Commenti