Una corsa nelle città verdi

Dal Molo longo a Tersatto, un percorso alla riscoperta dei benefici del contatto con la natura e di un’architettura sostenibile

Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Una primavera fotocopia dell’anno scorso, questo 2021, ancora in forzata convivenza col virus. Decido ogni mattina di farmi una corsa, nell’intento di alleggerire mente e corpo da ossessioni ed eccessi alimentari dell’inverno.

 

Esco dal portone di casa, ma la partenza è pur sempre una fatica, le gambe fanno male e anche i pensieri non sono in equilibrio, nello “stato di flusso”. Ogni passo un colpo sull’asfalto, ogni passo una verifica su dove appoggiare i piedi per non pestare i bisogni degli amici a quattro zampe, per non slogarsi una caviglia su un dislivello del pavimento. Alla volta del Molo, rinfrescato dalla bora del mare tra le gru di ferro, evitando i binari di un treno merci che attraversa ancora la città.

Lo sguardo si posa più in lontananza sulle carrozzerie scintillanti delle auto parcheggiate, sulle facciate dei palazzi più distanti di cemento e vetro, surriscaldati come serre che dovranno consumare tanta energia per raffreddarsi d’estate.

Il waterfront della città, in attesa di rinascere, al momento è una diga di cemento e le imbarcazioni sono come lattine o costose camere di plastica galleggianti. Noi umani abbandonati da ogni forma animale, anche dai gabbiani che volteggiano alla ricerca di cibo sopra le navi mercantili in attesa di entrare nel porto. Così inquieto, decido di cambiare itinerario dirigendomi verso Tersatto.

Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Sono costretto ad attraversare l’aria più calda del centro cittadino, superare le auto del traffico per giungere alla ripida scalinata, dove pochi metri di dislivello mi portano a un’ambiente molto diverso. Giunto alla rocca dei Frankopan, costeggio le mura e a questo punto ne avrei già abbastanza per chiamare la rianimazione. In mio soccorso invece mi raggiunge una brezza vitale e profumata dal parco e in pochi istanti sto correndo su un percorso di soffice terriccio e foglie. Il piano inclinato mi risulta leggero mentre più in basso, nella valle, un tetto formato da chiome di alberi si agitano appena al passaggio del vento. Entro nel boschetto macchiato dalla fugace luce del sole che raggiunge il terreno boscoso. I rami e le radici degli alberi scorrono via accarezzandomi il viso e i piedi, uno scoiattolo mi taglia la strada e si arrampica veloce su un albero. Posso iniziare a sentire il suono della pioggia che allarga lo spazio attorno a me, la mente si abbandona e mi sento finalmente portato dal vento, superando senza fatica ogni pendenza. Ora anche i pensieri scorrono via veloci, senza lasciare tracce. Mi sento finalmente nel punto giusto della città, come una parte infinitesimale che ha trovato il suo posto nell’universo.

Ho dovuto raggiungere il parco, allontanarmi dalla città e tornato a casa mi sono chiesto per quale ragione in questi anni Fiume non abbia seguito le orme di sviluppo lasciate da altre città portuali e waterfront urbani? Città come Anversa o Perth in Australia riconvertite, rinverdite. Come Bilbao rinata da grigia città portuale a città di cultura e realtà ecologica attorno al museo Guggenheim; dove la pavimentazione pedonale è composta da un materiale che assorbe il diossido di carbonio.

Progetti di riqualificazione
So che tutto è pronto per iniziare a Fiume i lavori di riqualificazione del waterfront, ho letto che ci sarà molta attenzione alla capienza di posti auto, ma anche a un nuovo terminal, un centro nautico e un marina per i mega yacht. Sul sito della città nel progetto figurano anche quattro ettari di parco nella zona del parcheggio Delta.

La questione non è personale, non si tratta solo di piantare alberi, ma di ricostruire in città un ecosistema naturale; la nostra salute e il clima globale non possono più aspettare perché accada nelle città l’interazione con la natura per il benessere del pianeta e quindi di riflesso per noi umani.

Mi pare che la progettazione di edifici, industrie, aree di scambio commerciale a Fiume, come in tante città dal passato industriale, sia stata eseguita in gran parte per soddisfare gli usi commerciali e quelli dei quartieri dormitorio e che sia stata concepita sull’utilità dell’industria. Alla funzione pura del produrre si è aggiunta negli anni una sensibilità per una quantità simbolica di verde ai margini delle infrastrutture. Com’è avvenuto recentemente nella realizzazione del terminal ferroviario di Sušak. Nell’ampliamento del traforo di Brajdica, la gestione dello scavo ha richiesto il disboscamento della precedente vegetazione alberata, poi è stata ricostruita solo in parte una piccola superficie di terreno dentro vasche di cemento poco profonde, poste sopra alla galleria. L’ampliamento del traffico dei container su dodici binari, a mio parere, avrebbe addirittura richiesto una maggiore presenza di vegetazione rispetto a prima dell’intervento strutturale.

Benefici del rewilding
Essere collegati con la natura fa parte del nostro codice genetico. L’integrazione della natura in città, non è solo portare il verde, ma ripristinare degli ecosistemi, il rewilding, in italiano il processo di “rinaturalizzazione” sta diventando una realtà dentro alle metropoli e città del mondo. Queste integrazioni verdi creano delle risposte positive in termini di inclusione sociale, diminuzione dei tassi di criminalità, aumento dei valori delle proprietà e habitat che possono aumentare la biodiversità. Solo così è possibile un sano equilibrio tra umani e natura. Una corrente di architetti contemporanei nel disegnare lo spazio, ha realizzato bene i principi per connetterci alla natura, secondo la “progettazione biofilica”. La biofilia, “amore per la vita”, è attenzione nel progettare un’architettura per la vita, in cui il sistema vivente entra negli ambienti artificiali per migliorare e cambiare in modo consistente l’agire e il sentire della nostra vita. La scienza ha dimostrato come l’uomo si sia evoluto e risponda in modo fisiologico ai meccanismi dell’ambiente in cui vive. Durante una camminata in un bosco o in una città le risposte psicofisiche sono determinate dall’ambiente e dal nostro modo di interagire con lo spazio circostante. Ecco perché oggi quando compiamo delle azioni nella natura ci sentiamo più rilassati e le nostre molecole rispondono a questo “disegno biofisico”. Toccare un albero per 30 secondi abbassa gli ormoni dello stress nel corpo. Uno studio del 2019 pubblicato dall’Università della Carolina del Nord e sostenuto da precedenti studi di Università Canadesi, ha misurato e dimostrato come compiere un attività intellettuale su scrivanie con superfici naturali di legno produca stimoli che determinano una differenza notevole d’attenzione e stress, rispetto a una superficie neutra di plastica bianca, per una miglioramento positivo consistente; così come pure si assiste a un abbassamento della frequenza cardiaca. Le ricerche nella psicologia dell’ambiente dimostrano come palazzi pensati secondo il design biofilico siano d’aiuto per gli esseri viventi, quando fanno da eco nelle forme e nel colore all’ambiente naturale per ispirare luce, forme e dimensioni. Immaginate una città con palazzi e ponti in cui il legno, piante, animali di piccola taglia e masse d’acqua che coesistono al cemento e al vetro.

Edifici e infrastrutture biofiliche
Come accennato in questi tempi in cui dobbiamo affrontare un cambiamento sanitario e climatico, un degrado ambientale costante con tanti rischi si sicurezza e salute associati al futuro, la biofilia è anche un modo di promuovere la cura dell’ambiente.

Tante città come Seoul, Amsterdam, New York, Milano con il bosco verticale progettano grattacieli e infrastrutture secondo i principi del design biofilico, in cui sono controllati i livelli di stress, pressione corporea e l’ambiente influisce su corpo e mente.

Integrando piante all’esterno e all’interno delle abitazioni, insieme a superfici di legno e spazi all’aperto con accessi alla natura per ospitare animali di piccole taglie. Un esempio realizzato è quello realizzato per la fabbrica d’auto al “Mac Laren technology center” dallo studio Foster & Partners, presso Woking, Regno Unito. Quello che si nota subito è la presenza di una massa d’acqua, un lago artificiale che in un gioco di riflessi di luce e cielo, si riflette su una facciata in vetro seguendo una linea sinuosa che continua all’interno, dove si trovano materiali morbidi. Questa collocazione della produzione migliora la sicurezza in sé stessi, le funzioni cognitive e l’umore dei lavoratori.

Un altro esempio è stata la proposta dallo studio B+H Architects che ha messo sul tavolo della città di Seattle, l’anno scorso, un progetto per sostituire il ponte chiuso di “West Seattle Bridge” con un’elegante campata in legno multistrato, fibra di carbonio e acciaio e vegetazione. Immaginiamo l’impatto positivo che avrebbero le persone nell’attraversare ogni giorno il ponte, circondati da vegetazione, curvature e texture di legno.

Esempi in cui si è riusciti a integrare nelle città la bellezza della natura per portarla nella vita di tutti i giorni, così da favorire un senso di identità, appartenenza e benessere.

Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

L’onda verde di Fiume CEC
Ritrovare una sana passeggiata mattutina dentro le città è da auspicare per iniziare la giornata, fiduciosi nelle risposte psico-fisiche che avremo per poi ottenere risultati migliori nelle proprie occupazioni e per sentirci più connessi o nell’equilibrio dei pensieri.

È anche una responsabilità e un’occupazione di politici ed esperti. Se nelle città, dall’alto della politica, i cambiamenti richiedono tempo, noi cittadini cosa possiamo fare nel frattempo? I cittadini di Fiume hanno dato prova dal 2019 ad oggi di sensibilità e responsabilità nell’inseguire un’“onda verde” di rinnovamento organizzata dall’attivismo già in parte presente in questa città.

Fiume CEC, Capitale europea della Cultura 2020, ha intercettato questo bisogno dando la possibilità di mettere a confronto idee, sfruttare risorse e ricevere conoscenza per la creazione in città di iniziative di integrazione sociale e per collegare piccoli spazi della città, riempire aree, piazze, strade, finestre e balconi con erbe curative, commestibili e autoctone.

Dal programma sul sito di Fiume CEC 2020 la proposta è stata chiara: “La Capitale europea della Cultura vuole contribuire all’evoluzione positiva del paesaggio urbano, migliorare il microclima delle strade della città e sensibilizzare sull’ecologia”.

Un totale di 141 progetti sono stati inviati dai cittadini di Fiume per il progetto “Includiti!” di “Inziativa civile e Onda verde” avvenuto in due cicli del 2019/2020. Il sostegno economico per ogni progetto, approvato da un consiglio dei cittadini, andava da 10.000 a 30.000 kune, e poteva contare complessivamente su 150.000 kune.

Alcune considerazioni su quanto accaduto nella città di Fiume sarà oggetto di un prossimo approfondimento, intanto si può anticipare che dopo quest’esperienza di attuazione dal basso, gli uffici e i quadri locali, hanno riconosciuto e sostenuto l’impegno degli attivisti e c’è da augurarsi che abbiano rivisto le loro priorità d’agenda.

La chiave per il cambiamento
Il cambiamento climatico spinge per trovare delle soluzioni. La perdita di biodiversità, ad esempio, è una questione che i sondaggi mostrano essere di grande importanza per l’opinione pubblica. Come non ricordare le immagini che arrivavano dall’Australia di koala colpiti dal devastante incendio del 2019. Da un recente report del WWF il continente australiano negli ultimi 200 anni ha perso il 75 p.c. delle foreste pluviali e ha il peggior record mondiale di estinzione di mammiferi.

Una decina d’anni fa una convenzione delle Nazioni Unite ha fissato degli obiettivi per la biodiversità e in modo allarmante, nessuno di essi è stato raggiunto. Nel prossimo decennio, dobbiamo abbracciare la nostra responsabilità di sostenere la natura per continuare a prosperare. Finché continueremo a vedere la natura come qualcosa che si può prendere e distruggere, separata da noi, sarà difficile che qualcosa cambi. È nel nostro rapporto quotidiano con la natura che va cercata la chiave per trovare la spinta al cambiamento e agire con la consapevolezza che qualsiasi cosa le faremo sarà contro noi stessi.

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